Il punto su Rocket League, l’eSport che unisce calcio e motori

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Dopo due anni di assenza a causa della pandemia, le Rocket League Championship Series hanno incoronato il nuovo campione del mondo.

E’ successo tre giorni fa a Stoccolma dove il team BDS ha battuto in due sfide al meglio delle 7 partite i campioni in carica NRG. L’organizzazione svizzera ha lasciato pochi dubbi su quale formazione sia più in forma in questo momento: un 4-1 prima e un 4-3 nel secondo match rifilati ai nordamericani che da 728 giorni detenevano il titolo.

Chi l’ha seguita in diretta streaming si è goduto una sfida emozionante e molto attesa, anche perché era la prima in LAN dal 2019. Ma le RLCS sono state soprattutto un’occasione per puntare i riflettori su un gioco in forte crescita a livello mondiale e, secondo gli esperti, con grandi potenzialità per il futuro.

Rocket League è un videogame sviluppato nel 2015 da Psyonix Studios per PlayStation 4, Xbox One, Microsoft Windows e Nintendo Switch. Nel 2020 lo sviluppatore è stato assorbito da Epic Games, le cui potenzialità hanno favorito l’espansione del gioco in tutte le direzioni, anche a livello competitivo.

In termini di eSport, il duello in questo momento è tra Nord America ed Europa, le due aree dove il gioco ha attecchito maggiormente. In Italia ha preso piede negli ultimi due anni e ora è in fase di crescita. Da noi la scena competitiva è rappresentata principalmente dall’Italian Rocket Championship, organizzata da PG Esports, sponsorizzata da Air Action Vigorsol e strutturata in quattro Serie (dalla A alla D, in perfetto stile calcio).

In Spagna è invece un titolo già molto affermato, che fa gola a varie organizzazioni, compresa l’italiana QLASH. Per questa ragione abbiamo scelto di parlare di RL con Guglielmo Carraro, ex team Forge e da tre anni responsabile del settore eSports per QLASH Spain.

Immagine YouTube

Ciao Guglielmo, grazie per il tuo tempo. Parliamo di Rocket League partendo dalle basi: che tipo di videogame è?

Ciao a tutti! Rocket League rientra nella categoria dei titoli sportivi, visto che si tratta di un mix tra calcio e sport di motori. I giocatori, infatti, controllano automobili speciali con le quali devono mandare un pallone enorme nelle rete avversaria, a colpi di paraurti, cofanate e qualsiasi altra parte della carrozzeria! Il tutto all’interno di uno stadio chiuso, una specie di arena dove la palla non esce mai.

A livello competitivo come si gioca?

La formula più comune è quella del 3 vs 3, la stessa usata nelle Rocket League Championship Series. Ogni player gestisce la propria vettura, ma nella formula 3 contro 3 è importante anche giocare di squadra.

Le macchine sono diverse una dall’altra?

A livello estetico la varietà è molto grande, perché ogni macchina è personalizzabile. Ci sono poi alcune differenze tecniche, per lo più di dimensione, che incidono sul modo in cui l’auto gioca sul campo. Bisogna conoscerle e saperle utilizzare al meglio.

Ma la costruzione del team non è assolutamente paragonabile a quella di altri giochi calcistici. In FUT, ad esempio, devi comprare le carte per garantirti una squadra con giocatori performanti. In Rocket League questo non esiste: le auto, pur con le differenze tecniche, sono bilanciate e tutti i giocatori hanno a disposizione lo stesso parco veicoli. Il gioco è incentrato sulla pura abilità nell’utilizzo del joypad.

RL è in crescita a livello di gradimento. Quali sono i suoi punti di forza?

Innanzitutto mescola due giochi/sport molto seguiti: calcio e motori. In questo senso è un titolo che può attirare anche persone che non sono videogamer incalliti o esperti. Inoltre è molto divertente.

La seconda ragione è quella che ho indicato prima, ovvero gioco bilanciato, basato sull’abilità e soprattutto free-to-play. E’ gratuito dal 2020, da quando Psyonix è stata acquisita da Epic Games.

Ritieni che possa sottrarre audience ad altri titoli sportivi, in particolare quelli sul calcio?

Non credo che porterà via pubblico agli altri titoli legati al pallone (che hanno altri problemi, ndr). Penso invece possa succedere il contrario nell’ambito dei videogame sui motori: Rocket League potrebbe creare interesse per titoli quali ad esempio F1 (Formula 1 di EA Sports), che è ancora poco conosciuto.

Anche da noi RL ha preso piede, ma nel competitivo nessun team italiano se la gioca a livello mondiale, almeno per ora. Cosa ci possiamo aspettare in futuro?

In effetti è così e per il momento è difficile fare previsioni. Io sono ottimista, anche perché c’è un esempio da seguire. Uno dei giocatori più forti al mondo di RL si chiama Francesco Cinquemani, in arte kuxir97: anche se non gioca con una formazione del nostro Paese, è italiano. Ha debuttato con gli americani Flipsid3, poi è passato ai Mousesports, successivamente al Team Liquid e adesso gioca in una squadra creata da lui stesso. Ha vinto un titolo europeo, uno mondiale e una mossa speciale del gioco porta il suo nome, il “Kuxir Pinch“.

Immagine credits QLASH.gg

Tu fai parte di QLASH ma segui la “filiale” iberica. In Spagna avete FIFA, Brawl Stars, Fortnite e LoL WildRift: state valutando anche RL?

Lo stiamo osservando con attenzione, ma è ancora presto per poter dire qualcosa al riguardo. Di sicuro ne riconosciamo le potenzialità, soprattutto da quando il gioco è diventato proprietà di Epic Games che lo ha reso free-to-play. Recentemente il publisher ha dato la possibilità alle principali organizzazioni di personalizzare le auto con i propri colori e brand.

Chiudiamo parlando di Spagna. Com’è il mercato iberico e quali sono le differenze principali con quello italiano?

Il mercato spagnolo è molto più forte in questo momento, non ci sono dubbi, anche perché gli eSports si sono sviluppati prima rispetto all’Italia. La conseguenza più evidente è che in Spagna adesso tutto quello che gira attorno a questo settore è “normalizzato”. Gli influencer sono più seguiti, la scena competitiva è strutturata meglio. Ci sono tanti calciatori professionisti che hanno investito nelle organizzazioni esportive (noi abbiamo trovato Camarasa, ad esempio) e negli ultimi anni sono arrivati grandi sponsor non endemici. Parliamo di brand famosi del settore automobilistico e della grande distribuzione.

Non va infine dimenticato che lo spagnolo è la terza lingua più parlata al mondo e questo è un altro, enorme vantaggio: significa poter contare sul mercato latino-americano e su una community che ha dimensioni mondiali.

Immagine di testa credits Rocketleague.com

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