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Serie A: non è un campionato per neo promosse

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Non è un campionato per neo-promosse. Le difficoltà delle squadre che arrivano dalla serie cadetta sono di anno in anno diventate sempre più evidenti, complici molti fattori che hanno probabilmente aumentato il gap dalla Serie A.

All’interno di una singola stagione incidono sicuramente variabili diverse, che portano magari qualche squadra più blasonata ad andare in forte difficoltà (vedi il Torino, il Genoa o la Fiorentina negli ultimi anni), o viceversa qualche nuova arrivata a comportarsi più che degnamente (pensiamo al Verona per esempio).

Ma in buona sostanza, i numeri raccontano di una difficoltà estrema per chi arriva dalla Serie B, nel confermarsi a lungo anche dopo la promozione. Vediamo insieme i dati degli ultimi anni e qualche possibile motivazione per questa dinamica sempre più consolidata.

Il riscaldamento globale delle retrocessioni

Ok, che c’entra ora il riscaldamento globale direte voi? Nulla in effetti, ma era solo per portare ad esempio una dinamica che rappresenta bene la situazione. Quando pensiamo alle temperature in continuo aumento infatti, non ci limitiamo a quelle della stagione in corso, ma individuiamo una “tendenza” sempre più frequente.

In questi ultimi anni è indubbio che le medie globali sono andate in costante aumento, e questo nonostante in qualche singola stagione si siano avute comunque temperature anche più fresche. La tendenza delle neo promosse a non restare in Serie A è andata più o meno allo stesso modo.

Non che in tempi passati non si assistesse a costanti sali e scendi di molte squadre che non avevano i mezzi e l’organizzazione per restare in maniera permanente in Serie A, anzi, è capitato più volte.

In alcuni anni durante il periodo delle quattro retrocessioni e promozioni, sono persino scese tutte le neo promosse (come nel 1986) o viceversa nessuna di esse (vedi nel 1989 o nel 1999 per esempio).

Ma appunto, la tendenza di queste retrocessioni è stata via via più frequente fino a diventare quasi una costante negli ultimi anni. E con ogni probabilità lo sarebbe stata già da prima, non ci fosse stato un elemento di grande “disturbo statistico” chiamato… Calciopoli.

La variante Calciopoli

Già, perché di fatto tutti i dati raccolti negli anni duemila a riguardo, sono fortemente influenzati da un vero e proprio terremoto come quello di Calciopoli. Retrocessioni forzate, penalizzazioni e quant’altro che hanno inciso ovviamente sulle squadre che salivano e scendevano dalla massima categoria, coinvolgendo peraltro club di grande prestigio e con potenzialità decisamente superiori.

Impossibile prendere per esempio come riferimento i dati del 2005 e del 2006 (quelli dove le classifiche sono state completamente ribaltate dalle sentenze), ma anche almeno nei due o tre anni successivi le promozioni dalla Serie B coinvolgevano direttamente squadre che avevano in qualche modo a che fare con quella situazione.

Non è un caso quindi che proprio nel 2007 e nel 2008, si siano verificati gli unici due campionati del millennio dove nessuna delle neo promosse è stata poi retrocessa dalla Serie A (nel 2008 del resto, dalla cadetteria erano salite Juventus, Genoa e Napoli…).

Diciamo quindi che la situazione è tornata “normale” soltanto dopo il 2010 e da quel momento i numeri sono piuttosto chiari.

Una missione quasi impossibile

Negli ultimi dieci anni è diventato ormai chiaro come resistere in maniera duratura in Serie A, per molte delle neo promosse è una missione quasi impossibile.

Nei sette anni che vanno dal 2009 al 2015 è sempre retrocessa una delle nuove arrivate, ma nessuna delle provinciali salite è poi riuscita a resistere più di uno o due anni.

Tendenza si diceva, in netta crescita costante, tanto che dal 2016 all’ultimo campionato, sono state quasi sempre due a salire e scendere nel giro di una stagione (2016 unica eccezione con il solo Pescara).

