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Tra il 1995 e il 2000 il braccialetto del Main Event WSOP finisce al polso di campioni affermati. L’unica “meteora” è quella dell’irlandese Noel Furlong (1937-2021), vincitore nel 1999. Il resto è composto da giocatori che hanno già alle spalle un percorso di altissimo livello.

Ci sono infatti Dan Harrington (1995), Huck Seed (1996), Stu Ungar (1997, il suo terzo sigillo nonché la sua ultima apparizione alle WSOP), Scotty Nguyen (1998) e Chris Ferguson. Se si esclude quest’ultimo, campione del mondo nel 2000, tutti gli altri sono successivamente diventati hall of famer del poker.

A Ferguson, però, va riconosciuto il merito di aver vinto il primo Main Event “affollato” dell’era pre-Moneymaker effect. 512 partecipanti possono sembrare pochi agli occhi di chi ha conosciuto il poker dopo il boom, ma in quel periodo non lo erano affatto. Si tratta di quasi il doppio della media registrata negli anni ’90: un record che ha due spiegazioni.

Da un lato è il risultato della copertura televisiva – di ESPN Classic prima (1990-1998) e di Discovery Channel poi (1999-2001) – che porta il poker nelle case di tanti potenziali nuovi appassionati.

E poi ci sono le prime pokeroom online. Più o meno dal 1997 si può giocare a soldi veri su Internet (uno dei primi specialisti è Dutch Boyd) e, anche se mancano alcuni anni prima che l’online diventi un fenomeno di massa, le piattaforme hanno già incrementato il field dei giocatori di Texas Hold’em.

Russell Aaron Boyd, aka Dutch Boyd (credits PokerNews)

All’edizione 2001 del Main Event WSOP il numero degli iscritti sale di un altro livello: si arriva a quota 613.

Lo spettacolo cresce, ma a field più corposi corrispondono maggiori difficoltà per arrivare in fondo al torneo. Vale anche per i pro che cadono come birilli quell’anno. Nonostante questo, al final table arrivano almeno quattro big names. Il possibile quinto, Daniel Negreanu, si ferma all’11° posto.

Tra i quattro c’è il veterano Duane “Dewey” Tomko, vincitore di 3 braccialetti e autore di numerosi tavoli finali WSOP (tra questi, un 2° posto al ME del 1982). A fare da contraltare all’esperienza di Tomko ci pensa un player giovane ma già molto competitivo, Phil “Tiltboy” Gordon. Ma le vere star si chiamano Phil Hellmuth e Mike Matusov.

Il resto del tavolo è composto da nomi semi sconosciuti: gli statunitensi John InashimaSteve Riehle, Stan Schrier, il tedesco Henry Nowakowski e lo spagnolo Carlos Mortensen.

Quest’ultimo si presenta a quel FT con alle spalle solo 8 ITM ma tutti ottenuti negli USA, il che fa pensare a un giocatore che potenzialmente ambisce al professionismo. Anche perché, prima del ME WSOP, Mortensen ha centrato due vittorie per un totale di 160mila dollari incassati: potrebbe essere in un momento di run fortunata, ma potrebbe anche essere uno che con le carte ci sa fare.

La seconda ipotesi comincia a farsi strada quando lo spagnolo bluff-catcha Inashima eliminandolo al 9° posto. E’ la prima action degna di nota di quel final table 2001 il quale, dopo una partenza lenta, inizia a riscaldarsi. Poco dopo Inashima, esce infatti anche Steve Riehle.

A questo punto salgono in cattedra Gordon e Hellmuth che mandano al tappeto il chipleader iniziale, Nowakowski, con un 1-2 perfetto. Il colpo del KO è di Poker Brat: call sull’all-in preflop del tedesco con J-J vs 7-7, board liscio e Nowakowski è il terzo out. Nessuno per ora fa caso a Carlos Mortensen che senza dare troppo nell’occhio si mantiene in scia, grazie a tanti piccoli pot incassati uncontested.

Lo spagnolo sta a guardare anche qunaod si scatena la battaglia per la chiplead tra i due Phil. Hellmuth apre a 70k, Gordon shova e Poker Brat, che ha più chips, completa con il call: allo showdown Hellmuth è in vantaggio 80%-20% con 9-9 vs 6-6. Al flop si materializza però il 6 killer che disintegra lo stack di Hellmuth. Cosa strana, il 16 volte “braccialettato” non cede al tilt: rimane seduto in silenzio a sbollire e mantiene il focus sulla partita.

