Il Tour de France 2026 è finito ampiamente come da pronostico, almeno per quanto riguarda il vincitore. Tadej Pogacar ha completato il pokerissimo, dando quasi sette minuti al secondo classificato, Remco Evenepoel.
Terzo posto per un compagno di squadra dello sloveno alla UAE, il messicano Isaac del Toro, a tratti addirittura trascinato dal suo capitano in versione gregario.
Vediamo comunque quello che ci ha detto di interessante la Grande Boucle in queste ultime tre settimane.
Tour de France 2026 mai in discussione
Ci dispiace molto per il gigantesco spettacolo che l’organizzazione della corsa francese monta ogni estate (clamorosa l’ultima tappa a Parigi, oltre che lo show di pubblico sull’Alpe d’Huez), ma ancora una volta la classifica generale non è mai stata in discussione.
Vero è che nella cronosquadre iniziale Vingegaard a Barcellona ha dato la zampata e poi è venuta fuori la “fuga bidone” con la Maglia Gialla sulle spalle dello sconosciuto Traeen.
Già dalla prima tappa di montagna, però, quella del Tourmalet, Pogacar ha ingranato le marce alte e nessuno è riuscito a stargli minimamente dietro. Da lì in avanti, a un terzo di Grande Boucle, era già tutto deciso.
Triste a dirsi, ma è andata così, ancora una volta. Lo sloveno ha vinto ben cinque frazioni, ha retto nella cronometro dominata da Evenepoel e ha staccato tutti in montagna, dando spettacolo sui Vosgi e sull’Alpe d’Huez.
Nessuno si sarebbe aspettato qualcosa di diverso, specie dopo la caduta di Vingegaard nell’ultima tappa della seconda settimana, quando comunque il suo ritardo da Pogacar era già di oltre tre minuti.
Un podio rinnovato per due terzi
Rispetto a un anno fa e a quelli precedenti il cambio netto, o comunque l’unica battaglia degna di nota, è stata per gli altri due posti sul podio. Specie dopo la caduta di Vingegaard, appunto. Evenepoel secondo, Del Toro terzo, ma bravo anche il giovane Seixas quarto con i suoi 19 anni.
Remco, più fresco e più centrato, è andato meglio del previsto, soprattutto in montagna dove è stato di fatto il migliore dei terrestri. Impeccabile a cronometro, al Tour de France 2026 ha vinto il ballottaggio con l’altra prima punta della RedBull, quel Lipowitz terzo nel 2025 e caduto rovinosamente nella crono di Thonon.
Del Toro a un certo punto invece sembrava poter ambire addirittura al secondo posto, ma un calo alla distanza lo ha penalizzato. Non ci fosse stato, come detto, Pogacar in versione gregario il messicano avrebbe faticato molto anche a rimanere sul podio. Maglia Bianca di miglior giovane, comunque, una vittoria di tappa e un posto sul podio rappresentano un bilancio da applausi.
Seixas, poi, quarto al primo grande giro: era dato come la variabile impazzita in mezzo alla battaglia tra i big, ha corso con intelligenza, crollando inevitabilmente nella terza settimana. Non abituato a queste pressioni e a questi ritmi, è atteso tra un anno con maggiore esperienza e malizia.
Francia comunque felice anche per il quinto posto di Lenny Martinez, in difficoltà all’inizio e poi formichina in crescendo, arrivando sempre con i migliori sulle grandi montagne del Tour de France 2026.
Ultima settimana che ha esaltato soprattutto Richard Carapaz, vincitore di due tappe e della Maglia a Pois come miglior scalatore.
Le delusioni e il “caso” controlli antidoping
Questo Tour de France 2026 passerà comunque alla storia recente del ciclismo per il ritorno “in auge” dei controlli antidoping a sorpresa. Iniziati nel weekend tra la seconda e la terza settimana, tra il 18 e il 19 luglio, ha visto Pogacar e Vingegaard svegliati in piena notte ed evidentemente scossi, o comunque condizionati.
Non sono stati gli unici, ma questa improvvisa severità ha fatto scalpore. Che cosa si cercava? Un qualche scivolone da parte dei migliori corridori al mondo? Tutto sembra essersi risolto in una bolla di sapone, molto rumore per nulla.
Andando a cercare delle delusioni possibili, non possiamo che cominciare da Lipowitz, appunto, che difendeva il terzo posto ed è caduto rovinosamente nella seconda crono quando già era in difficoltà. E poi il “solito” Ayuso, crollato alla distanza dopo un avvio promettente.
Per il resto tutti i big hanno bene o male timbrato il cartellino, anche i velocisti favoriti come Merlier e Philipsen una o due tappe le hanno portate a casa, nonostante la Maglia Verde del più regolare se la sia aggiudicata Mads Pedersen.
Sugli italiani, ahinoi, meglio stendere un velo pietoso anche se il 14° posto di Davide Piganzoli in classifica generale arriva dopo la top 10 al Giro, confermando l’ottima forma del corridore di Sondrio.
Insomma, un Tour de France 2026 frizzante, ma per quanto riguarda il contorno. Il nocciolo, per la quinta volta, se l’è preso il solito Tadej Pogacar.


