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Le sorprese di Euro 2020: da Spinazzola a Phillips, passando per Doku, fino a Pedri

Ogni competizione internazionale consegna al grande pubblico nuovi giocatori da apprezzare. Lo stesso vale per Euro 2020: sorprese che si sono imposte nel corso del torneo, per le loro prestazioni, per i loro gol, per la loro bravura.

In alcuni casi si tratta di giocatori che vivono una parabola molto breve e da meteore calcistiche vedono la loro luce brillare per poco tempo. Altri invece sono giocatori che daranno seguito a quanto mostrato nella kermesse e gettando le basi per una carriera scintillante.

Abbiamo scelto una serie di giocatori che per un motivo o l’altro hanno lasciato un segno tangibile nel corso di Euro 2020 e dei quali sentiremo parlare a lungo. Giocatori che sono risultati decisivi per le loro nazionali e che hanno impressionato la vasta platea di pubblico.

Vediamo chi sono.

Spinazzola

Il primo nome non può che essere italiano. Leonardo Spinazzola è stato l’ago della bilancia per la nazionale di Roberto Mancini. Era dai tempi di Paolo Maldini che non vedevamo un terzino sinistro così nell’Italia. Non solo propenso alla fase difensiva, ma una costante minaccia a livello offensivo: inserimenti, sovrapposizioni, galoppate palla al piede e un moto perpetuo che ha mandato in tilt le difese avversarie.

Il giallorosso purtroppo sembra avere un conto aperto e infinito con la sfortuna, come ha dimostrato l’infortunio patito con il Belgio. Un KO pesante per lui, con il tendine d’achille rotto e che lo costringerà alla resa per almeno 6-7 mesi. Al tempo stesso un’assenza pesante per l’Italia che contro la Spagna avrebbe avuto bisogno delle volate di Spinazzola e la stessa cosa accadrà probabilmente in finale contro l’Inghilterra. Ma infortunio o meno, l’Europeo di Spinazzola è stato da 110 con lode.

Doku

Praticamente ha giocato solo contro l’Italia, il più giovane della nazionale belga: eppure siamo stati i primi ad indicarlo come una delle promesse dei “Diavoli Rossi”. 19 anni, titolare inamovibile del Rennes che lo ha soffiato due anni fa alla concorrenza di mezza Europa, il buon Doku ha atteso il suo momento senza mai lamentarsi. Un rodaggio contro la Finlandia a qualificazione in tasca per il Belgio e poi la grande occasione, complice il Ko di Eden Hazard che lo chiude in quel ruolo nella selezione di Martinez.

Quei 90 minuti contro l’Italia hanno fatto capire perché mezza Europa lo vuole e perché tre anni fa, quando il piccolo Doku aveva solo 16 anni, un certo Jurgen Klopp voleva portarlo al Liverpool. Il migliore dei suoi nel quarto di finale, con assist, giocate, fughe e un rigore procurato che ha riaperto la gara. Senza dubbio il più pericoloso dei suoi e in grado di orchestrare gran parte delle azioni dalla sua parte. Il futuro è già scritto e c’è da immaginarsi una super asta per prenderlo dal Rennes.

Pedri

Fra quelli che andiamo a citare, è sicuramente la sorpresa meno sorprendente. Pedri da oltre un anno si è preso le luci della ribalta con la maglia del Barcellona e nonostante abbia appena 19 anni, Luis Enrique non ci ha pensato due volte a schierarlo titolare ad Euro 2020. Centrocampista completo: lavoro oscuro in fase di recupero palloni e grande personalità nell’avviare l’azione. Contro l’Italia ha stupito per la personalità.

Al cospetto degli azzurri la ribalta è andata all’ottimo Dani Olmo, ma Pedri è stato la vera spina nel fianco. Dai suoi piedi e della sua visione di gioco partivano tutte le azioni più pericolose. Un moto perpetuo che sa alternare la fase di interdizione, con quella di inserimento. Il Barcellona ha già un nuovo fenomeno in casa e anche la nazionale spagnola. Di Pedri sentiremo parlare per almeno 10-15 anni ancora.

