Claudio Swissy Rinaldi: “Nel poker oggi contano le aspettative”

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Cambiare non è mai facile. Serve coraggio, tanto. Ma anche consapevolezza e capacità di immaginare il futuro, soprattutto quando si tratta di una svolta professionale. Vale anche quando si parla di poker.

Prendiamo ad esempio Claudio Rinaldi, in arte Swissy. Dal 2006 al 2013 il professionista svizzero è stato uno dei giocatori di maggior talento della scena torneistica italiana ed europea. Non solo talentuoso, ma anche vincente.

Dopo aver lavorato per quasi due anni come come croupier al casinò di Mendrisio (città dove è nato nel 1985), Swissy nel 2005 si avvicina in maniera decisa al poker. E’ principalmente un giocatore di cash game live e online, non solo in modalità Texas Hold’em ma anche Omaha e – quando capita – Stud.

Nel gennaio 2007 arriva la svolta, probabilmente quella decisiva, che gli fa scoprire il mondo dei tornei. Si qualifica su Internet per il Main Event della PCA, vola ai Caraibi e raggiunge gli ultimi due tavoli. A 18 left, però, incappa nel coin flip che lo ferma. A interrompere il sogno è un certo Isaac Haxton, oggi n.16 della All Time Money List con 27,6 milioni di dollari vinti nei tornei dal vivo. Rinaldi ne incassa 36mila per quella prima uscita: un “benvenuto” più che accettabile.

Quello stesso anno va a segno altre 12 volte, quasi tutte in Italia. Nel 2008 mette a segno il primo grande colpo: un 5° posto all’EPT di Dortmund (quello vinto dall’allora 18enne Mike McDonald, per capirci) che gli frutta 282mila dollari. Da lì in avanti per lui ci saranno altri 60 ITM, tra i quali un secondo posto da €511.100 al Partouche Poker Tour di Cannes (2008), e un altro final table EPT: a Sanremo nel 2010, dove chiude nono per un payout di 63.500 euro. Nel suo palmares ci sono in tutto 74 in the money, per complessivi 1.706.000 dollari, senza contare le vincite online e quelle al cash game.

Una bella cifra, concentrata in 7 anni circa di professionismo. E poi? Dal 2014 in poi la sua presenza ai tornei di poker dal vivo si fa sempre più ridotta. Lo stesso accade per le partite di cash game.

Anche volendo escludere l’ultimo anno e mezzo segnato dalla pandemia, è chiaro che per lui qualcosa è cambiato. Ma cosa?

Claudio “Swissy” Rinaldi (per gentile concessione dello stesso)

Ciao Claudio e grazie per questa intervista. C’è una domanda che ci tormenta: Swissy, il poker player, esiste ancora?

Ciao a tutti, è un piacere per me essere qui a parlare di poker, anche perché le carte fanno ancora parte della mia vita. Di fatto non ho mai smesso di giocare, ho solo cambiato ritmo, per dir così. Non sono più un giocatore da 7 giorni su 7. Dedico al poker 3-4 giorni alla settimana, compatibilmente con altri impegni e scelgo le partite in base alle opportunità. Ad esempio, durante la pandemia mi sono dedicato al poker online, ed è stato anche piuttosto redditizio (ride, ndr). Ho fatto qualche partita live quando ancora si poteva, ma le lunghe trasferte per andare ai tornei, quelle da due settimane e più di gioco continuo non le faccio più. E’ un capitolo chiuso ormai dal 2012. Quindi la risposta alla domanda è: sì, il giocatore di poker c’è ancora. Però è diverso, perché il poker è diverso.

In che senso? Che cosa è cambiato?

Quasi tutto. Il gioco è diventato molto più competitivo, soprattutto perché c’è Internet. Il field è molto più preparato, anche le new entry sono meno “morbide” rispetto a un tempo. Io stesso non mi sento più competitivo come allora, vedo che non sono aggiornato. E’ una questione di professionalità, di consapevolezza: so che posso giocare certe partite, altre no. E poi ho fatto scelte di vita diverse, alcune delle quali non sono facilmente conciliabili con il poker pro full time.

Cosa c’è oggi nella tua vita?

Prima di tutto la famiglia. Sono felicemente sposato da 10 anni e ho tre figli (sette, cinque, tre anni) e anche quello è un bell’impegno! Dal punto di vista professionale sono rimasto nell’ambito del gaming, ma ho spostato l’attenzione verso il betting. Insieme a 4 soci gestisco un’attività in questo settore, faccio consulenze a società che operano nel mondo del gioco legalizzato e, nel tempo che mi resta, torno a fare il poker player.

