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Dario Hubner e le due settimane con il Milan: la ciliegina sulla torta per un super bomber

Dario Hubner e i 15 giorni con la maglia del Milan.

L’uomo che ha fatto sognare la Provincia a cavallo dei due millenni a suon di gol. Eppure per due settimane ha vestito anche la maglia rossonera. Oltre 300 gol in carriera fra i professionisti, tra Serie A, B e C, senza dimenticare la scalata nei dilettanti.

L’uomo del Popolo che fa sognare il popolo. Una carriera in cui ha segnato valanghe di reti contro qualsiasi squadra. L’età in cui si è imposto al grande pubblico forse, ha impedito a Dario Hubner di poter giocare in qualche grande club. Ma nonostante tutto, i 15 giorni con la maglia del Milan rappresentano un premio per quello che è stato Tatanka: lo spauracchio di tutte le difese italiane dal Nord al Sud, dalla D alla Serie A.

Ma quando è stata la parentesi rossonera di Hubner? Un quesito che in molti si chiedono e che oggi vi riportiamo alla memoria. C’è solo da riavvolgere il nastro e tornare alla tarda primavera del 2002. Venti anni fa.

Il Milan e gli Usa

Maggio 2002. La Juventus in Serie A ha appena soffiato lo scudetto all’Inter nel famoso 5 maggio dello Stadio Olimpico. Il Real Madrid ha battuto 2-1 il Bayern Leverkusen in finale di Champions e uno straordinario gol di Zidane alla prima stagione con i Blancos, permette alla formazione madrilena di mettere le mani sulla nona Coppa dei Campioni della sua storia, la terza nelle ultime cinque edizioni.

Campionati e Coppe però finiscono molto prima del classico rompete le righe: il motivo è semplice. C’è da giocare il Mondiale in Giappone e Corea, ma per evitare la stagione dei monsoni bisogna anticipare di un mese la kermesse che dal canonico periodo giugno-luglio, arretra a maggio-giugno.

Non finirà bene per la Nazionale Italiana guidata dal Trap, con la Corea del Sud e l’arbitro Moreno artefici di una delle più grandi farse nella storia del calcio. Si consolerà alla grande invece il “Fenomeno” Ronaldo che dalle lacrime del 5 maggio, porta il Brasile sul tetto del mondo per la quinta volta, con il Real Madrid pronto a ricoprirlo d’oro.

In tutto questo il Milan di Berlusconi è reduce da una stagione di alti e bassi. Partiti con Terim in panchina, i rossoneri cambiano a novembre con Ancelotti: manca continuità nei risultati, ma il tecnico di Reggiolo sta gettando le basi per un Milan vincente. In campionato meneghini quarti e ai preliminari di Champions, con il cammino in Coppa Uefa che si ferma in semifinale.

Intanto il buon Galliani, sempre attento al Brand e al Marketing del Club ha chiuso l’accordo per una tournée dei rossoneri negli USA. Il periodo è maggio 2002, quando gran parte della rosa è già decollata alla volta dei ritiri delle nazionali in vista del Mondiale appunto. Squadra ridotto all’osso numericamente, ma come è tradizione del Diavolo, ci saranno diversi prestiti ad aumentare il numero dei giocatori a disposizione di Ancelotti.

Fra questi ecco che Dario Hubner. Un merito per quanto fatto in carriera e soprattutto nella stagione appena conclusa con la maglia del Piacenza: 33 presenze e 24 gol. In tanti spingono per la sua convocazione al Mondiale, ma Trapattoni ha le idee chiare a modo suo: niente visto per la Coppa del Mondo. Dario e Roberto Baggio chiamati a furor di popolo non decollano alla volta del Sol Levante e dunque non rivedremo la coppia che aveva incantato a Brescia.

A 35 anni ci pensa il Milan a premiare in qualche modo Tatanka. Una serie di partite per allietare il pubblico americano, fra cui ci sono tanti italiani trapiantati e numerosi tifosi del Diavolo. Insomma una bella vetrina, seppur a fine stagione.

Titolare inamovibile

Il Milan parte alla volta degli USA e il suo quartier generale per diversi giorni sarà New York. Sono passati una manciata di mesi dall’11 settembre e in qualche modo anche il club rossonero vuole dare il suo contribuito per far sì che la vita possa riprendere senza paura nella Grande Mela, compreso un toccante passaggio da Ground Zero.