Phillips

Dal Championship alla finale di Euro 2020 in un solo anno. Kalvin Mark Phillips sta vivendo molto più di un sogno. Mediano di rottura nel Leeds e metronomo di centrocampo nella nazionale inglese. Incredibile davvero la parabola di questo classe 1995 che proprio giovincello non è, ma deve recuperare gli anni passati a fare da apprendistato nella seconda divisione inglese. Insomma Phillips si sta affermando a livello planetario e assieme al “collega” Rice sta dando ragione al CT Southgate che per il momento sacrifica Jordan Henderson fra i titolari.

Giocatore che in mezzo al campo ha migliorato notevolmente l’aspetto qualitativo del suo gioco. Non si limita a spezzare l’azione avversaria e a schermare gli inserimenti delle mezze punte rivali. No, Phillips imposta, detta i tempi, si inserisce, scala e fa molto altro ancora. Merito suo, del CT inglese, ma soprattutto di Marcelo Bielsa suo allenatore al Leeds. “El Loco” lo ha valorizzato, fatto crescere e messo poi al centro del progetto dei “Whites”. Da tassello fondamentale nella promozione dal Championship alla Premier League, fino a prendersi i gradi di titolare in nazionale.

Schick

Non una novità, ma una seconda vita calcistica. Patrik Schick in questo Europeo ha messo da parte momenti difficili, annate storte, prestazioni non altezza e clamorosi gol sbagliati. L’esperienza con la Roma ha fatto prendere una piega molto diversa alla carriera di questo giocatore, su cui tutti scommettevano. Ma ancora una volta la nazionale può essere la chiave di svolta e il trampolino di lancio verso nuovi orizzonti.

Bomber indiscusso ad Euro 2020, con le sue reti Patrik Schick ha portato la sua Repubblica Ceca ai quarti di finale, contro ogni pronostico. Cinque presenze e cinque reti, tutte pesanti, tutte di una importanza capitale. Cinque gol come quel Milan Baros che nel 2004 trascinò la nazionale ceca alla semifinale, per poi prendersi la scena ad Anfield con il Liverpool e segnare il gol del 3-3 nella finale turca di Champions contro il Milan. Chissà che il rilancio di Schick non sia dietro l’angolo.

Mæhle

Come ti cambia la vita Bergamo. Un anno alla corte di Gasperini nel Luna Park Atalanta è bastato a Joakim Mæhle per prendersi anche la titolarità nella fascia sinistra della Danimarca. Giocatore dinamico, stantuffo inesauribile, con il vizio di attaccare e mettere in crisi le difese avversarie. Forse deve crescere in fase difensiva, ma stiamo parlando di un giocatore classe 1997 e con ampi margini di miglioramento.

Il credo tattico di Gasperini, recita che l’attacco è la miglior difesa e Joakim lo ha dimostrato anche ad Euro 2020. Sicuramente un freccia in più nel vasto arco di opzioni del CT danese. La favola prosegue e se Bergamo lo attende a braccia aperte anche per lasciare il segno in Champions League, il danese presto potrebbe fare gola a tanti.

Xhaka

Il sindaco di Basilea. Nel pieno della maturazione calcistica, con i suoi 29 anni a settembre, Granit Xhaka si è caricato sulle spalle la Svizzera. Capitano e faro del gioco elvetico, capace di portare i suoi fino ai quarti di finale, prima che la lotteria dei rigori premiasse la Spagna. Un’esplosione forse tardiva per la sua carriera, dopo diverse occasioni mancate negli anni passati. Per la serie non è mai tardi il capitano della Svizzera prova a prendere l’ultimo grande treno in carriera.

Dopo 5 anni stagioni alla corte dell’Arsenal, Xhaka sembra pronto all’esperienza in Italia: Mourinho e la Roma lo vogliono a tutti costi per coniugare qualità e quantità al centrocampo giallorosso. Nato e cresciuto nel Basilea, si è affermato nel Borussia M., prima di spiccare il volo per Londra. Stagioni non sempre facili in casa Gunners, con prestazioni oscillanti. Ma il suo nome è tornato di moda dopo questo bellissimo torneo.

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