Non sei l’unico giocatore professionista che ha scelto strade diverse, intravedendo la fine degli anni dorati del poker. Ti manca un po’ quel periodo?

Mi manca moltissimo. Mi manca l’atmosfera, l’ambiente gioioso delle serate post torneo. E quelle compagnie, anche se con molti giocatori sono ancora in contatto (Daniele Mazzia e Alessio Isaia in particolare). Ma non mi manca l’idea di farlo adesso, per come il poker è oggi. Il poker si è evoluto, sia come gioco che come ambiente. Ora è più professionale ma anche più stressante e meno divertente. Quando nel 2005 ho deciso di dedicarmi al poker l’ho fatto anche perché mi divertivo. Adesso c’è super competitività su ogni aspetto. Non ho rimpianti per la scelta fatta.

E’ stata una transizione inevitabile o si poteva evitare?

Qualche errore forse c’è stato, ma è difficile dire quale. In realtà credo che sia stato inevitabile e prevedibile. Internet ha accelerato questo processo, perché è stato lo strumento per migliorare la conoscenza del gioco. I “fish” sono stati divorati. Si può sindacare se sia stata una pesca eccessiva, ma di fatto è stata un’evoluzione naturale. Non tornerà più quel periodo? Non lo so, però il “ceto medio” dei pro al momento è scomparso. Oppure è stato confinato nelle realtà locali. Il resto è “superlega” o micro limiti.

Hai vinto molto, hai qualche rimpianto come giocatore? Faresti qualcosa di diverso?

Errori ne ho fatti anche troppi (ride, ndr). Diciamo che 3-4 volte mi sono trovato in spot grossi e importanti e in tutte quelle occasioni mi è andata bene: ho vinto il coin flip che mi ha fatto guadagnare qualche centinaia di migliaia di euro in più. Solo con Haxton mi è andata male: se avessi vinto quello, chissà, magari la mia carriera sarebbe stata diversa, forse avrei provato a giocare per i massimi. Ma non mi lamento!

Hai incontrato tanti grandi campioni: che ricordo hai di quelle partite?

Emozionante. Ad esempio ricordo la sfida con McDonald al final table di Dortmund, è stata davvero una bella battaglia. Era alla mia destra e a 15 left mi trovo in battaglia di bui. Mi attacca, io rilancio, lui 4betta e io lo metto ai resti con A-J e ottengono il fold. Lui stava cercando di rubare con 7-2. Ho incrociato le carte con tanti top player, Patrick Antonius, Phil Hellmuth, quasi tutti i grandi di quel periodo. Una volta ho avuto tutto il giorno al tavolo Phil Ivey, era una partita di 7 card stud limit.

Oggi quel tipo di giocatori non c’è più. Manca il carisma, quell’aura che si creava intorno a loro. Adesso sono tutti grandi professionisti, ma sono un po’ più grigi.

Se oggi venisse da te un giovane che vuole iniziare a giocare a poker, tu cosa gli diresti?

Che non è facile vincere, ma il “lascia perdere” a priori non lo direi. La chiave, però, sono le aspettative. Ad esempio: se uno ha già una carriera, un percorso lavorativo decente, sconsiglierei il gioco. Se invece questa condizione non c’è, allora il poker può essere una buona soluzione. Non si possono fare i soldi facili come 10-15 anni fa, però se uno si impegna, ha disciplina e un minimo di testa, il poker può ancora essere una soluzione per guadagnare qualcosa. O magari come secondo lavoro, come integrazione.

Poker e betting a parte, hai altre passioni ludiche? Ad esempio, conosci gli eSports?

La passione per il gioco scorre forte nelle mie vene! Fino al 1998 sono stato un giocatore di Magic: The Gathering: campione ticinese e 4° ai nazionali svizzeri. E conosco gli eSports. Un po’ di tempo fa, ho “sponsorizzato” uno streamer di Call of Duty, Berri (Luca Brera). Gli abbiamo dato i mezzi per rendere più professionali le sue streammate e adesso è uno dei top streamer italiani di CoD. In passato ho giocato a PES. Forse ero anche bravino, poi però nel 2010 ho smesso. (segue un breve silenzio, ndr). Sai, mio figlio di 7 anni ha da poco ricevuto la Playstation e chissà, magari potrei ricominciare…

Non ci stupirebbe vederti in azione anche con il joypad! Per ora, però, ti facciamo un grande in bocca al lupo per tutto il resto!

Contraccambio, un saluto a tutti gli amici di PokerStarsnews.it!

Foto di testa: Claudio “Swissy” Rinaldi (per gentile concessione delle stesso)

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