La recente semifinale persa da Jannik Sinner contro Novak Djokovic all’Australian Open 2026, ha dell’incredibile e per più di una ragione. Ciò che emerge per l’ennesima volta è però il vero campanello di allarme per il fuoriclasse azzurro, la cui fragilità nei match-maratona è ormai un fatto acclarato.
Jannik Sinner, cosa è successo contro Djokovic
Prima di addentrarci sul focus di questa analisi e sul confronto tra il rendimento di Jannik Sinner quando il fisico è messo a dura prova, ovvero nei quinti set e – più in generale – nei match che durano almeno 4 ore, possiamo però escludere fin dal principio che la causa della sconfitta contro Novak Djokovic nella semifinale di Melbourne sia dovuta alla scarsa “stamina” del campione altoatesino.
Avrete già letto da qualche parte che Jannik Sinner ha perso il match pur avendo ottenuto 12 punti in più del suo avversario: 152 contro i 140 di Nole. Tuttavia, questo non è neanche lontanamente il dato più assurdo di questo match che è andato oltre ogni valutazione logica. Che un giocatore perda facendo qualche punto in più, o viceversa, è del tutto normale in match molto equilibrati. Ci sono invece altri dati molto più assurdi.
Jannik Sinner ha tirato 26 (VENTISEI) vincenti in più di Novak Djokovic, 72 contro 46. Ha servito 26 ace (suo record personale negli Slam) contro 11, ha messo in campo più prime e ottenuto più punti di Nole sia con la prima che con la seconda di servizio, ma ha vinto più punti rispetto al suo avversario anche a rete (79% vs 52%) e in risposta (33% vs 26%).
Come ha fatto allora, di grazia, a perdere questa partita? Le 16 palle break non trasformate, su 18 avute, hanno ovviamente contribuito a fare la differenza. Ma, anche qui, il dato da solo non basta. La sensazione, ogni volta che lo scambio si allungava e Sinner poteva comandarlo, era di un Djokovic fragile, la cui sopravvivenza nel match e nel torneo era appesa alla sua infinita esperienza e alla leggendaria tenacia. Ma c’è di più.
Da Spizzirri al rovescio-flop in semifinale: che Sinner abbiamo visto a Melbourne?
Ero e rimango convinto che il Sinner visto a Melbourne avesse un qualche problema, non so se più fisico o tattico, magari per via dei cambiamenti che aveva già annunciato di provare ad apportare nel suo gioco. Jannik stesso, peraltro, aveva messo le mani avanti “probabilmente perderò qualche partita in più, ma è da mettere in conto”.
Questo però non basta a spiegare quella sorta di soggezione in cui Sinner si poneva, o si faceva condurre da un avversario che ha molta più esperienza di qualunque altro essere umano, a questi livelli e in questi momenti. In parte, ciò era anche dovuto alla fortuna avuta da Novak Djokovic nei turni precedenti. Nole era giunto alla semifinale vincendo soltanto 9 set, avendo superato gli ottavi senza giocare e i quarti grazie al ritiro di Musetti dopo che l’italiano era avanti per due set a zero.
Sinner era invece reduce da due buoni match contro Shelton e Darderi, ma prima c’era stata la grande paura contro Eliot Spizzirri con il caldo, i crampi e il malessere che lo ha portato vicino al ritiro.
In linea generale, il Sinner dell’Australian Open 2026 aveva dimostrato già di non avere una messa a punto impeccabile. Questo non gli ha impedito di arrivare in semifinale, ma qui c’era Novak Djokovic. Che aveva perso le ultime 5 volte da lui e dunque, di fronte all’occasione di sfidare uno Jannik non brillantissimo e poterlo fare arrivando relativamente fresco all’appuntamento, Nole ha sentito l’odore del sangue.
Non ho ancora sotto mano le statistiche approfondite del match, ma un dato mi è rimasto evidentissimo. Mai come in questa occasione, Sinner si è fatto sorprendere così tanto sul rovescio. I cambi lungolinea di dritto di Nole gli hanno fatto un male atroce e questa, per chi guarda abitualmente tutti i match di Jannik, è stata una novità assoluta. In questo caso, ovviamente, va dato grande merito a Nole di avere fiutato questa improvvisa fragilità e soprattutto di averla sfruttata più volte in momenti chiave del match.
I pressure points? Un falso problema
Davanti al clamoroso dato di 16 palle break non trasformate sulle 18 avute, viene da pensare al classico caso dei “punti importanti”, in cui il campione fa vedere di che pasta è fatto. In questa occasione, Sinner ha pagato dazio contro Djokovic, ma sbaglia chi pensa che i pressure points siano un suo tallone d’achille.
