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Gianni Clerici: il personaggio dispari che ci ha preso per mano alla scoperta del tennis

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“Wimbledon è qualcosa di più di un torneo, è una religione. La gente va lì, fa la fila ai cancelli da due notti prima, ma non solo per andare a vedere Nadal piuttosto che Federer. Wimbledon è il Vaticano del tennis. È come per un cattolico andare in pellegrinaggio a San Pietro”

Gianni Clerici

Se siete amanti del tennis, almeno un decimo di quanto lo è chi vi scrive, avrete riconosciuto la soave musica che viene fuori dalle parole che avete appena letto. 

Gianni Clerici ci ha lasciato e ci continua a lasciare in dote tutta una serie di citazioni, che, se andate a mettere mano a quello zibaldone artificiale che oggi chiamiamo volgarmente internet, potrete facilmente ripescare, almeno fino a quando avrete bisogno di acquisire qualche goccia di balsamo per l’anima.  

Voce sorprendente, stile ineguagliabile

Gianni Clerici nasce a Como nel pieno dell’estate del 1930 e regala al tennis tutta la sua esistenza, prima come discreto giocatore negli anni più difficili della nostra nazione, per poi passare, con inarrivabile successo, alla carriera di giornalista sportivo.

In un momento storico durante il quale non era esattamente facile emergere in uno sport sostanzialmente elitario, Clerici provò a imporsi nell’immediato dopoguerra intraprendendo la carriera di giocatore con successi alterni.

In piena adolescenza fece parlare di sé soprattutto in doppio, quando, col suo storico compagno Fausto Gardini, riuscì a conquistare per due volte di seguito, nel 1947 e nel 1948, il titolo nazionale Juniores di doppio, per poi raggiungere, nella stessa categoria, la finale di singolo tre anni più tardi. 

Ben più prestigiose le sue due apparizioni alle edizioni di Wimbledon e del Roland Garros del 1953, mai onorate, però, dal superamento del primo turno.

La sua carriera da giocatore non si chiude immediatamente, ma la vocazione di chi lo sport lo vuole raccontare, prende il sopravvento quasi subito ed è già dal 1951 che collabora con La Gazzetta dello Sport, diventando uno dei punti di riferimento di una disciplina sportiva che in altro modo non poteva essere raccontata, se non tramite i suoi pezzi di altissimo lignaggio.

Da quel momento comincia un lunghissimo rapporto di lavoro con il quotidiano “Il Giorno”, dal quale si separerà qualcosa come 30 anni dopo per poi diventare una delle penne più seguite grazie al lavoro svolto con L’Espresso e La Repubblica.

Durante questo lunghissimo cammino la produzione è mastodontica, tanto che sono una trentina le opere che semina per la sua strada, non tutte facenti capo alla sua grande passione tennistica, ma un buon numero di esse riconducibili ad argomenti storici, sociologici e politici, che ne fanno un arguto osservatore a tutto tondo delle italiche vicende dal dopoguerra fino ai giorni nostri. 

L’avvento del tennis in TV

Insieme a Rino Tommasi, a partire dagli anni in cui il tennis diventa uno sport che si presta perfettamente alle produzioni televisive, forma una coppia che passerà alla storia del commento sportivo nazionale. 

I due si integrano a meraviglia e cavalcano l’onda degli anni d’oro del tennis internazionale, raccontando le gesta di campioni come Bjorn Borg, John McEnroe e Jimmy Connors, passando per i vari Ivan Lendl, Boris Becker e Pete Sampras, fino ad arrivare ai primi anni di carriera di Roger Federer e Rafa Nadal.