PROMOSSERETROCESSE
2008LECCE
CHIEVO
BOLOGNA
TORINO
REGGIANA
LECCE
2009BARI
LIVORNO
PARMA
ATALANTA
SIENA
LIVORNO
2010BRESCIA
CESENA
LECCE
SAMPDORIA
BRESCIA
BARI
2011ATALANTA
NOVARA
SIENA
LECCE
NOVARA
CESENA
2012PESCARA
SAMPDORIA
TORINO
PALERMO
SIENA*
PESCARA
2013VERONA
LIVORNO
SASSUOLO
CATANIA
BOLOGNA
LIVORNO
2014CESENA
EMPOLI
PALERMO
CAGLIARI
CESENA
PARMA*
2015BOLOGNA
CARPI
FROSINONE
CARPI
FROSINONE
VERONA
2016CAGLIARI
CROTONE
PESCARA
EMPOLI
PALERMO
PESCARA
2017BENEVENTO
SPAL
VERONA
CROTONE
VERONA
BENEVENTO
2018EMPOLI
FROSINONE
PARMA
EMPOLI
FROSINONE
CHIEVO
2019BRESCIA
LECCE
VERONA
LECCE
BRESCIA
SPAL
2020BENEVENTO
CROTONE
SPEZIA
BENEVENTO
CROTONE
PARMA
Il dato di promosse e retrocesse dal 2008 al 2020

I motivi della tendenza

Guardiamo l’elenco delle partecipanti alla Serie A degli ultimi anni e salta subito all’occhio una cosa: ci sono praticamente tutte le squadre che hanno vinto almeno uno scudetto nella loro storia.

Tolta la Pro Vercelli il Casale e la Novese (scudetti di altri tempi), per il resto abbiamo tutto lo spettro delle protagoniste italiane della storia del calcio. Questo non significa che siano onori dovuti, ma più semplicemente che stiamo parlando di società con una certa disponibilità economica e con alle spalle quanto meno un buon background di tifo, merchandising e quant’altro.

Insomma, in questi anni si è visto un consolidamento forte proprio di questo tipo di società, con all’interno ovviamente valori molto diversi (dalla Juventus al Bologna per dire) ma che comunque offrono se non altro un certo margine rispetto a quelle che arrivano invece dalla serie cadetta.

Poi come abbiamo visto non è una certezza perchè sul campo bisogna comunque fare punti e la stagione sbagliata può capitare (vedi come detto quelle recenti di Genoa, Torino o Fiorentina che hanno rischiato fino all’ultima giornata). Ma il gap è comunque del tipo per cui tra una di queste squadre al peggio e una delle neo promosse al meglio, non ci sia tanta differenza (in tutti gli altri casi, invece sì).

Si va quindi davvero verso una sorta di “Super League” di fatto (almeno in termini di partecipazione, visto che la vittoria invece è riservata a pochi eletti)?

Le possibili eccezioni alla regola

La risposta potrebbe essere, “Ni”. Se è vero che la tendenza è certamente questa infatti, è altrettanto vero che è possibile aggirare la regola generale. E non è soltanto pura retorica, ci sono esempi pratici da seguire.

Serie A 2014/15, l’Atalanta da qualche stagione è riuscita a tornare nella massima serie e anche in quell’occasione riesce a salvarsi per il rotto della cuffia finendo in quart’ultima posizione. Non c’è niente di strano per una squadra abituata a un costante sali e scendi. Da allora però qualcosa è cambiato, lo sappiamo tutti ormai.

Proprio in questo periodo di enormi difficoltà e con investimenti sempre più importanti per le squadre di calcio, i bergamaschi sono riusciti passo passo a creare non solo una società solida (oltre a un settore giovanile invidiabile), ma anche ad alzare il loro tasso tecnico diventando addirittura una delle contendenti al titolo (e riuscendo a essere competitiva anche in Champions League).

Un miracolo? No. Una buona programmazione. Gli uomini giusti nello staff tecnico e societario.

Un esempio che in qualche maniera ha seguito anche il Sassuolo, unica delle “non scudettate” a far parte del gruppo di sinistra, e che in futuro vorrebbero seguire anche altre società, dalla Fiorentina al Bologna passando per il Verona, ultima rivelazione del campionato a resistere almeno due stagioni dopo la promozione (e che stagioni peraltro).

Insomma per le neo promosse non ci sarà vita facile, oltre al fatto che per alcune l’obiettivo massimo è davvero godersi al meglio una o due stagioni di Serie A senza sfigurare. Gli investimenti da fare sono sempre più ingenti ma soprattutto c’è un ragionamento a monte da fare: è impossibile arrivare dal nulla e limitarsi a comprare giocatori per azzerare il gap. È troppo ampio il margine al momento.

Creare una duratura permanenza nella massima serie è un lavoro che deve partire da lontano, costruendo man mano strutture, giovani, progetti, idee. In quel caso sì che potremmo vedere nuovi avvicendamenti anche nell’elite del campionato maggiore. Soprattutto se, viceversa, le “big” non faranno lo stesso.

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