La 57ma edizione delle World Series Of Poker ha raggiunto il capolinea il 15 luglio 2026. Bisogna tuttavia aggiungere un “quasi raggiunto”, perché quest’anno c’è una coda lunga per il Main Event che vedrà il tavolo finale andare in scena il 3 agosto e concludersi due giorni dopo: una finale differita nel tempo, un po’ come era successo tra il 2008 e il 2016, quando la volata per il titolo più importante era affidata ai “November Nine“.
Ciononostante, c’è già molto da dire su questa edizione, sia per quanto riguarda i protagonisti sia in termini numerici. Cominciamo da questi ultimi.

Le WSOP 2026 si sono concluse con un nuovo record di partecipazione. I 100 bracelet event live hanno totalizzato 251.901 entries, 4.941 in più rispetto alle 246.960 dell’edizione 2025 (+2% ca.).
Non solo, perché c’è stato anche il record di affluenza a un singolo torneo: 22.811 registrazioni nell’evento #63, $700 + 300 No Limit Hold’em – Mystery Millions, vinto dall’americano Matthew Higgins per un milione di dollari di premio. E’ quasi il doppio del primato stabilito nel 2025 dal Millionaire Maker No-Limit Hold’em con 11.996 entries. Questa cifra è stata sorpassata anche da un altro evento 2026, il $500 Colossus (#34) che ha totalizzato 16.269 entries.
Naturalmente si tratta di tornei di Texas Hold’em. La tipologia di poker americano più giocata al mondo ha caratterizzato 60 tornei con braccialetto.
Al secondo posto troviamo l’Omaha nelle sue varie forme (PLO, Big O, PLO Hi-Lo, Bomb Pot e mixed games vari, compreso il nuovissimo Pick-Your PLO) che conta 16 braccialetti assegnati. Seguono i Mixed Games (HORSE, 8-Game, 9-Game, Dealer’s Choice, TORSE, ecc.) a 13 e a 11 la serie di tornei Limit / Stud / Draw (Razz, Stud, Stud Hi-Lo, Limit Hold’em, 2-7 Triple Draw, Badugi). L’Omaha è senza dubbio la “variante” più in crescita, come dimostrano le 4.764 entries del torneo #87, $1k PLO Mystery Bounty.
Guardando alle nazioni che hanno vinto più braccialetti, non sorprende trovare gli Stati Uniti al primo posto con 61 braccialetti. Il resto del mondo ne ha invece conquistati 38 e questo è un buon risultato, considerando un rapporto numerico di circa 2,5:1 per i giocatori locali. Lo split dei non-americani indica il Canada a 6 titoli, Cina, Giappone e Regno Unito a 4, Russia, Germania, Brasile, India, Finlandia e Israele a 2. Chiudono la classifica con una vittoria a testa Italia, Bulgaria, Spagna, Francia, Messico, Sudafrica e Polonia.
Infine, un dato diverso ma molto importante per il mondo del poker.
Tra i numeri più significativi delle WSOP 2026 spicca anche la partecipazione femminile al Main Event, che ha fatto registrare un nuovo record. Le 431 giocatrici al via rappresentano infatti il 4,68% dei 9.208 iscritti (quarto field di sempre), in netto aumento rispetto al 3,8% dell’edizione 2025. E’ probabile che a dare ulteriore impulso al movimento possa essere stato lo storico risultato ottenuto lo scorso anno da Leo Margets, prima donna a raggiungere il tavolo finale del Main Event dopo oltre trent’anni.
Tra le protagoniste dell’edizione 2026 si è distinta anche Caitlin Comeskey. La nota content creator e ambasciatrice del poker femminile ha raggiunto il Day 5 del torneo, realizzando il suo miglior itm. Complessivamente, l’americana ha totalizzato altri sei piazzamenti a premio, compresi due final table. La stessa Comeskey ha sottolineato come un ambiente di gioco più accogliente e rispettoso possa contribuire ad avvicinare sempre più donne al poker.
Oltre alla performance di Caitlin Comeskey nel ME, il “poker in rosa” alle WSOP 2026 conta quattro braccialetti. Kristen Foxen loha vinto nel $25k High Roller NLH, Michelle Chins nel $1.500 Limit 2-7 Lowball Triple Draw, Yanting Jiang nel $3.000 Mid-Stakes Championship No-Limit Hold’em e Skye Chen nel Ladies Championship.