Quella che segue è la classifica all time, o meglio relativa all’era open del tennis, con i primi 6 giocatori per “Under Pressure Rating“. Il dato, che si potrebbe tradurre con “rendimento sotto pressione” non è altro che la somma delle percentuali di palle break trasformate quando in risposta, palle break salvate al servizio, tie-break vinti e set decisivi vinti.
| Giocatore | UPR | % PB Convertite | % PB Salvate | % Tie-Break Vinti | % Set Decisivi Vinti |
|---|---|---|---|---|---|
| N. Djokovic | 248.0 | 44.0% | 65.6% | 65.2% | 73.2% |
| P. Sampras | 241.9 | 40.6% | 67.9% | 64.1% | 69.3% |
| C. Alcaraz | 240.1 | 41.7% | 64.1% | 62.4% | 71.9% |
| R. Nadal | 240.0 | 44.9% | 66.2% | 60.4% | 68.5% |
| R. Federer | 238.9 | 41.1% | 67.3% | 65.3% | 65.2% |
| J. Sinner | 238.2 | 42.6% | 67.6% | 63.0% | 65.0% |
Come vedete, Jannik Sinner è nel gotha assoluto di questa voce statistica. Se restringiamo lo spettro alle partite contro giocatori in top 10, Sinner scende al 19° posto, mentre Djokovic e Alcaraz sono ai primi due posti.
A questa momentanea difficoltà se ne aggiunge un’altra, che pare però più sedimentata nella carriera del nostro giocatore di punta: la resistenza alla lunga distanza.
Jannik Sinner e la “kryptonite” delle 4 ore
La semifinale di Melbourne è durata 4 ore e 9 minuti, e non è un numero a caso. Siamo infatti oltre una soglia che, finora, ha rappresentato un curioso ma spietato limite, per Jannik Sinner: quello delle 4 ore di gioco.
Circa un anno e mezzo fa, proprio in queste pagine, mi chiedevo se Jannik avesse un problema con i quinti set. L’articolo era arrivato all’indomani della sconfitta contro Daniil Medvedev nella semifinale di Wimbledon 2024. Da allora, sotto questo aspetto la situazione non è migliorata, perché Jannik ha giocato e perso altri due quinti set: in finale Roland Garros 2025 contro Alcaraz, e nella già citata e analizzata semifinale dell’altro giorno, all’Australian Open 2026.
Altri due casi per una statistica che non può più essere ignorata, e che è il vero punto dirimente tra Jannik Sinner e gli altri grandi del tennis, di oggi e di ieri.
Sono andato a cercare le statistiche relative ai quinti set di Sinner e Alcaraz, ma anche dei Big 3 e di Pete Sampras, l’ultimo dominatore della sua era prima del trio delle meraviglie. Il risultato è abbastanza eloquente:
| Giocatore | Vinte-Perse al 5° set | % Vittorie |
|---|---|---|
| C. Alcaraz | 15‑1 | 93,75% |
| N. Djokovic | 42‑11 | 79,25% |
| P. Sampras | 33‑15 | 68,75% |
| R. Nadal | 26‑13 | 66,67% |
| R. Federer | 33‑23 | 58,93% |
| J. Sinner | 6‑11 | 35,29% |
Da notare che l’unico giocatore in grado di battere Carlos Alcaraz in un match arrivato al quinto set è stato Matteo Berrettini, in un 6-2 7-6 4-6 2-6-7-6 al terzo turno dell’Australian Open 2022. Al tempo, Carlitos aveva ancora 18 anni ed era numero 31 ATP.
La forbice tra Jannik Sinner e gli altri top player si allarga ancora di più, se si considerano le partite da almeno quattro ore di durata disputate in carriera
| Giocatore | V-P in match da almeno 4h | % Vittorie |
|---|---|---|
| P. Sampras | 2‑0 | 100% |
| C. Alcaraz | 9‑1 | 90% |
| R. Nadal | 23‑9 | 71,88% |
| N. Djokovic | 22‑9 | 70,97% |
| R. Federer | 6‑9 | 40% |
| J. Sinner | 0‑7 | 0% |
La vera differenza con Carlos Alcaraz NON è tecnica
In tanti parlano della rivalità tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz come di una competizione su base tecnica, sottolineando le differenze in questo o quell’altro colpo. Tutto vero, ma non influente quanto il fattore atletico. Al di là di colpi di testa e passaggi a vuoto (e il fattore mentale gioca ancora a favore di Jannik), la vera differenza tra i due la demarca la capacità di resistenza allo sforzo prolungato. Almeno, così è stato fino a oggi. A Umberto Ferrara, richiamato mesi fa dopo la separazione post-Clostebol, va l’onere di trovare le chiavi giuste per migliorare il rendimento di Jannik sulle lunghe distanze.


