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Gli eSports sono strettamente legati all’età: più passano gli anni, meno competitivi si diventa.

La ragione è abbastanza comprensibile. In quasi tutti i videogame, con l’eccezione dei gcc quali Hearthstone e Magic the Gathering: Arena, i buoni riflessi fanno la differenza. Bisogna essere reattivi, in grado di pianificare rapidamente le azioni e dotati di un colpo d’occhio da falco. Tutte caratteristiche che il tempo appanna.

Ma a quanti anni si diventa “troppo vecchi” per gli eSports? Dipende dal tipo di gioco, ma in generale la linea di discrimine inizia intorno ai 25-26 anni. A 29/30 un player ha raggiunto la data di scadenza.

Eppure qualcuno che non si arrende all’età esiste. La recente eSerie A TIM ci ha offerto due casi paradigmatici in questo senso. Due veterani che, dopo quasi 15 anni di attività competitiva, sfidano le nuove leve nell’arena del calcio virtuale.

Uno è Mattia “Lonewolf92” Guarracino, primo pro player di una società professionistica di calcio in Italia, la Sampdoria. Nel torneo di quest’anno il veterano ha indossato la casacca rossoblu del Bologna.

L’altro è Fabio “Nest_Denuzzo” Denuzzo. Nel corso della eSerie A TIM 2022, il 29enne di Taranto ha dimostrato di essere ancora un osso duro per tutti. In coppia con Giovanni “Giovhy” Salvaggio ha contribuito all’ottima performance della Sampdoria, interrotta ai quarti di finale dall’unica sconfitta subita nella competizione.

Anche se Fabio Denuzzo ha giocato meno partite di Giovhy, il suo apporto nella Regular Season è stato decisivo. Il player pugliese ha infatti prima bloccato sullo 0-0 l’ex campione del mondo Diego Campagnani (ed ex compagno di squadra nel Milan QLASH); poi si è preso la soddisfazione di battere Francesco “Obrun2002” Tagliefierro, il vincitore finale del torneo.

Il gol realizzato contro il player del Torino è stato premiato come il più bello della eSerie A TIM 2022.

Quando lo abbiamo incontrato a Milano durante le Final Eight, Fabio Denuzzo ci ha detto di avere le idee chiare sul suo futuro: gli eSports continueranno ad essere il suo mondo.

Giovanni “Giovhy” Salvaggio (sx) e Fabio “Denuzzo” Denuzzo (dx) (credits Team Nest)

Ciao Fabio. Prima di tutto grazie della tua disponibilità. Ci racconti come sei arrivato al mondo degli eSports?

Grazie a voi e un saluto a tutti gli amici di PokerStarsnews.it. Ho iniziato ad appassionarmi a FIFA nel periodo delle scuole superiori, perché quello era il titolo più diffuso tra i miei amici. E anche perché giocavo a calcio, quello reale.

Non sei il primo che ci racconta di aver avuto trascorsi da calciatore: Karim, Lonewolf92…

E’ abbastanza normale in Italia. Con il pallone “reale” mi sono divertito per parecchi anni, poi però ho dovuto mollare: un po’ per lo studio e un po’ perché giocavo già in maniera competitiva a FIFA.

Come hai gestito scuola e esports?

Le due cose si sono sviluppate insieme. Dopo le superiori mi sono iscritto alla Facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Contemporaneamente ho centrato il mio primo grosso risultato con il videogame, la vittoria nel campionato italiano di FIFA13. In quel momento ho deciso di dedicarmi in maniera seria alle competizioni. E così, una volta completata la laurea triennale, gli eSports sono diventati la mia professione.

Una professione che ti ha portato a diventare team pro di alcune società di calcio. Com’è il rapporto con Giovanni Salvaggio nella Sampdoria?

C’è un bel rapporto con Giohvy, siamo amici. Ovviamente avrei voluto giocare di più, ma lui sta facendo una stagione pazzesca: è il suo momento, giusto che dai Playoffs in avanti il joypad lo abbia gestito lui. Io mi accontento di aver fatto il best gol della eSerie A TIM!

Aggiungo che il sodalizio con Giovhy e la possibilità di indossare la maglia della Samp derivano dal Team Nest che mi ha voluto nella squadra di FIFA22. Ringrazio l’intera organizzazione, molto ben strutturata ed ambiziosa al punto giusto.

Fabio Denuzzo (credits Team Nest/UC Sampdoria)

Sei soddisfatto di quello che hai raggiunto finora con FIFA?

Direi di sì. Mi sono qualificato due volte per le finali mondiali, purtroppo l’edizione dello scorso anno è stata cancellata dalla pandemia. Ho un po’ di rammarico per quella occasione mancata, perché mi sentivo veramente in grado di competere ad altissimo livello. Il mio gioco difensivo su FIFA21 era molto efficace, come ho dimostrato raggiungendo la top 4 del ranking europeo. Peccato, ma ci proverò ancora. Anche perché soddisfatto non significa appagato…

Ci stai dicendo che hai ancora voglia di competere?

Assolutamente sì, nonostante i miei 29 anni! Mi diverto ancora, anche se ogni tanto il gioco mi fa saltare i nervi. Quando mi renderò conto che non tocco più palla, allora smetterò. Ma fino ad allora continuo con il competitivo.

E poi? Dopo la carriera da esporter, come immagini il tuo futuro?

Lo vedo sempre in questo settore, possibilmente all’interno di una società esportiva. Non tanto come content creator, perché non sono uno che ama apparire. Certo, ho il mio canale Twitch, ma preferirei mettere a disposizione di una società l’esperienza che ho accumulato negli eSports, magari come responsabile marketing.

Un po’ di basi me lo sono fatte con gli studi universitari, ma soprattutto ho l’esperienza giusta. Sono stato uno dei primi giocatori pro in Italia, conosco bene questo mondo anche negli aspetti gestionali e commerciali. Penso di poter consigliare uno sponsor a ottenere il meglio dal settore dei videogame competitivi.

A questo proposito, qual è lo stato di salute degli eSports in Italia?

Nel nostro Paese siamo ancora un po’ indietro. Limitandoci all’ambito dei campionati nazionali di FIFA, il top lo fa la Liga (Spagna), che riesce a offrire un grosso prizepool grazie a un movimento molto più ampio. Poi viene la Premier League.

L’Italia degli eSports sta comunque crescendo. Le potenzialità ci sono ma non vengono sfruttate in maniera corretta dal punto di vista commerciale. Le aziende che non sono del settore prima di investire vogliono capire le dimensioni del mercato. I numeri di fatto ci sarebbero, ma bisogna programmare e sfruttare meglio gli eventi. Ad esempio, per FIFA si punta tanto sull’estate. E invece la fase più appetibile per uno sponsor è quella di inizio anno: c’è molta più attenzione perché arrivano le carte nuove, il Team Of The Year. E’ li che puoi raggiungere il picco e attirare gli sponsor.

Lo ripeto: il settore degli eSports ha bisogno di persone con esperienza, soprattutto adesso che si sta strutturando. Bisogna conoscere questo mondo per poter fare qualcosa di buono e in questo senso un pro player veterano può essere molto utile.

Immagine di testa: Fabio Denuzzo (credits Team Nest/UC Sampdoria)