La cintura nera di Omaha. Dario Alioto e il titolo vinto alle WSOPE 2007

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Il terzo braccialetto conquistato da un giocatore italiano alle World Series Of Poker è un po’ speciale. Per due motivi.

Il primo è che si tratta di un titolo WSOPE, cioè l’edizione “europea” delle WSOP. I precedenti due, quello di Valter Farina (1995) e di Max Pescatori (2006), sono entrambi risultati ottenuti a Las Vegas.

La seconda ragione riguarda la disciplina pokeristica con la quale quel braccialetto è stato vinto: il Pot Limit Omaha. Considerato un po’ da tutti il “fratello minore” del Texas Hold’em, il PLO è forse l’unica variante che nel tempo ha mantenuto intatto l’interesse dei giocatori sia nell’ambito del cash game che in quello dei tornei. Anche Farina si è imposto in una variante ma lo Stud Poker, oltre ad essere molto meno giocato PLO, è ormai praticato quasi esclusivamente a livello di cash game.

Il protagonista di questa storia, invece, è uno specialista di PLO in entrambe le versioni, anche se il suo nome è legato soprattutto ai successi ottenuti con i tornei. Parliamo ovviamente di Dario Alioto.

Di lui si è già scritto di tutto e di più. Ci limitiamo, quindi, ai punti essenziali della sua biografia. Palermitano, classe 1984 (37 anni compiuti nel luglio di quest’anno), prima ancora di diventare un campione di poker Dario Alioto è un forte judoka (cintura nera) a livello nazionale. Si applica con profitto anche agli studi universitari (Farmacia), almeno fino quando il poker non fa “irruzione” nella sua vita per diventare una professione.

La svolta sorprende fino a un certo punto, perché la passione per il gioco il siciliano l’ha sempre avuta. Le parole sono le sue: “Ho sempre amato i giochi di carte e qualunque gioco in generale e sono sempre stato molto competitivo fin da piccolo. Il vantaggio delle carte era che potevi portarle sempre in giro agevolmente e giocarci ovunque. Bastava solo avere un avversario. Le regole del poker le ho imparate intorno agli 11 anni e, da quel momento in avanti, qualunque altro gioco di carte mi è sembrato di una noia mortale“. (fonte www.pokernews.it)

Insomma, la passione nasce presto, mentre la disciplina e la forza mentale arrivano con il judo. Gli ingredienti per fare bene nei tornei di poker ci sono già.

Dario “Ryu” Alioto, in una foto di qualche anno fa (credits EPT)

Lo abbiamo definito uno specialista di Omaha. In realtà, il primo ITM “Ryu” (questo il suo nome di battaglia online ma anche live) lo ottiene con il Texas Hold’em. Ed è un vero e proprio exploit internazionale.

Siamo nel 2005 e Dario Alioto si qualifica per il Main Event dell’European Poker Tour di Barcellona. Alle spalle ha poca esperienza, soprattutto dal vivo. Nonostante questo, il player siciliano ha la chance di vincere subito un evento EPT. Alla fine chiude al 7° posto di un tavolo finale che annovera tra i partecipanti giocatori come Gus Hansen (5°) e Patrick Anotnius (3°). Il premio, 52mila euro, è di quelli che potrebbero far deragliare un giovane di 21 anni, alla prima grossa esperienza internazionale in un torneo live di poker.

Non Dario Alioto il quale, per un anno, si applica con costanza a migliorare le proprie skills. Macina ancora qualche ITM con il TH, ma contemporaneamente matura dentro di lui la convinzione che il Pot Limit Omaha sia un gioco più interessante. Ci affidiamo di nuovo alle sue parole: “(Il PLO) è un gioco più divertente, più tecnico e a parità di stakes il livello medio è più basso che nell’Hold’em. Inoltre, col senno di poi, posso dire che quando decisi di dedicarmi all’Omaha (due anni e mezzo fa) avevo delle grosse lacune a Hold’em nel gioco preflop. Nell’Omaha questo si sviluppa in modo molto diverso e di conseguenza quelle lacune non le ho più sentite“. La dichiarazione (sempre per PokerNews.it) è del 2008: un periodo in cui quasi tutti impazziscono per il Texas Hold’em.

La svolta arriva nel 2007. Dario Alioto vola a Las Vegas per le WSOP e mette a segno due ottimi piazzamenti, entrambi con eventi di Omaha. Inizia con un 6° posto da poco meno di 34.000 dollari nel $1.500 Pot Limit Omaha Hi/Lo. Una settimana dopo termina 35° nel $10.000 World Championship PLO, per altri 22.000 dollari di premio.

Due risultati che probabilmente lo aiutano a prendere la decisione definitiva, quella di specializzarsi nell’Omaha. Nei successivi 56 in the money che metterà a segno (fino ad oggi), solo 6 sono di TH: il resto è tutto Omaha e qualche mixed game.

Sempre nel 2007 Dario Alioto realizza il suo gioiello pokeristico, quello del già citato braccialetto WSOPE.

Dario Alioto con il braccialetto WSOPE vinto a Londra nel 2007.

