Marcel Luske, il bad boy dal cuore grande

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Che cosa serve per caratterizzare un poker player, stile di gioco a parte?

A volte è il suo soprannome. Poker Brat fa già capire l’atteggiamento potenzialmente noioso al tavolo. The Mouth difficilmente sarà un giocatore taciturno. Magari alle spalle c’è una storia particolare, come nel caso di David Ulliot. Altre volte è qualcosa che ha a che fare con rituali scaramantici o un look particolare.

Ad esempio quello di Marcel Luske. Nell’osservarlo si rimane quantomeno perplessi. Completo classico coordinato giacca-pantalone, orologio d’oro bene in vista, occhiale scuro indossato sottosopra. Se poi si scopre che è stato il fondatore degli Outlaws of Poker (cioè i “fuorilegge del poker”), la sensazione di aver a che fare con un “bad boy” si fa concreta.

Niente di più sbagliato. Perchè Marcel Luske in realtà è un uomo dal cuore grande, un incredibile tifoso del poker e un mentore di giovani campioni.

Nato ad Amsterdam (di qui il soprannome Flying Dutchman) nel 1953, Marcel Luske fa un po’ di tutto fino per circa una trentina d’anni. Il suo sogno è diventare un cantante, ma finisce per lavorare prima per il governo olandese, poi in un nightclub, infine in un bar di sua proprietà ad Amsterdam. All’inizio degli anni ’90 apre una sala da gioco privata ad Antwerp (Anversa), in Belgio. E’ in quel periodo che scopre la passione per il poker.

Gli inizi come giocatore sono legati al Five-Card Stud, variante molto simile alla nostra Telesina, poco giocata in Europa ma sicuramente ancora viva prima dell’esplosione globale del Texas Hold’em. Il gioco gli riesce bene, al punto che qualcuno gli consiglia di dedicarsi anche ai tornei e non solo al cash game. Un ottimo consiglio, perché nel 1999 va subito a segno: primo posto da $15.000 nel Limit Stud al Master Classics of Poker di Amsterdam. Marcel Luske capisce che quella del poker sportivo è la sua strada.

Nel 2001 va in the money per ben 30 volte. 9 sono vittorie, accompagnate da un “argento” e 5 terzi posti. Per il resto, è quasi sempre al final table, che si tratti di Pot Limit Omaha, 7 Card Stud, TH No Limit e perfino Courchevel. La performance gli vale, oltre a quasi 300mila dollari, il suo primo Player of the Year agli European Poker Awards. Il secondo arriverà tre anni dopo, al termine di altrettante stagioni da protagonista.

Nel primo quinquennio del XXI secolo, The Flying Dutchman è il nickname di uno dei giocatori più presenti e vincenti sulla scena europea. Ma anche quello di un perfetto interprete dello show mediatico che il poker sta diventando, come attestano le sue partecipazioni al Late Night Poker show dal 2001 al 2003.

Nel frattempo, Marcel Luske è sbarcato anche negli States. I primi risultati oltreoceano li ha ottenuti nel 2002: in particolare, un 3° posto da 44.500 dollari nel $5.000 Omaha Hi/Lo Split. Nel 2003 partecipa al Main Event, dove termina al 14° posto per $65.000 di payout. Un ottimo piazzamento nell’edizione più famosa delle WSOP, quella vinta da Chris Moneymaker. Ma è nel 2004 che il professionista olandese va davvero vicino al colpo grosso.

Prima si piazza sul gradino più basso del podio nel torneo di 7 Card Stud ($5.000 di buy-in), per 120mila “bigliettoni” del conio statunitense. Ma ben più importante è il piazzamento nel Main Event di quell’anno. Va ancora più vicino al tavolo finale, anche se lo manca per la seconda volta consecutiva. E’ 10°, per 373mila dollari di premio. Il torneo lo vince un certo Greg Raymer.

Marcel Luske al Main Event WSOP del 2006. Foto Getty Images

Per quanto strano possa sembrare, quella rimane ancora oggi la vincita più alta nella carriera di Marcel Luske. Infatti, nonostante i 224 ITM (l’ultimo è datato novembre 2019) e i $5.049.000 incassati con i tornei live, l'”olandese volante” non hai mai messo a segno la vittoria da prima pagina. Ci è andato vicino non solo alle WSOP, ma anche all’European Poker Tour, dove ha raggiunto tre volte il final table: 7° nel 2004 all’EPT di Londra, 9° a Copenhagen l’anno successivo e di nuovo 7° al Grand Final di Montecarlo nel 2006. Tutti risultati che comunque gli fruttano, oltre ai soldi, due sponsorizzazioni di altrettante pokeroom online.

Destino di un grande giocatore che è stato anche un eccezionale promotore del gioco e un sostenitore di giovani campioni. Nel 2005 Marcel Luske crea infatti il Circle of Outlaws, un gruppo di 10 giovani ma promettenti giocatori di poker, ai quali l’olandese offre il supporto della sua esperienza e di una prima forma di poker school. I primi giocatori selezionati sono il connazionale di Luske Noah Boeken, vincitore proprio dell’EPT di Copenhagen del 2005, Patrick Antonius, i fratelli Eric e Robert Mizrachi e loro amico Frank Sinopoli, gli italiani Luca Pagano e Marco Traniello (marito di Jennifer Harman), il britannico Jules Leyser, la giocatrice di blackjack Erica Schoenberg e Scott “The Human Calculator” Flansburg.

L’idea del “fuorilegge” di Luske è quella di colui che rifiuta la routine della vita normale: esattamente la stessa che dopo il Moneymaker effect si diffonde un po’ dappertutto, accompagnata dal sogno americano divenuto poker. Ma ci sono delle regole da rispettare per entrare a far parte del circolo.

Prima di tutto, volevo persone serie ed oneste. Giocatori che si divertono con le carte e che sanno impegnarsi; ma che, dopo una bad beat subita, non gettano le carte o si comportano male. Questa è la cosa più importante. Se vuoi davvero costruire qualcosa che lasci il segno, devi partire da fondamenta solide“.

Le parole sono dello stesso Marcel Luske che nel 2006 consegna la sua passione pokeristica ad un DVD diventato famoso: Poker My Way. Un titolo che dice già tutto, perché insieme ai consigli (oggi un po’ datati ad essere sinceri) di Luske e degli Outlaws sulle tecniche di gioco, contiene anche la sua filosofia sul poker.

Quel famoso DVD. Credits Pinterest

Le apparenze ingannano, dicevamo all’inizio. Marcel Luske ne è la conferma, così come lo è un episodio capitatogli nel 2005. Luske si trova alle WSOP, quando in camera riceve la chiamata di un suo tifoso malato terminale di cancro. Luske rimane al telefono con lui e poi si fa dare quello dell’ospedale per rimanere in contatto e raccontargli le sue giornate da giocatore. Il più a lungo possibile.

Foto di testa: Marcel Luske (credits TheHendonmob.com)

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