La storia di Phil Ivey, da ‘No Home Jerome’ ai 10 titoli WSOP

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Ci sono pochi giocatori che nella storia del poker hanno catturato così tanto l’attenzione dei media quanto Phil Ivey. Non a caso soprannominato il Tiger Woods del poker, Ivey è una vera e propria leggenda: non solo per le tante vittorie messe a segno nella sua lunga carriera, ma anche per quell’aura di mistero che ammanta il suo modo di essere un vincente.

A cinque anni dal suo ingresso nella Hall of Fame del poker, vi proponiamo un rapido excursus della sua storia di giocatore e del suo idillio con le World Series Of Poker.

Phil Ivey (credits PokerNews/WSOP)

Phil Ivey fa la sua comparsa nel mondo del poker verso la fine degli anni ’90. Il suo primo in the money è datato 1998, una vittoria in un torneo di Seven Card Stud ad Atlantic City del valore di 1.000 dollari.

E’ possibile che l’allora ventunenne Ivey (è nato nel febbraio del 1977) avesse già messo qualche altro risultato. Tuttavia, anche se così fosse non sarebbe stato registrato a suo nome, bensì sotto quello di Jerome Graham.

Il futuro fenomeno del poker è infatti solito presentarsi ai tavoli del Taj Mahal con questa identità e con il relativo documento fasullo che gli consente di superare la barriera dei 21 anni previsti dalla legge e non ancora compiuti. In realtà, sembra che in quel periodo Phil Ivey sia spessp andato broke nelle sfide con gli squali del Seven Card Stud. Ciononostante, il giovane player non si perde mai d’animo grazie alla fortissima determinazione nel voler diventare un professionista.

I soldi per giocare li trova attraverso qualche lavoretto, come ad esempio raccogliere fondi attraverso il telemarketing per conto dell’Ordine della Fratellanza della Polizia. E’ sempre presente nella pokeroom, non molla mai. Per tutti diventa “No Home Jerome“, il ragazzo senza casa perché la sua residenza vera è ormai diventata quella del casinò più famoso di Atlantic City, ora chiuso ma tante volte citato nel film Rounders.

L’ex casinò Taj Mahal di Atlantic City (credits PokerNews)

Jerome impara la lezione e il suo talento naturale fa il resto. Nel giro due anni brucia letteralmente le tappe. Nel 2000 vince un altro evento, questa volta di TH, per ben 53.000 dollari di payout. Qualche mese dopo arriva la 31ma edizione delle WSOP alla quale Phil Ivey partecipa da absolute beginner ma con tutta l’intenzione di lasciare il segno. E ci riesce alla grande.

Prima centra il final table nel $2.000 NLH e si classifica 5° ($35.000), poi vince il suo primo braccialetto a soli 23 anni. Il torneo è un $2.500 Pot-Limit Omaha con rebuy. Al tavolo finale, Phil Ivey si lascia alle spalle gente del calibro di Chris Bjorin, Phil Hellmuth, David “Devilfish” Ulliott e il già leggendario – nonché All of Famer – Amarillo Slim Preston, portandosi a casa il suo primo assegno a 6 cifre: 195.000 dollari.

Una dimostrazione di qualità straordinarie, che rivelano al mondo del poker una nuova stella. Ma il suo show è appena iniziato.

Due anni più tardi, sempre a Las Vegas, Phil Ivey fa letteralmente cappotto e inizia così il periodo del suo dominio nei tornei dal vivo. Vince tre braccialetti in una sola edizione (record oggi condiviso con Puggy Pearson, Phil Hellmuth, Ted Forrest, Jeff Lisandro e George Daner) e in specialità diverse: due nel Seven Card Stud, uno dei quali in modalità Hi-Low, e uno in un mixed event. Non contento, raggiunge altri due tavoli finali e chiude al 23° posto nel Main Event. Il tutto per più di 400.000 dollari nell’arco di un mese.

Phil Ivey con il 7° braccialetto, vinto nel 2009 (credits WSOP)

Con già 4 titoli WSOP nel palmares, uno potrebbe pensare ad una fase di appagamento. Niente di tutto questo, perché le WSOP sono ormai il suo territorio di caccia preferito. Nel 2003 non si aggiudica alcun titolo, ma ci va molto vicino nel torneo più importante, il Main Event poi vinto da Chris Moneymaker. A 10 left, Phil Ivey incrocia le carte del futuro vincitore in una mano che ha scritto un pezzo di storia del poker.

Chris Moneymaker apre il gioco a 60.000 chip con A♥Q♦. Call di Phil Ivey che ha 9♠9♥ e di Jason Lester con coppia di Dieci. Il flop Q♥6♠Q♠ è tutto a favore di Moneymaker che betta 70K. Ivey ci pensa un po’ e poi mette le chips, mentre Lester si chiama fuori.

