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Quel Roma-Ajax che decise la carriera di Totti

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Francesco Totti è la Roma. Ad oggi, anche dopo il ritiro del mitico numero 10 giallorosso, questa frase si presenta come un assioma del calcio, una verità assoluta e incontrovertibile. Ma c’è stato un momento preciso in cui le storie di Totti e della Roma si sono legate in maniera indissolubile, un momento in cui la storia poteva prendere una piega diversa e inimmaginabile.

Jari Litmanen e la Sampdoria nel futuro

Nel 1997 la Roma è una squadra che sta crescendo e alimenta le proprie ambizioni con l’ingaggio di Carlos Bianchi, allenatore argentino che nelle intenzioni del presidente Franco Sensi dovrebbe far compiere ai giallorossi il salto di qualità per competere sui più prestigiosi palcoscenici europei. 

Bianchi prende il posto di Carlo Mazzone, allenatore romano, amatissimo in città e vero e proprio cuore romanista. Nelle stagioni precedenti Sor Carletto ha plasmato e guidato la crescita del giovane Francesco Totti, dosandone le presenze e gestendo il suo enorme talento, facendolo passare nell’arco di 3 stagioni da giovane rincalzo a titolare nell’attacco con Balbo e Fonseca.  

L’arrivo di Carlos Bianchi però cambiò le carte in tavola: il feeling tra il mister argentino e il talento di Porta Metronia era scarsissimo, se non inesistente. Il tecnico, che nel 1994 aveva conquistato la Coppa Intercontinentale con il Velez Sarsfield, battendo il Milan di Capello, ha la pretesa di costruire una squadra di respiro più internazionale, e al posto di Totti vuole un giocatore di esperienza e fama mondiale: Jari Litmanen, stella dell’Ajax che l’anno precedente perse ai rigori la finale di Champions League contro la Juventus (e il gol del pareggio nei tempi regolamentari fu messo a segno proprio dal finlandese).  

L’utilizzo incostante di Totti gli costa anche il posto in nazionale Under 21, tanto che nel febbraio 1997, durante la pausa per le nazionali il talento giallorosso viene escluso dalle convocazioni di Rossano Giampaglia. L’addio di Francesco a Roma sembra già scritto, e per lui è già pronta la maglia blucerchiata della Sampdoria, con un prestito che sembra il preludio ad una cessione definitiva, per formare un ipotetico attacco stellare con Mancini e Montella. 

La sfida con l’Ajax e il consacramento di un campione

Il 9 febbraio i giallorossi organizzano il Trofeo Città di Roma, un torneo triangolare per mantenere in attività i giocatori che non sono partiti per le nazionali. Le squadre invitate alla competizione amichevole sono il Borussia Moenchengladbach e proprio l’Ajax di Jari Litmanen. Per il pubblico giallorosso è quindi l’occasione di vedere all’opera quello che sembra destinato ad essere il prossimo nuovo faro della squadra di Carlos Bianchi. 

E infatti nella prima sfida, quella tra gli olandesi ed i tedeschi, è proprio un tiro preciso e imprendibile del finlandese a valere la vittoria. La Roma scende in campo quindi contro i tedeschi, per poi affrontare gli olandesi nell’ultima sfida che può rivelarsi decisiva. 

I giallorossi vincono in maniera netta contro il ‘Gladbach, che pure aveva ben figurato contro l’Ajax, aprendo i giochi con una spettacolare semi-rovesciata di un neo-romanista che avrebbe fatto la storia dei capitolini, Damiano Tommasi. Subito dopo, sale in cattedra il giovane Totti, che, con la maglia numero 17 sulle spalle, inizia a dispensare numeri da fenomeno: avvia l’azione del secondo gol di Delvecchio con un lancio illuminante e geniale, e firma il 3-0 grazie a un dribbling ubriacante e a un pallonetto delicato e impietoso verso il portiere tedesco. Il pubblico romano è in visibilio. 

La sfida finale contro l’Ajax assume un’importanza nettamente maggiore rispetto all’assegnazione del simbolico trofeo. Da un lato c’è il grande campione che Carlos Bianchi vorrebbe per lanciare la squadra nell’olimpo delle grandi, dall’altro l’osteggiato talento di casa che mostra numeri da campione e cerca un’occasione per emergere. Il confronto tra i due appare impietoso: la prova di Litmanen contro i giallorossi è totalmente anonima, mentre Totti porta in vantaggio i suoi con uno splendido gol da fuoriclasse, un siluro da fuori area che si insacca nel sette alle spalle di Van der Sar.  

La partita prosegue con i gol di un altro neo-romanista destinato a scrivere la storia giallorossa, Vincent Candela, e di Marc Overmars per gli olandesi. Ma gli occhi del pubblico sono tutti per le giocate di Totti: nell’arco di due mezze partite ha conquistato Roma, mettendo completamente in ombra Litmanen, il cui tentativo di agguantare il pareggio nel finale muore tra i guantoni di Cervone, spegnendosi esattamente come le sue prospettive di vestire la maglia giallorossa. 

La nascita di un’icona romanista

Il presidente Franco Sensi esce dall’Olimpico senza più alcun dubbio. La Sampdoria? Nemmeno per sogno, il ragazzo non si muove da Roma. Le parole rivolte ai giornalisti non lasciano spazio a franintendimenti: 

“Totti? Assolutamente migliore di Litmanen. Uno come lui ci serve, il ragazzo non si muove da qui, non andrà via dalla Roma. Totti è la Roma. Ho visto che era diventato oggetto di attenzioni da parte di speculatori. Gli ho detto che il suo procuratore, d’ora in avanti, sarò io” 

Chi non è della stessa opinione è Carlos Bianchi, che continua a non vedere Francesco Totti funzionale alla sua idea di calcio, continuando a trattarlo alla stregua di una riserva alla ripresa del campionato.

Eppure Roma ormai ha scelto il suo nuovo idolo, dopo l’addio di Giuseppe Giannini,Er Principe”: Totti è “Er Pupone”, il simbolo e il futuro di una Roma verace e travolgente. Bianchi non ci sta, e pone un semplice aut-aut al presidente Sensi: o lui o Totti. Un significativo peccato di presunzione da parte dell’allenatore argentino.

Sarà infatti Niels Liedohlm a concludere la stagione sulla panchina giallorossa, con Totti titolare e che a fine stagione dichiara di voler vestire la maglia della Roma per tutta la sua carriera. Promessa che onorerà, abbattendo qualsiasi record con i capitolini e diventando l’idolo indiscusso di almeno due generazioni di romani. Perché Francesco Totti è la Roma, come disse quella sera del febbraio 1997 Franco Sensi. 

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