Deal sì, ma come? Ecco i sistemi più usati

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Proviamo ad immaginare questa scena. È il tavolo finale di un torneo live, con tre giocatori ancora in gara. In palio ci sono premi a 6 cifre. All’improvviso il gioco viene sospeso, il clock del livello è fermo e, mentre i tre finalisti si alzano in piedi, il Tournament Director corre verso di loro, con sottobraccio un computer portatile. Cosa sta succedendo?

Semplice: i tre giocatori vogliono discutere un deal, un accordo per modificare l’entità dei singoli premi. Si tratta in realtà di una scena molto frequente, soprattutto negli eventi live di grande livello dove un ritocco al payout può significare tanti soldi in più o in meno.

Con l’arrivo del TD, la discussione sulle modalità per redistribuire i primi tre premi rispetto al payout ufficiale, ha inizio. Se tutti concordano sulle cifre, sostanzialmente il torneo si conclude. Più spesso, però, una parte del montepremi viene tolta dalla redistribuzione e rimessa in gioco affinché la partita continui.

Se invece un solo giocatore non concorda, gli altri due possono proporre una soluzione diversa. In caso di un nuovo mancato accordo, si torna a giocare per i premi “standard”.

Ma quali sono le modalità attraverso le quali si può raggiungere un deal? Anche se non ci sono regole ufficiali nei casinò, le più comuni sono tre.

Immagine credits PokerNews

Divisione alla pari (split)

È intuitivo: il montepremi rimasto è diviso in parti uguali tra i giocatori ancora in gara. Supponiamo che il totale dei premi per le prime tre posizioni sia €150.000, ogni giocatore riceverà €50.000. Semplice e indolore.

Divisione in base alla chips (Chip Chop)

Anche questo si capisce abbastanza facilmente, pur essendo un po’ più elaborato rispetto allo split. Il calcolo, in questo caso, è in proporzione allo stack di ciascun giocatore al momento del deal.

Teniamo lo stesso montepremi totale di prima, 150.000 euro, ma introduciamo gli stack di ogni player: A possiede 50.000 chips, B 30.000, C 20.000. Rispettivamente il 50%, il 30% e il 20% del totale delle chips. A riceverà quindi il 50% del montepremi, cioè 75.000 euro, B il 30%, €45.000, e a C resteranno 30.000 euro.

Divisione per ICM o “Independent Chip Model”

Questa modalità, invece, è di gran lunga la più articolata e necessita di complicati calcoli matematici che di solito vengono risolti in modo rapido e preciso attraverso software o app (ecco perché il Tournament Director ha il portatile). Quello che qui importa è capirne la logica. Al pari del metodo “Chip Chop”, l’ICM dà un valore alle chips in possesso dei giocatori ma non in senso “statico” (cioè al momento del deal), quanto piuttosto in maniera “dinamica”: cioè aggiustando il tiro dato che gli stack potrebbero cambiare nel corso della partita e così anche i piazzamenti finali.

In altre parole: se A, con metà delle chips totali nel suo stack, è favorito per la vittoria finale, non sempre potrebbe riuscire nell’impresa. Affermare, quindi, che il suo stack vale esattamente il 50% del prizepool non è del tutto corretto. Il metodo ICM è quindi più realistico, e per questo motivo ritenuto più onesto dalla maggior parte dei giocatori, poiché valuta anche la percentuale di volte nelle quali A non arriverà primo, ma secondo oppure terzo. Lo stesso viene calcolato per B e C.

Immagine credits Neil Stoddard/RIHL

Come già detto, il risultato ICM viene elaborato in pochi secondi da un processore e quindi non c’è motivo di sudare le proverbiali sette camicie (e di annoiarvi) con tutti i calcoli, semplicemente fidatevi del risultato: con il sistema ICM, A riceverà €61.800, B €48.500, C €39.700.

La cosa interessante del sistema ICM è che a nessun giocatore verrà offerta una cifra superiore al primo premio del payout, né ad alcun partecipante al deal verrà chiesto di accettare una cifra inferiore a quella prevista per il primo player out. Insomma, l’ICM restringe il gap tra le posizioni a premio.

Detto questo, resta però un’ultima domanda: conviene offrire e/o accettare un deal? La risposta è soggettiva e molto dipende dalla situazione al tavolo, ma quello che va tenuto presente è che fare un deal corrisponde ad assicurarsi. Si rinuncia a qualcosa del premio, ma ci si protegge da eventuali brutti colpi che potrebbero cambiare la situazione. Un’eventualità sempre in agguato nel poker, soprattutto nelle fasi finali di un torneo, quando il gioco tende a spostarsi verso la modalità push-or-fold.

Immagine di testa credits RIHL

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