L’ingrediente di maggior successo della coppia è stato, tra gli altri, l’ineguagliabile connubio tra prima, Rino Tommasi, e seconda, Gianni Clerici, voce, rispetto alle quali si intrecciavano storie romanzate, più che racconti di partite, dichiarazioni di amore e passione, più che descrizione di colpi di racchette, lezioni di matematica applicata al tennis, più che fredda statistica lanciata a caso… 

Personaggio dispari

Mai iscritto ad alcuna corporazione, rifiutò, tra le altre sue decisioni, di iscriversi all’ordine dei giornalisti, per il semplice fatto che non amava le etichette, non si sentiva parte di nessun gruppo. 

Tutto questo turbinio di cultura sportiva, Clerici non lo ha mai fatto pesare a nessuno, divenendo molto presto un amico di chi lo ascoltava, ma con la consapevolezza che quell’amico andava rispettato e gli si doveva una certa distanza silenziosa che va riservata a chi di un argomento conosce profondamente tutti i segreti. 

Alla coppia, non si capisce bene esattamente a chi dei due, vanno riconosciute alcune terminologie che negli anni hanno sconfinato al di fuori del rettangolo tennistico. 

È molto più “Tommasiana” quella più celebre che i due coniarono, quel “Circoletto Rosso”, divenuto poi in uso nel linguaggio comune nel momento in cui ognuno di noi vuole mettere in risalto, un’azione, un comportamento o una semplice virtù, da esaltare per qualsiasi motivo. 

E così che una voleè di McEnroe che andava a morire all’incrocio delle righe veniva etichettata in questo modo, mandando in brodo di giuggiole chi aveva la fortuna di ascoltare il commento delle loro partite. 

In realtà Clerici non era un affezionato del “Circoletto Rosso”, tanto che in telecronaca una volta, lo affermò chiaramente, mettendo in risalto un meraviglioso dritto di Sampras, accompagnato con un “io non faccio i circoletti come Tommasi, ma mi permetto di segnalare questo colpo”.

E così ancora la “Veronica” che, a differenza della terminologia appena descritta, andava a descrivere un vero e proprio gesto atletico e tecnico del tennis, di cui, tra le altre cose, Adriano Panatta era un vero e proprio maestro. 

Sempre schietto

L’amore che il pubblico ha sempre dimostrato a Clerici, andava oltre la mera descrizione delle partite. 

La sua schiettezza è rimasta sempre impressa negli appassionati di tennis, tanto che altre sue citazioni, fecero sollevare più di un sopracciglio ai direttori editoriali delle televisioni che compravano i diritti dei tornei. 

Più di una volta i responsabili delle TV commerciali provarono a metterlo alla porta, soprattutto a causa della sua voce asciutta e stridula che, a loro dire, poteva causare più di un inconveniente nelle orecchie di chi ascoltava. 

E invece proprio la particolarità di quella voce diventò un punto di forza della coppia, tanto che Rino Tommasi difese a spada tratta la posizione dell’amico/collega, tenendoselo stretto fino al “naturale” scioglimento dei due dovuto a esigenze televisive al termine del torneo di Wimbledon del 2011. 

Clerici fu oggetto di “attenzioni” anche per il suo modo sempre piuttosto schietto di commentare le partite, come quello di criticare con epiteti piuttosto coloriti e schietti tutto ciò che ruotava intorno alla partita, regia televisiva compresa. 

Le opere più importanti

Chi ha avuto modo di familiarizzare con la produzione letteraria di Gianni Clerici, non potrà dimenticare “500 anni di tennis” ristampato più e più volte e la splendida biografia di Suzanne Lenglen, celestiale tennista degli anni ‘20, che vinse qualcosa come 25 titoli del Grande Slam tra singolare, doppio e doppio misto. 

Non è facile avere la presunzione di scrivere un articolo di questo tipo per provare a evocare la carriera di un mostro sacro di questa risma, per cui concludiamo come avevamo iniziato, citando una frase, questa volta di Rino Tommasi, che prendiamo, così come quella di apertura, da Wikipedia: 
Non sempre nelle sue cronache troverete il risultato dell’incontro, ma troverete sempre la spiegazione della vittoria di un giocatore sul proprio avversario

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