Ivey e il futuro campione del mondo sono adesso testa a testa, con il secondo in netto vantaggio ma un 9♣ al turn cambia completamente lo scenario. Moneymaker esce puntando 200k, e poi chiama l’all-in di Ivey solo per vedersi dominato dal full di “No Home Jerome”. Solo la Q♣ per il poker o uno dei tre assi per il full superiore possono salvare Moneymaker, quattro out in tutto. Ma il destino ha il proprio schema da realizzare: in questo caso è un A♠ che consegna il piatto a Chris Moneymaker ed elimina Phil Ivey al 10° posto.

Se Ivey avesse vinto quel piatto, si sarebbe presentato al final table con un grande vantaggio in chips e buone probabilità di vincere il Main Event. Non è andata così ed è solo grazie a quell’asso che oggi possiamo parlare del “Moneymaker effect” che ha cambiato per sempre il mondo del poker.

Quella contro Moneymaker è una bad beat che avrebbe potuto lasciare il segno nello spirito di un altro giocatore. Non in quello di Phil Ivey.

Dopo un 2004 in sordina, il giocatore originario della California si infila il 5° braccialetto al polso con la vittoria nell’evento $5.000 Pot-Limit Omaha, per $635.603 di primo premio. Sempre nel 2005, piazza un’altra deep run nel ME fino alla 20a posizione.

Negli anni successivi, pur mettendo a segno altri final table, Ivey rimane a secco di titoli WSOP. Bisogna attendere il 2009 perché la “tigre” torni a ruggire. Arrivano infatti altri due braccialetti: il primo nel $2.500 No-Limit 2-7 Lowball Draw, 6° titolo in 5 discipline diverse, e poi nel $2.500 Omaha/Seven Card Stud Hi-Lo 8 or Better. Ma non gli basta ancora.

Phil Ivey riesce finalmente a diventare uno dei November Nine del Main Event. Potrebbe essere la sua volta, ma un coin flip sfavorevole contro il futuro campione del mondo Joe cada lo azzoppa. Poco dopo viene definitivamente eliminato al 7° posto da una bad beat con AK vs AQ. Si consola con un premio da 1,4 milioni di dollari.

Nel 2010 c’è spazio per l’ottavo titolo WSOP nel $3.000 H.O.R.S.E., dopo aver superato la concorrenza di professionisti quali Chad Brown, David “ODB” Baker, John JuandaJeff Lisandro. Arrivato a quota 8 braccialetti, per Ivey si palesa all’orizzonte un altro obiettivo: raggiungere la leadership di Phil Hellmuth che in quel momento ne ha 11, ma è limitato dalla sua specializzazione negli eventi di Texas Hold’em, dove il field di giocatori da battere è di norma più ampio.

No Home Jerome si avvicina moltissimo al traguardo aggiudicandosi altri due titoli WSOP. Il primo è il $2.000 Mixed vinto nel 2013 alle World Series APAC di Melbourne; il secondo se lo infila al polso un anno più tardi, questa volta a Las Vegas nell’Eight Game Mix.

Nel frattempo Hellmuth ha allungato la sua serie a 13 braccialetti ma la corsa sembra ancora aperta, anche perché Ivey è sempre in grandissima forma. E invece quella corsa è destinata ad interrompersi all’improvviso per ben altri motivi.

Phil Ivey inciampa in un brutto scandalo. Alcuni casinò, il Borgata di Atlantic City su tutti, lo accusano di aver imbrogliato ai tavoli da baccarat. La questione diventa un caso giudiziario e Phil Ivey viene bannato da quasi tutte le sale da gioco americane. E’ costretto a sparire dalla scena per alcuni anni. Per molti, Phil Ivey è ormai un giocatore finito.

Phil Ivey e Cheung Yin “Kelly” Sun (credits Assopoker.com)

E invece, una volta appianata la situazione legale, tornerà a colpire. Precisamente nel 2018 quando incassa 2,2 milioni di dollari alle Triton Series di Budva (Montenegro). Da quell’anno ad oggi, pur non aggiungendo altri titoli WSOP al suo curriculum (ci sono però 7 final table tra Las Vegas e Rozvadov), Phil Ivey vince tantissimo nei tornei high roller, soprattutto nella specialità dello short deck: quasi 9 milioni di dollari! In questo momento occupa il 9° posto nella All Time Money List di TheHendonMob.com, con poco più di 30 milioni di dollari vinti negli eventi live.

Insomma, non c’è dubbio che la “tigre” è ancora viva, vegeta e pienamente in grado di ruggire al tavolo da poker.

A proposito di soprannomi, che fine ha fatto l’altro, il “No Home Jerome“? Quello se n’è andato ormai da molto tempo. Il ragazzo “senza casa” è sparito all’inizio degli anni duemila, per lasciare il posto ad uno dei giocatori più vincenti di sempre. Anche in maniera “ufficiale”, quando una sera Phil Ivey ha svelato a tutti il suo bluff più grande.

Foto di testa: Phil Ivey (credits PokerNews)

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