Daniel Cates vince il suo primo braccialetto WSOP con l’aiuto di Ryan Leng!

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Quello che è successo sabato scorso a Las Vegas durante il Poker Players Championship 6-Handed ha dell’incredibile. Gli appassionati di tutto il mondo hanno potuto assistere ad una delle peggiori giocate di sempre, una scelta da “libro nero” del poker.

Il protagonista della scellerata decisione è Ryan Leng. Parliamo di un giocatore professionista, non di un pivello. Uno che ha già incassato più di due milioni di dollari con gli eventi di poker dal vivo grazie a 97 in the money, compresi 2 braccialetti WSOP: il primo nel 2018 ($1.500 NLH Bounty), il secondo poco meno di un mese fa, con l’evento $1.500 8 Game. Tre giorni fa avrebbe potuto mettere in bacheca il terzo.

Ryan Leng (credits PokerNews)

Il beneficiario dell’errore, invece, è Daniel Cates. A molti il suo nome risulterà certamente più conosciuto rispetto a quello di Leng, soprattutto a coloro che seguono il mondo dell’online dove Cates è diventato famoso come Jungleman12. Epiche sono state le sue sfide contro due giganti del cash game quali Viktor “Isildur1” Bloom e Tom “Durrrr” Dwan. Cates è un esponente della new generation pokeristica, quella nata e cresciuta su Internet e che si avvale delle tante opportunità di training offerte dalla rete. Lui stesso è un online-coach molto gettonato.

A completare il quadro da perfetto Millenials (è nato nel 1989), diremo che Jungleman12 è un grande appassionato di videogame. Al tavolo finale del Championship si è infatti presentato in modalità fumetto: look da Street Fighter con braccia palestrate bene in vista e capelli verde smeraldo manga-style.

E tuttavia il giocatore nato nel Maryland non scherza nemmeno quando si tratta di poker dal vivo. Nonostante dal 2010 ad oggi a suo nome siano registrati solo 27 piazzamenti a premio, finora ha vinto poco meno di 10 milioni di dollari, quasi tutti in eventi high-roller. Ma nessun braccialetto, almeno fino a tre giorni fa.

Daniel “Jungleman12” Cates con il primo braccialetto WSOP (credits PokerNews)

Veniamo allora alla mano incriminata. Prima di farlo, però ricordiamo che il Championship è un torneo da 50mila dollari di buy-in articolato in 9 specialità: No Limit Hold’em, Seven Card Stud, Omaha Hi-Lo 8 or Better, Razz; Pot-Limit Omaha, Limit Hold’em, Seven Card Stud Hi-Lo 8 or Better, No-Limit 2-7 Lowball Draw, 2-7 Lowball Triple Draw.

Insomma, un torneo per grandi giocatori e specialisti dotati di un bankroll adeguato. E infatti partecipano solo 63 giocatori. La mano incriminata arriva però quando in gioco sono rimasti solo in 3: Paul Volpe, Daniel Cates e Ryan Leng. La modalità di gioco è TH Limit.

Si inizia con il fold di Volpe, seguito dal rilancio a 600mila (i bui sono 150K/300K) di Leng che in quel momento ha più del doppio delle chips in gioco. Cates chiama da BB. Scende il flop: A♣7♦J♠. Jungleman12 decide di uscire in donk-bet con solo gut-shot per la scala. In mano ha infatti K♦Q♣. A questo punto, nello stack di Cates restano solo 900mila gettoni. Ryan Leng, che ha floppato la top pair grazie a A♥5♠, si limita al call.

Il turn è un 9♥ sul quale tutti e due i giocatori optano per il check. L’ultima carta del board è un K♣. Cates fa check e Leng punta la big bet 600.000. A questo punto, ormai committed, Jungleman12 mette in mezzo le ultime 900.000 chips, sperando di essere avanti con la coppia di K. E qui succede l’impensabile.

Leng, oltre ad essere in vantaggio (anche se non può esserne certo), deve solo aggiungere 300.000 chips per vedere cosa ha in mano Cates ed eventualmente incassare un piatto di 3,3 milioni di chips. In termini matematici, è una scelta favorevole 11:1, oltre al fatto che può eliminare un avversario e andare a giocare l’heads-up contro Volpe con uno stack superiore di quasi sette volte.

E invece Ryan Leng va in crisi. Entra in un “pensatoio” affollato di dubbi: “Non sono mai buono (per chiamare) qui. Cos’hai, K7 o qualcosa del genere? Sono 900k totali? Non sono mai buono, ma come faccio a foldare?”. La risposta finale sarebbe “non posso” ma incredibilmente Leng manda le carte nel muck.

Sia Volpe che Cates sono basiti. Cates perfino ride in faccia a Leng, mostrandogli il K♦.

Da quel piatto vinto in questo modo inizia la risalita di Daniel Cates che alla fine, dopo aver eliminato Paul Volpe al terzo posto, completerà l’opera battendo Ryan Leng nell’heads-up conclusivo. Il tutto per un braccialetto che rompe il ghiaccio con le WSOP e gli consegna un assegno da $954.020.

Leng si consola con $589.628, mentre a Volpe vanno $404.243. L’autogol di Leng ha danneggiato quest’ultimo di almeno 185mila dollari, ovvero la differenza di payout tra il 2° e il 3° posto.

Le scuse pubbliche di Leng, insieme all’ammissione di aver commesso uno dei peggiori errori nella storia del poker, vanno in parte anche a Volpe. Il giocatore ha ammesso di aver avuto un calo fisico dovuto alle tante giornate di torneo, oltre ai tanti eventi giocati finora alle WSOP (e con profitto: 1 titolo e 5 ITM).

E ha infine ringraziato via Twitter tutti coloro che lo hanno rincuorato dopo la figuraccia.

In un’altra circostanza la sua giocata potrebbe essere classificata come chip dumping per danneggiare il terzo “incomodo”, cioè Volpe. Ma non in questo caso, non di fronte alle telecamere, non alle WSOP. Almeno speriamo.

Foto di testa: Daniel “Jungleman12” Cates (credits PokerNews)

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