Marco Ragusa: “Il titolo mondiale di Quake? Lo dedico all’Italia, ma è solo il punto di partenza!”

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Se il settore degli eSports in Italia fatica a trovare la giusta via per la sostenibilità economica, gli esporters azzurri non fanno mancare grandi soddisfazioni al tricolore.

Un paio di settimane fa è arrivato il titolo mondiale conquistato da Marco Ragusa al QuakeCon 2021. Un’impresa che nessuno prima del 22enne palermitano era mai riuscito a realizzare, nonostante l’Italia avesse già sfornato altri ottimi player di Quake in passato.

Parliamo di Alessandro “Stermy” Avallone, uno dei più forti giocatori italiani di sempre nell’ambito dei first person shooters. O di Simone “AkiRa” Trimarchi e Riccardo “v1ci0us” Zanocchio. O ancora di uno dei primi giocatori professionisti in Italia, Sigfrid “Cocis” Bonvecchio.

Ma nessuno di questi era mai salito sul gradino più alto del mondo del videogame che può essere considerato a giusto titolo il primo eSport.

Marco Ragusa aveva il bersaglio grosso nel mirino già da un po’ di tempo. Dopo un un 5° posto al Dreamhack Winter 2018, un 4° posto all’Intel Extreme Masters di Katowice nel 2020, era andato vicino alla vittoria nel QuakeCon 2020, quando aveva chiuso al terzo posto battuto dal compagno di team RAISY. Si è rifatto quest’anno con tutti gli interessi, grazie a una performance che non ha lasciato dubbi su chi fosse il più forte e che è il risultato di idee chiare e tanta determinazione.

La stessa che traspare nell’intervista che ci ha rilasciato.

Marco “Vengeur” Ragusa durante il Quakecon 2021 (giocato online). Credits ESL/Myztro Gaming

Ciao Marco, prima di tutto grazie per la disponibilità. Com’è nata la tua passione per gli eSports? Hai iniziato subito con Quake o ci sono stati altri giochi?

Ciao e grazie a voi! Ho giocato prima di Quake ad un titolo chiamato Serious Sam. Avevo circa 12anni ma non sapevo nemmeno dell’esistenza degli eSports, delle competizioni videoludiche. In quel periodo per me era solo un gran divertimento ma sono sicuro che il livello di abilità acquisito con quel titolo mi abbia poi aiutato a fare il salto verso Quake. Il videogame di Bethesda rimane il mio “main”, anche se negli ultimi anni ho iniziato a guardare le competizioni di altri titoli (CS:GO, League of Legends, Apex Legends, etc) e devo dire che mi catturano moltissimo!

La famiglia e gli amici come vedono la tua carriera di esporter? Sei stato supportato o hai incontrato ostacoli durante il percorso?

All’inizio era tutto una grande incognita. Sono passato dal non viaggiare quasi mai a visitare qualcosa come 5 paesi nuovi all’anno. In tutto questo la mia famiglia è stata di grande aiuto. Sono fortunato ad avere una famiglia stupenda che mi supporta in ogni ambito della mia vita, quindi non ho mai incontrato ostacoli riguardanti il mio lavoro. Al contrario: le persone che mi stanno accanto adesso sono i miei più grandi fan e tifano per me ad ogni competizione!

Quake è stato il primo eSport. Ci racconti com’è oggi questo gioco, sia dal punto di vista della community che dei tornei?

Quake è la storia dell’eSport e il QuakeCon è uno dei tornei più antichi al mondo, esiste ormai da 25 anni! Il gioco, soprattutto agli albori degli eSports, era a pari livello con titoli come Counter Strike. Oggi invece Quake è diventato un titolo complicato da giocare e da imparare, ed è probabilmente questo uno dei fattori che non lo rende così popolare come gli sparatutto che ho citato prima. Personalmente credo che Quake, insieme a Starcraft, sia il gioco che richiede più abilità per essere competitivi, sia in termini di skills personali ma anche per quanto riguarda il livello di esperienza che devi avere per competere contro giocatori che sono in attività dai primi anni 2000. A livello di community, però, ci sono molti tornei anche settimanali dove puoi metterti in mostra!

Adesso sei campione del mondo di Quake: che sensazione ti dà? Ti senti arrivato o pensi di avere ancora fame di risultati?  

Azzardo un paragone: per me vincere il QuakeCon è quasi come una delle vittorie che l’Italia ha ottenuto nell’atletica alle Olimpiadi di Tokyo! Nessun italiano aveva mai vinto il Quakecon e sono veramente fiero di poter dire che adesso nella bacheca azzurra c’è questo torneo. Sia chiaro: è un punto di partenza. Non intendo adagiarmi sugli allori, perché la competizione è molto forte e bisogna allenarsi costantemente per poter sperare di ripetere un’impresa di quel tipo. Nel nostro settore si dice spesso che arrivare in cima è difficilissimo ma rimanerci lo è ancora di più. Questo sarà lo stimolo in più per lavorare e dare di nuovo meglio!

Quali sono i tuoi consigli per chi si vuole avvicinare al mondo competitivo dei videogiochi (in particolare quello di Quake)?

Penso che Quake sia la migliore scuola per qualunque giocatore FPS. Le meccaniche di gioco che si imparano durante la permanenza su Quake aiutano durante tutta la carriera. Io dico sempre di provare il gioco (Free to Play) e poi valutare. All’inizio può sembrare troppo complicato per un principiante che non ha mai giocato ad un FPS tipo Quake, ma sono sicuro che con qualche settimana di allenamento si inizino a vedere i primi risultati incoraggianti. Poi ci vuole un po’ di pazienza: c’è tanto margine per migliorare ma questa è una bella sfida con se stessi.

Ora sei un giocatore famoso. L’eSport è diventato un lavoro per te?

Sì, al momento il mio lavoro è questo e riesco tranquillamente a mantenermi con l’eSport. In particolare da quando sono entrato nel team Myztro Gaming, dopo aver passato un annetto e mezzo nella vecchia organizzazione Comrade Gaming. Il 3 gennaio 2019 sono stato messo sotto contratto dai Myztro, una delle organizzazioni più importanti su Quake per la quale hanno giocato campioni del calibro di clawz, vo0 e dove gioca tuttora il fortissimo RAISY.

Cosa vedi nel tuo futuro? Solo eSports o c’è anche altro?

Al momento sì, solo videogame competitivi. Voglio continuare a giocare a Quake e provare a vincere il più possibile. In futuro, quando sarò al termine della mia carriera di giocatore, spero di rimanere all’interno del mondo videoludico, un settore che per me crescerà ancora di più nei prossimi 15 anni. Vorrei anche continuare gli studi: nel 2018 ero entrato nella Facoltà di Lingue con il massimo dei voti ma a causa dei troppi viaggi sono stato costretto a smettere. In futuro mi piacerebbe laurearmi e togliermi anche questa grande soddisfazione personale!

Foto credits: Myztro Gaming

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