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Castel di Sangro: la favola di provincia, prima del Chievo

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La vera rivoluzione è nelle parole, non nell’azione. Quest’ultima è infatti sempre segnata da quelle, mentre quelle non hanno bisogno di questa per potersi esprimere liberamente.

Spesso, anzi, la possibilità sta più in alto dell’effettività. Osvaldo Jaconi, pur non avendo letto Heidegger, doveva già conoscere questo pensiero. Egli infatti, subentrando in corsa sulla panchina giallorossa del Castel di Sangro, squadretta aquilana di Serie C2, vedeva oltre (dopo, più in alto de) la realtà, immaginando il sogno di una possibilità allora impronunciabile.

Imparare a volare

Non si spiega altrimenti l’affissione del foglio in formato A4 che Jaconi, d’accordo col suo piccolo staff, decide di posizionare all’ingresso dello spogliatoio dei suoi ragazzi: esso recita una celebre frase di Albert Einstein, secondo la quale il calabrone, non sapendo di non poter volare vola lo stesso.

All’epoca, il Castel di Sangro di trova in Serie C2. Il girone di ritorno, giocato sotto la guida di Jaconi, condurrà i giallorossi ad un tranquillo (e anzi confortante) settimo posto. La rivoluzione è appena iniziata.

Neanche il tempo di pensarla, la rivoluzione, che è lei stessa ad andare incontro ai ragazzi di Jaconi. In primo luogo, a rivoluzionarsi è la Serie C1/C2, che quell’anno passa alla formula dei play off e dei play out per ogni singolo girone.

Questo per favorire anche le «piccole» e aumentare la competitività interna del torneo. Il Castel di Sangro, grazie alle migliorie tattiche apportate da Jaconi, arriva terzo e va a giocarsi i play off.

La semifinale vede opporsi ai giallorossi il Livorno, un colosso del nostro calcio – almeno confrontato al piccolo paesino di 5000 anime della Val di Sangro. Quella stagione, il Livorno non è di certo una corazzata, ma la sapienza di Burgnich, la guida di Campagna e le reti di un giovanissimo Stefan Schwoch (19) riescono a dare più di qualche soddisfazione ai toscani.

La sfida parte malissimo per il Castello, già sotto di due reti dopo appena 11’. Dopo 60’, siamo sul 4-1. Il Castel di Sangro finisce addirittura in dieci, ma Jaconi chiede ai suoi un ultimo sforzo, per rendere almeno sensato il ritorno in terra abruzzese. Il senso c’è e come, perché a 5’ dalla fine il Castel di Sangro segna una rete che risulterà decisiva nella partita di ritorno. Dunque 4-2: ecco il punteggio col quale il Castello va a presentarsi dinnanzi al Patini, gremito per l’occasione.

La partita di ritorno finirà 2-0 per i padroni di casa, che accederanno così alla finale di C2, contro l’Ascoli. La finale si gioca sul campo neutro di Fano, nel Lazio. La partita è a dir poco rocambolesca e i 90’ dicono 3-3. Ai calci di rigore, è il Castello ad aggiudicarsi la lotteria e il pass per la Serie C. Che ora è realtà.

Decollo verso la B

L’anno successivo, stagione 95/96, l’obiettivo è quello di confermarsi – almeno per la stampa e la società, capitanata da Gravina (oggi a capo della Lega Calcio).

Nel solo girone d’andata, però, il Castello stupisce tutti subendo la miseria di cinque reti. Jaconi capisce – diciamo così, perché in realtà l’ha capito prima di chiunque altro – che l’annata ha l’oro in bocca. L’intuizione fondamentale del mister giallorosso è quella di scalare Pietro Fusco, preso come attaccante, nel ruolo dello stopper di centrocampo.

Tonino Martino e Bonomi fanno il resto, componendo una mediana di sostanza e qualità. Il Castello chiude il girone di ritorno a una manciata di punti dal Lecce di Ventura, primo della classe.

Un’altra finale, sempre contro i marchigiani dell’Ascoli, attende il Castel di Sangro.

In semifinale, il Castello aveva avuto la meglio del Gualdo grazie ad un’intuizione geniale di Jaconi, che aveva fatto entrare Salvatore D’Angelo (difensore) a partita in corso; proprio D’Angelo aveva poi deciso quella partita. In finale contro l’Ascoli, sul neutro di Foggia, la storia si ripete: si va ai calci di rigore.