I MIGLIORI E I PEGGIORI
Durante i due mesi trascorsi nelle pokeroom dei casinò Paris e Horseshoe di Las Vegas, alcuni mostri sacri del poker hanno dato spettacolo. Shaun Deeb e Michael Mizrachi hanno entrambi vinto un titolo WSOP e, contemporaneamente, sono stati protagonisti di deep run nel Main Event.
Mizrachi, campione del mondo in carica, si è messo al polso il braccialetto dell’evento #70, $10.000 Pot Limit Omaha Championship, mentre Deeb ha chiuso al primo posto nel #74: $1.500 Eight Game Mixed, a un giorno di distanza dalla vittoria di Mizrachi. Non soddisfatti dal nono braccialetto, i due si sono poi iscritti al Main Event. “The Grinder” è arrivato fino alla 241ma posizione. Shaun Deeb ha invece mancato di poco il final table (15° posto), ottenendo però punti preziosi per la classifica WSOP Player of the Year, dove in questo momento si trova al comando. Il titolo verrà assegnato a dicembre, dopo le WSOP Paradise (01-18/12/2026): se Deeb dovesse spuntarla, vincerebbe per la terza volta il titolo WSOP PoY, realizzando anche un clamoroso back-to-back.
A nove braccialetti c’è anche Benny Glaser. Il britannico si è imposto nel secondo torneo più iconico delle WSOP dopo il Main Event, cioè il $50.000 Poker Players Championship, terreno di caccia preferito da Michael Mizrachi. Glaser non ha lasciato dubbi: è lui il più forte variantista di sempre!
E non si può fare a meno di citare i tre giocatori che hanno vinto due braccialetti in questa edizione, impresa che non capita spesso. Il pro finlandese Eelis Pärssinen si è dimostrato fortissimo quando si tratta di High Roller, vincendo il $25k PLO e il $25k NLH/PLO. Naoya Kihara ha invece condiviso con Calvin Anderson il dominio nei nei Championship di “nicchia”. Il giapponese si è preso il $10k 2-7 Lowball e il 10k Seven Card Stud. Lo statunitense, anche lui variantista, ha messo in bacheca il braccialetto del 10k RAZZ e del 10k H.O.R.S.E., mancando di poco (3° posto) la tripletta storica col 10k Limit Hold’em!
Due parole sull’Italia presente a Las Vegas. La spedizione ha portato a casa alcuni buoni piazzamenti a premio, soprattutto grazie a Dario Sammartino, Alessio Isaia, Walter Treccacrichi (tutti con un final table raggiunto) e alle deep run di Youness Barakat, Mario Colavita, Mario Perati e Gianluigi Zaniboni. L’unico gioiello è tuttavia opera di Sergio Benso, primo nel Pick-Your PLO!

Sul fronte delle delusioni si posizionano due pietre miliari delle WSOP e, più in generale, del poker. Phil Hellmuth ed Erik Seidel hanno provato a mettere le mani sul braccialetto (rispettivamente il 18° e l’11°), ma non ci sono riusciti chiudendo al secondo posto in due eventi diversi. Il resto delle loro WSOP è sottotono.
Ben peggiore è invece lo show messo in scena dal solito Martin Kahbrel, autore sì di 12 itm – compreso un final table – ma incredibilmente fastidioso al tavolo. Speech play continuo, presuntuoso al tavolo, a volte irritante con gli avversari. Le WSOP 2026 del n.1 ceco si possono sintetizzate in una battuta: tanto rumore per nulla (o per molto poco).
Ai suoi modi ciarlieri si contrappongono alcune fasi di gioco piuttosto lente da parte di numerosi giocatori, e anche questo non fa piacere.
Uno dei temi più discussi delle WSOP 2026 è stato infatti il ricorso sempre più frequente al tanking, ovvero riflessioni molto lunghe sull’azione. Il caso più eclatante si è verificato al Day 6 del Main Event, quando Loren Klein ha impiegato oltre 15 minuti prima di mettere l’ultimo gettone al centro nel tentativo di guadagnare un pay jump da 20.000 dollari.
L’episodio è diventato un dibattito e, a partire dal Day 7, gli organizzatori hanno introdotto uno shot clock: 20 secondi per decidere (salvo l’utilizzo dei time extension), con check automatico o mano dichiarata morta in caso di superamento del tempo limite.
La decisione ha diviso giocatori e addetti ai lavori. Da un lato c’è chi ritiene necessario velocizzare il gioco e migliorare lo spettacolo, dall’altro chi considera discutibile modificare le regole a torneo già in corso.
Da che parte vi schierate, in vista delle WSOP Paradise?
Immagine di testa credits WSOP