Phil Gordon (credits PokerNews)

Gordon passa così al comando, ma il coriaceo Mortensen non molla. Anzi, trova il coraggio per la gran giocata. Matusow apre preflop a 60.000 ma subisce la tribet 150.000 dello spagnolo. The Mouth non ci sta e gli va sopra con altre 350.000 chips. A quel punto Mortensen dichiara l’all-in. Matusow ci pensa un po’, sembra sul punto di chiamare ma alla fine folda mostrando A-Q: Mortensen esulta e gira sul tavolo il bluffone con Q-8!

A differenza di Hellmuth, Matusow tilta di brutto ed esce poco dopo in un cooler contro Tomko: K-K vs T-T e nessun miracolo dal board. Il tavolo si assottiglia a 5 left.

Poco dopo arriva un’azione strana per gli standard di oggi ma non così rara in quel periodo: un limp a quattro che coinvolge Mortensen, Hellmuth, Schrier e Gordon. Il flop è: Q♠9♦4♠. Dopo i check di Mortensen e Schrier, il primo a puntare è Hellmuth (60.000). Gordon folda, mentre lo spagnolo rilancia fino a 200mila. Schrier si chiama fuori. Hellmuth invece va all-in e riceve il call di Mortensen. Allo showdown quest’ultimo è in vantaggio con Q-J vs Q-T e né turn (J) né river (A) cambiano la situazione. Phil Hellmuth è out al 5° posto.

Nell’arco di un livello escono anche Gordon, eliminato in all-in preflop da Mortensen con coppia di Q, e Schrier per mano di Tomko (altro K-K dominante). Il veterano del tavolo raggiunge così la sua seconda volta per il titolo mondiale. Nel 1982 era stato fermato da Jack “Treetop” Straus nella partita divenuta famosa per l’espressione “a chip and a chair“. Adesso Tomko si trova davanti l’inaspettato spagnolo che ha il doppio delle sue chips e che ha assunto l’atteggiamento del “Matador“.

Dewey Tomko resiste per più di 50 mani, fino a questa: Mortensen rilancia 100mila preflop e Tomko chiama. Il flop porta J♦10♣3♣. Lo spagnolo c-betta altre 100k chips ma l’americano non ci sta e rilancia fino a 400k. Mortensen a sua volta va all-in e Tomko chiama: in mano ha A-A contro K♣Q♣ del “Matador”. Grazie agli out per il doppio progetto (straight e flush draw), si tratta di un coin flip. Gli assi di Tomko reggono al turn, un 3♦, ma non al river 9♦ che completa scala e consegna a Carlos Mortensen il braccialetto del Main Event WSOP 2001.

Duane “Dewey” Tomko (credits PokerNews)

Dopo quella vittoria, e con il milione e mezzo di dollari incassato, Carlos Mortensen ha intrapreso una carriera da professionista che lo colloca tra i big del poker. Fino al 2017, anno del suo ultimo itm registrato su TheHendonmob.com, The Matador vanta più di 12 milioni di dollari ottenuti nei tornei live, una cifra che lo colloca al terzo posto della all-time money list spagnola dietro a Sergio Aido (2°) e Adrian Mateos (1°).

La parte più ingente di queste vincite proviene da eventi del WPT: ben 6.738.670 dollari che fanno di Mortensen il giocatore più vincente in termini economici nella storia del tour. Vanta anche il primo premio più ricco: $3.970.415 ottenuti con il primo posto nel $25.500 WPT World Championship del 2007.

Tra i suoi 187 in the money, lo spagnolo vanta 2 braccialetti WSOP (il secondo lo ha vinto nel $.5000 NLH del 2003), 3 titoli WPT e tanti final table raggiunti in entrambi i tour e anche all’EPT.

Vittorie a parte, Carlos Mortensen è conosciuto per un altro tipo di skill pokeristica: una capacità fuori dal comune nell’impilare le chips! Le sue architetture realizzate in “chip stacking” sono state immortalate durante numerosi tornei e hanno sempre sbalordito i presenti.

Quello che invece non sappiamo è se le fase di smontaggio sia andata sempre liscia…

Carlos Mortensen impegnato nel chip stacking artistico (credits PokerNews)

Immagine di testa: Carlos “The Matador” Mortensen (credits PokerNews)