Qui Jaconi, ancora una volta, sorprende tutti chiamando poco prima della fine dei supplementari il secondo portiere Pietro Spinosa. Fuori De Juliis, tra lo stupore generale – tanto quello dei presenti in campo quanto quello dei tifosi sugli spalti, a maggioranza bianconera chiaramente.

Lì qualcuno avrà pensato: «Si crede un fenomeno, ‘sto Jaconi». Ma Jaconi è un fenomeno per davvero, perché Spinosa respingerà il quattordicesimo (sic!) e decisivo tiro dal dischetto di Milana, per l’esplosione delirante dei tifosi giallorossi, dello staff tutto e persino di De Juliis, felice di aver fatto posto a Spinosa per volare in Serie B.

Qualcosa di incredibile è appena accaduto, e non se ne accorgono solo in Italia. Joe McGinnis, scrittore americano di grande successo, che ha appena rifiutato un milione di dollari per scrivere sul caso O.J. Simpson, vola in Abruzzo per seguire il Castel di Sangro.

Gravina tiene i pezzi grossi della squadra, acquistando Pistella, Lotti e Di Vicenzo, che segna all’esordio in Serie B per il Castello.

Tragica, travagliata, sofferta salvezza

I giallorossi vorrebbero giocare ed esordire nella serie cadetta in casa, al Teofilo Patini, che però è in fase di ristrutturazione per diventare a norma. La squadra di Jaconi gioca a Chieti, nel frattempo. Ecco che contro il Genoa, prima partita al Patini, ci sono tutte le condizioni per l’esordio di lusso e magari di successo. Niente da fare anche in questo caso, però, perché la pioggia blocca la festa dopo appena 30’. Per l’esordio casalingo bisognerà aspettare la sfida contro la Lucchese.

Che quel giorno possa essere ricordato in eterno. La formazione di Jaconi ha ricevuto, infatti, appena cinque giorni prima, una pessima notizia: i giocatori Di Vincenzo e Biondi sono deceduti in seguito ad un incidente sull’Autostrada del Sole in zona Orvieto.

Il pareggio contro la Lucchese e l’inaugurazione delle due statue dei giocatori scomparsi appena fuori dallo stadio Teofilo Patini non cambiano il malessere comune. La notizia è tanto tragica da incidere profondamente sul volo del calabrone.

Come se non bastasse, l’ambiente viene ulteriormente scosso dall’arresto del difensore Pierluigi Prete per spaccio di droga. Una vicenda assurda già di suo, aggravata dal fatto che l’accusa verrà poi ritirata, e il giocatore risarcito ma chi restituirà a lui e al Castello quei terribili mesi?

Arriva tuttavia almeno una gioia sul campo: la vittoria di Marassi contro il Genoa per 3-1, la prima vittoria esterna di una stagione memorabile e a dir poco travagliata.

La squadra di Jaconi è a un passo dalla salvezza; tra l’inferno della C1 e il purgatorio della B (diciamo anche il Paradiso), sta il derby contro il Pescara.

Partita memorabile, decisa da Bonomi, l’uomo simbolo della formazione giallorossa, a pochi minuti dal termine (2-1). Nello stesso pomeriggio, il Padova pareggia a tempo scaduto contro il Cosenza, e il Castel di Sangro, appeso a un miracolo, si salva per volere di Dio.

Alle due precedenti e difficilmente digeribili notizie fa seguito però, appena dopo l’ottenimento dell’ultimo posto disponibile per rimanere in Serie B, l’ombra della combine – sollevata da McGinnis e poi confermata da Alberti, giocatore del Castello, in giorni recenti.

Fusco, Martino e Bonomi, il cuore pulsante del Castello, vanno all’Empoli di Spalletti.

Jaconi lascerà la stagione successiva, a dieci giornate dal termine, col Castel di Sangro già salvo. Il re delle promozioni (undici in carriera) scomparirà pian piano dal nostro calcio, troppo attaccato ai nomi e ai numeri altisonanti per non rendersi conto che la magia è nella realtà medesima, e non va cercata chissà dove.

La vera notizia rimane, luminosa come le possibilità in essa inespresse: il calabrone non può volare. Ma non lo sa, e vola lo stesso.

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