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Il libero, l’ultimo baluardo difensivo che non esiste più

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La continua ricerca di un calcio più veloce e spettacolare, con regole introdotte e modificate per favorire un gioco sempre più verticale , ha portato anche al radicale cambiamento degli assetti difensivi e alla scomparsa di un ruolo storico, quello del libero.

Chi è il libero nel calcio

Il libero è quel giocatore che gioca alle spalle della linea difensiva, senza compiti di marcatura definiti (da qui appunto il termine italiano, libero appunto) ma con il compito di intervenire sul pallone e spazzarlo (“sweep” in inglese, da cui il termine internazionale sweeper) lontano dall’area.

Si tratta di un giocatore che interviene in aiuto dei compagni quando questi vengono sovrastati in marcatura. Negli schieramenti con difesa a uomo, infatti, nel momento in cui un avversario riesce a superare il diretto marcatore avrebbe campo libero per andare a concludere, dal momento che gli altri avversari sarebbero impegnati nella marcatura dei suoi compagni. Il libero ha quindi il compito di intervenire sempre dove si trova la palla, senza curarsi troppo dei movimenti avversari, come ultimo ostacolo davanti al portiere.

Essendo il giocatore che normalmente recupera palla in fase difensiva, è anche quello che più spesso ha la responsabilità di far partire il contropiede. Al suo ruolo di ultimo difensore unisce quindi anche quello di primo attaccante, o meglio di colui che inizia la manovra offensiva.

Dato che opera in una zona di campo relativamente contenuta, al libero non sono richieste grandissime doti atletiche, quanto piuttosto intelligenza tattica ed esperienza, dal momento che per intervenire efficacemente deve essere in grado di leggere il gioco degli avversari, capendo in anticipo dove intervenire per spezzare l’azione offensiva.

Come nasce il libero nella storia del calcio

Il ruolo del libero nasce negli anni ‘30, quando nel calcio si inizia ad utilizzare il catenaccio. L’inventore è il tecnico svizzero Karl Rappan, che alla guida del Servette è il primo allenatore ad avere l’intuizione di sottrarre un uomo al centrocampo per arretrarlo a sostegno della difesa, con il compito preciso di spazzare la palla senza tanti fronzoli nel momento in cui superasse lo schieramento dei compagni.

In Italia, dove il catenaccio conosce grande successo grazie ad allenatori come Ottavio Barbieri e Gipo Viani, il ruolo del libero assume una valenza doppia: oltre che ultimo baluardo difensivo, è anche il primo motore della manovra offensiva. 

Fu con Nereo Rocco che il catenaccio italiano trovò la sua piena affermazione, al punto da portare il Milan a conquistare la Coppa dei Campioni, grazie al lavoro di un libero come Cesare Maldini. Subito dopo, è l’argentino Helenio Herrera a costruire una squadra imbattibile come la Grande Inter, dove la manovra partiva dal numero 6 Armando Picchi, vero e proprio allenatore in campo della squadra.

Caratteristica, quella di essere leader carismatici della squadra, che accomuna moltissimi liberi passati alla storia: Santamaria, Beckenbauer, Moore, Passarella, Cera, Scirea, Baresi.

Gli ultimi liberi

Il libero è un ruolo definitivamente tramontato nel corso degli anni ‘90, quando al definitivo successo della difesa a zona (o a zona mista) sulla difesa a uomo si sommò la modifica delle regole sul fuorigioco, introducendo il concetto di fuorigioco attivo e passivo che rendeva la presenza del libero un rischio enorme per qualsiasi linea difensiva.

Già Franco Baresi nel Milan di Sacchi modificò moltissimo il suo modo di giocare, interpretando il ruolo di libero in maniera decisamente proattiva, proiettandosi spesso in avanti aggredendo il portatore di palla avversario ben prima che arrivasse in quella che un tempo era la sua zona di competenza.

Essendo un ruolo che richiede meno corsa e resistenza, spesso era l’ultimo passo nella carriera di giocatori che, avanti con l’età, avevano ancora grande intelligenza tattica e visione di gioco, ma poca brillantezza fisica. 

Da Agostino Di Bartolomei a Mathias Sammer tanti mediani arretrarono a giocare da liberi, potendo così fungere da registi arretrati e avere una visione d’insieme su tutta la squadra. Ultimo a compiere questo cambio di ruolo fu Lothar Matthaus, l’inesauribile tuttocampista dell’Inter dei record che concluse la carriera con la maglia del Bayern Monaco portando la maglia numero 10 dietro la propria linea difensiva.

Con il ritiro dal calcio giocato di Matthaus nessuna squadra di livello internazionale ha più proposto uno schieramento con un libero propriamente detto. A livello nazionale, l’ultimo interprete del ruolo in Serie A è stato Gaetano De Rosa, libero vecchio stampo nel Bari di Eugenio Fascetti a cavallo del nuovo millennio.

Il libero nel calcio moderno

Ad oggi, con le linee sempre più compatte, il ruolo del libero è ricoperto in maniera differente da diversi giocatori.

Spesso nelle difese a 3 vediamo il difensore centrale operare da libero in fase di impostazione del gioco, anche se in fase di copertura ha compiti di occupazione degli spazi del tutto simili a quelli dei suoi compagni, con cui condivide le scalate di posizioni e di marcatura in base alla disposizione degli avversari.

Spesso si scambia la marcatura con il mediano arretrato, il quale segue l’avversario di competenza fino ad una determinata zona di campo per poi lasciarlo” in consegna” al difensore centrale. In un certo senso i due giocatori si dividono il ruolo del vecchio libero, andando in aiuto ai compagni in fase di marcatura e occupandosi di impostare l’azione dal basso.

Possiamo quasi dire che in un certo senso il libero si è spostato davanti alla difesa: il mediano arretrato infatti funge da schermo davanti, e non più dietro, alla linea difensiva e sempre più spesso si abbassa sulla linea dei difensori quando è il momento di impostare l’azione.

Non è un caso che molti giocatori al giorno d’oggi si alternino quasi indifferentemente tra il ruolo di mediano e quello di perno centrale della difesa: abbiamo già citato il finale di carriera di Lothar Matthaus, ma possiamo anche ricordare Rafa Marquez e Javier Mascherano nel Barcellona di Pep Guardiola, ma andando a guardare anche nelle squadre “minori” del campionato attuale troviamo giocatori come Gary Medel del Bologna o Ethan Ampadu del Venezia che, tra nazionale e club, si spostano senza problema dalla linea difensiva a quella mediana e viceversa.

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