E’ la prima volta che si giocano le World Series Of Poker Europe. La location scelta per l’edizione inaugurale della manifestazione è il casinò The Empire di Londra. In programma ci sono soltanto tre tornei: quello di H.O.R.S.E., quello di Pot Limit Omaha e ovviamente il Main Event o World Championship di Texas Hold’em No Limit. Per la cronaca, a vincere quest’ultimo sarà la “quasi debuttante” Annette Obrestad.

Dario “Ryu” Alioto si cimenta ovviamente nel PLO da £5.000+250 di buy-in. Le iscrizioni sono in tutto 156, per un montepremi complessivo di £779.400.

L’azzurro ha alle spalle già molta esperienza nel PLO, ma il field è di quelli in grado di spaventare chiunque: Erik Seidel, Allen Cunningham, David Ulliott, Ted Forrest, Roland De Wolfe, Tony G, Eli Elezra, Andy Bloch giusto per citare alcuni big. Nonostante questo, Alioto chiude bene il Day1: 2° su 48 left.

La seconda giornata è quella che conduce al titolo. Ryu rimane sempre nelle posizioni di testa, elimina Allen Cunningham in zona bolla e arriva agli ultimi due tavoli con il terzo stack, dietro a Sherkhan Farnood e Istvan Novak. I giocatori più pericolosi ancora in gara sono però Andy Bloch e Antanas Guoga (Tony G): in particolare quest’ultimo che elimina Roland de Wolfe all’11° posto. Con la successiva uscita di Jon Persson, il tavolo finale a 9 è servito.

I primi ad abbandonare la corsa per il titolo sono M H Razaghi e Andy Bloch: un pericolo in meno per Dario Alioto, che a questo punto sale in cattedra.

Ryu inizia la sua clamorosa serie di vittime eliminando Sampo Lopponen: quest’ultimo, ormai short, apre con K♣10♣9♥6♠, Alioto rilancia, all-in del finlandese e call dell’italiano che mostra K♦K♥10♣8♠. Il board scorre 5♠6♣4♦A♦Q♣ e il tavolo scende a 6 left.

Poche mani dopo, Alioto è di nuovo sugli scudi: con un grande call al river elimina l’afgano Sherkhan Farnood e sale al comando del chipcount. Passano solo due orbite ed è la volta del francese Antoine Arnault. I due finiscono ai resti con A♦9♦10♠3♠ (Alioto) e A♠J♠K♣2♣ (Arnault): l’italiano parte un po’ sotto, ma il flop è di buon auspicio con 8♦6♠2♦. Il turn 10♥ manda avanti Alioto e il 5♣ al river elimina il francese al 5° posto.

Poi è il turno dell’irlandese David Callaghan, out in quarta posizione sempre per mano di Alioto. La fase 3-handed viene decisa dallo scontro tra Dario Alioto e Tony G. L’azione inizia con un raise dell’italiano e il call del pro lituano. Il flop porta Q♥7♥4♦. L’azzurro c-betta ma subisce l’all-in di Tony G. Call finale di Alioto che mostra K♥7♣6♠5♥, in leggero svantaggio rispetto a Guoga che ha Q♣9♦8♥3♠. Ma ci sono tanti outs che possono ribaltare la situazione. Il turn è un 9♣ che rafforza il vantaggio di Tony G, ma il river porta un 8♦ che completa la straight draw di Alioto.

Il testa-a-testa finale inizia con Dario Alioto in grande vantaggio sull’ungherese Istvan Novak: 2.800.000 chips vs 230.000. Bastano sei mani per il game over. All-in dello shortstack con A♣Q♣3♣9♦ al quale Alioto risponde con A♦K♠7♣5♣: l’italiano chiude il conto con una doppia coppia che gli regala £234.390 di premio e un braccialetto che ancora oggi rimane il suo risultato più importante.

Nonché il terzo per l’Italia che ama il poker.

Dario Alioto e quell’ultima mano (credits PokerNews)

Dopo quel risultato per lui ci saranno altri 6 tavoli finali alle WSOP e due alle WSOPE. Il suo second best è senza dubbio il 5° posto nel Pot Limit Omaha Championship ottenuto a Las Vegas nel 2011, del valore di 204mila dollari.

Complessivamente Dario Alioto vanta $1.574.167 vinti nei tornei dal vivo, attraverso 63 piazzamenti a premio. Negli ultimi anni, Ryu si è visto un po’ meno ai tavoli live, complice anche la pandemia. Non sappiamo se stia puntando di più all’online (probabile) o se ci sia qualche altro progetto in vista. Cercheremo di scoprirlo.

In ogni caso, Dario Alioto rimane un esempio di professionalità nel mondo del poker. E anche di lungimiranza, lui che in tempi non sospetti ha per primo scelto la specializzazione, rinunciando magari a qualche riflettore mediatico in più.

Nello judo, l’essenziale è conoscere il proprio avversario e capire quale gioco fare per metterlo al tappeto. Lo stesso vale per il poker. Dario Alioto è senza dubbio la cintura nera italiana del Pot Limit Omaha.

Foto di testa: Dario “Ryu” Alioto (credits PokerNews)

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