I sistemi di puntata nel poker americano

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Quando si parla di poker americano generalmente si intende il Texas Hold’em No Limit. E’ un’abitudine più che una regola, legata soprattutto all’enorme diffusione che il TH ha avuto in tutto il mondo rispetto alle altre varianti e che nel nostro Paese serve a distinguere questi giochi dal poker “all’italiana”, cioè quello con le cinque carte in mano che possono essere cambiate. Ma non illudiamoci, perché anche quest’ultimo è un tipo di poker americano, nel senso che ha avuto il suo apogeo negli States – è il gioco che si vede soprattutto nei vecchi film western – dove è chiamato Five-card draw.

In sostanza, sarebbe più corretto dire che con l’espressione poker americano si intende un insieme di giochi di carte assimilabili per alcuni aspetti codificati tra il XIX e il XX secolo negli Stati Uniti. Questo per differenziarli da forme più antiche di poker, come ad esempio il poque, o da tipologie che di fatto sono molto diverse, come il poker cinese e quello polacco.

Ma cosa indica No Limit? Semplicemente che ogni giocatore, al proprio turno, può puntare qualsiasi somma, anche tutto (all-in). In realtà un paio di condizioni ci sono e riguardano la puntata (bet) minima e il rilancio (raise) minimo, ma a parte queste il resto del gioco è “senza limiti”, no limit appunto. Siamo di fronte al sistema di puntata più utilizzato nel “poker americano” anche se di fatto non è l’unico.

Molto prima che il Texas Hold’em diventasse una passione globale nel formato No Limit, il sistema di puntata più usato per questo gioco era il Limite Fisso, o Fixed Limit. Non solo, ma il Fixed Limit è tutt’ora il sistema di puntata tipico dello Stud Poker ed è molto presente nei cosiddetti mixed game.

Nel Fixed Limit ogni giocatore può scegliere di vedere, puntare o rilanciare, ma solo per un importo fisso. L’importo fisso per ogni giro di scommesse è determinato all’inizio della partita. Di norma, gli importi sono identici nella fase proflop e al flop, e diventano il doppio nelle successive streets (turn e river). Inoltre c’è un massimo di rilanci (cap) che solitamente è 4 per ogni street. Facciamo un esempio, quello di una partita a limiti 1/2 che può essere  sia un cash game che la fase di un torneo. Preflop il limite di importo è 1 che può essere rilanciato fino a un massimo di 4, in maniera progressiva, in questo modo: un giocatore apre puntando 1, subisce poi un rilancio a 2, poi ne arriva uno a 3 e infine a 4. Raggiunto il massimo, tutti gli altri giocatori se vogliono vedere il flop dovranno aggiungere la differenza tra quanto puntato e l’ultimo rilancio, cioè 4. Il primo giocatore, quindi, dovrà aggiungere 3. La stessa cosa avviene al flop. Quando però i giocatori ancora attivi raggiungono il turn, il limite di puntata diventa 2 e i suoi multipli fino a 8 (cioè tre rilanci successivi di 2, 4-6-8). Idem al river.

Com’è facile intuire, si tratta di un gioco con meno adrenalina del No Limit e dove è più difficile bluffare (e in ogni caso conviene provare al turn e/o al river) perché il valore del piatto risulta sempre molto più alto dell’investimento necessario per fare call. Forse proprio per questo il Limit Texas Hold’em ha con il tempo perso terreno tra i giocatori, a favore del più dinamico TH No Limit. Il Fixed Limit rimane comunque un sistema di puntata piuttosto tecnico e adatto a chi preferisce controllare la situazione piuttosto che prendere grossi rischi, ma soprattutto per chi ha una mente matematica: nel Limit TH, infatti, il rapporto tra investimento e probabilità di vincere la mano (odds) è molto più preciso rispetto al No Limit.

Un’alternativa al Fixed Limit è il Pot Limit che potremmo definire come una via di mezzo tra il gioco a limite fisso e quello senza limiti. Nonostante si applichi bene anche al Texas Hold’em, il Pot Limit è il sistema di puntata tipico dell’Omaha.

Come funziona il Pot Limit? In concetto base è semplice: ogni giocatore può puntare o rilanciare qualsiasi importo fino a un massimo pari al valore del piatto in quel momento. Fino a qui è semplice, ma bisogna capire bene il concetto di “piatto in quel momento” e questo è un po’ meno intuitivo. Il valore del piatto corrispondente al limite del rilancio è calcolato come la somma di:

  1. Chips provenienti dai precedenti giri di puntate (piatto di partenza)
  2. Chips provenienti da azioni precedenti dei giocatori nel giro di puntate in corso
  3. Il call (adeguamento) del giocatore che sta effettuando il rilancio.

Calcolare a mente tutto questo complica un po’ la vita dei giocatori, ma per fortuna c’è il dealer (reale o virtuale) che quando qualcuno dichiara di voler rilanciare il “pot”, calcola per lui la quantità di chips da mettere. C’è un sistema che semplifica un po’ il conteggio e consiste nel moltiplicare x3 l’ultima puntata fatta prima del rilancio e aggiungere l’entità del piatto prima di quella puntata. Esempio: il piatto è 15 e un giocatore punta 7. Il giocatore successivo dichiara di voler rilanciare il piatto. Il calcolo da fare è: 7×3=21+15, totale 36 chips.

Va detto, poi, che ogni giocatore può puntare anche meno della dimensione del piatto calcolata con il metodo che abbiamo indicato, a patto che la sua puntata sia almeno pari alla puntata precedente più alta della tornata in corso. Se non vi sono altre puntate allora la puntata minima è pari all’entità del grande buio.

Dall’esempio sopra riportato si capisce che, pur mancando la possibilità di andare all-in in qualsiasi momento come nel No Limit, il Pot Limit consente giocate più aggressive del Fixed Limit e quindi anche di bluffare con maggiore efficacia. Nel contempo, riduce un po’ l’efficacia dei rilanci nella fase preflop (lo squeeze diventa molto difficile) ma per questo consente molto più gioco con le carte del board. Il Pot Limit è quindi un sistema molto equilibrato che ben si adatta all’Omaha, un gioco dove la forza delle mani nella fase preflop è più bassa rispetto a quanto accade nel Texas Hold’em.

Questi tre sono di gran lunga i sistemi di puntata più usati nel poker, con il No Limit che oggi è nettamente avanti agli altri. Ce ne sono poi un paio decisamente di nicchia. C’è il Mixed Limit, dove si gioca Pot Limit nella fase preflop e No Limit dal flop in avanti. E poi ci sono i giochi high-low split (il più famoso è l’Omaha Hi/Lo 8-or-better) per i quali si usa il Fixed Limit ma il piatto può essere diviso tra chi realizza il punto più alto e chi quello più basso.

Intrigati? Provare per credere, perché il poker americano non è soltanto Texas Hold’em No Limit!

 

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