Non solo, ma a New York c’è il più importante e grande Milan Club degli Usa, con un numero altissimo di tifosi. Alcuni americani, altri di origine italiana e infine, gli italiani che si sono trasferiti in questa città per lavoro. Little Italy accoglie i giocatori di Carlo Ancelotti e il Milan porta una ventata di allegria in una città che porta ancora addosso i segni di un giorno che nessuno potrà mai cancellare. E lo stesso succederà sulla costa opposta del paese, quando il Milan arriverà a Los Angeles.

In tutto questo Dario Hubner non fa certo da comparsa. La sua stazza e il suo modo così socievole di attaccar discorso con tutti lo fanno diventare subito un beniamino nel gruppo. Un gruppo composto da una dozzina di giocatori della prima squadra, un manipolo di “prestiti” fra cui lo stesso bomber di Provincia e infine alcuni ragazzi della Primavera aggregati alla squadra maggiore: come il difensore Sarr, il centrocampista Donadel e il bomber Catilina Aubameyang fratello maggiore di Pierre.

Tutti e tre hanno già esordito in Prima Squadra e dunque anche per loro si tratta un premio per quanto fatto. Dario Hubner però ruberà la scena a tutti. Da semplice prestito a ben due gare da titolare in quella spedizione rossonera oltre oceano. Una delle quali al fianco di Leonardo, per un’inedita coppia d’attacco contro la nazionale messicana che guarda caso giocherà nel girone dell’Italia qualche giorno dopo al Mondiale.

Stranamente non segnerà Hubner, ma le sue parole a distanza di anni non cancellano lo splendido ricordo di quell’avventura in maglia rossonera.

Sarò sempre grato al Milan di avermi dato questa possibilità. Quindici giorni con il club negli Usa e la possibilità di indossare a 35 anni per la prima volta, la maglia di una gloriosa società. Ho potuto giocare al fianco di grandi campioni, fra cui Leonardo. Mi spiace solo non aver segnato, ma resto ugualmente fiero e grato per il privilegio avuto. Quel giorno a Los Angeles contro il Messico fu davvero emozionante“.

Dario Hubner

L’aneddoto con Ancelotti

Dario Hubner bomber di razza e a modo suo, uomo spogliatoio. E proprio nello spogliatoio si consuma una delle scene più esilaranti di sempre nella gestione di Carlo Ancelotti.

Il Milan sta affrontando l’Ecuador, altra rivale degli azzurri nel girone del mondiale, quando nell’intervallo della gara Ancelotti chiama a raccolta tutti i giocatori nello spogliatoio. Compreso Dario Hubner che sta giocando la prima partita da titolare con la maglia rossonera.

E lasciamo che sia il racconto dell’allenatore emiliano a spiegare la scena, tratto appunto dalla sua autobiografia.

Finì il primo tempo, e al rientro negli spogliatoi, mi accingo a parlare con i ragazzi, cerco Hubner, e non lo trovo. Chiedo agli altri: che fine ha fatto Dario? Abbiati mi fa: Mister è dietro il bagno. Aprii la porta, e vidi che stava fumando una Marlboro è vicino aveva una piccola lattina di birra, che si era portato dall’albergo. Gli dissi: ma Dario, che fai? Ti stai giocando una conferma nel Milan e vieni a fumare e bere negli spogliatoi? Come lo giochi il secondo tempo?

Lui mi guardò ed in tutta tranquillità disse: Mister, sinceramente è una vita che faccio questo, e se non lo faccio non riesco a rendere al meglio. Per quanto riguarda il Milan, son venuto solamente per la pubblicità in modo che posso allungare la carriera di altri 2-3 anni A quest’ora ero al mio paese a prendere un po’ di fresco. Terza cosa: la vuole una sigaretta? A quella frase tutto lo spogliatoio, cominciò a ridere, ed anche io mi feci una bella risata. Era così Dario, genuino al massimo. Pensava solo a star bene con se stesso.

Carlo Ancelotti, tratto dalla sua autobiografia “Preferisco la coppa”

Dario Hubner, il bomber di Provincia che per due settimane si prese il Milan. Gli eroi di cui il calcio ha sempre bisogno.

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