Milan-Inter si gioca sabato 31 ottobre alle 20:45, decima giornata di Serie A, con i rossoneri in casa e l’Inter campione d’Italia in carica. Il copione ha poco di personale: da giugno i giocatori che conoscono l’altro spogliatoio sono scesi, praticamente, a uno.
Il filo che resta
Acerbi e Darmian hanno lasciato l’Inter il 30 giugno a contratto scaduto, insieme a Sommer e de Vrij. Acerbi aveva giocato sei partite al Milan nel 2012-13, Darmian è cresciuto nel vivaio rossonero ed esordì in prima squadra da ragazzo.
Adesso il collegamento passa quasi interamente da Hakan Çalhanoğlu: quattro stagioni al Milan, poi l’Inter a parametro zero nell’estate 2021, un cambio di casacca che gli ha attirato l’ostilità dei vecchi tifosi. È alla sesta stagione in nerazzurro. Il contratto scade nel 2027 e il rinnovo è un nodo da sciogliere. A metà settembre, dopo il 5-3 all’Udinese, è arrivato un altro stop muscolare; resta però sua la firma sul gol del mese di agosto-settembre della Serie A.
I precedenti recenti non lo aiutano. Nella scorsa stagione il Milan ha battuto l’Inter in entrambi i derby di campionato, 1-0 con gol di Pulisic all’andata e di Estupiñán al ritorno, e non accadeva dal 2010/11. Nel primo Çalhanoğlu sbagliò un rigore, nel secondo restò in panchina senza entrare. L’Inter vinse lo stesso lo scudetto, il ventunesimo, ma Chivu finì in una statistica poco gradevole: terzo allenatore nerazzurro a perdere i primi due derby, dopo Giuseppe Meazza nel 1947 e Giuseppe Chiappella nel 1975-76.
In panchina nessuno dei due allenatori ha un passato sull’altra sponda. Rúben Amorim guida il Milan dal 16 giugno, dopo l’esonero di Allegri a fine maggio; Chivu è stato confermato con un contratto prolungato.
Come si costruisce un undici di doppi ex
I giocatori che hanno vestito entrambe le maglie sono qualche decina, tra campo e panchina. Per scegliere l’undici contano tre cose: quanto hanno inciso in ciascun club, quanto sono rimasti nella memoria dei tifosi, e se le posizioni si incastrano in campo.
Ne esce un 4-3-3: Lorenzo Buffon; Panucci, Collovati, Simic, Favalli; Vieira, Pirlo, Seedorf; Ronaldo, Ibrahimović, Baggio. Restano fuori Meazza e Çalhanoğlu, e dei motivi si parla più avanti.
In porta: Buffon, e il duello con Ghezzi
Negli anni Cinquanta Milano si divideva anche sui portieri. Lorenzo Buffon difendeva il Milan, Giorgio Ghezzi l’Inter, e il derby valeva pure come sfida personale, resa più aspra da una rivalità sentimentale per Edy Campagnoli, poi moglie di Buffon. Poi le maglie si scambiarono: Ghezzi andò al Milan nel 1959 e ci chiuse la carriera nel 1965, Buffon passò per Genoa e arrivò all’Inter nel 1960.
Tra i due la scelta è quasi una monetina. Il totale pesa a favore di Buffon: dieci anni da portiere del Milan, poi tre stagioni e 89 presenze con l’Inter, chiuse con lo scudetto 1962-63, l’ottavo nerazzurro e il primo della Grande Inter di Herrera. È morto il 25 novembre 2025, a 95 anni, ricordato da entrambe le società.
Difesa: l’unico reparto in pareggio
Qui i numeri si dividono quasi a metà. Fulvio Collovati ha giocato 193 partite con il Milan e 167 con l’Inter, e in mezzo ha vinto il Mondiale del 1982: cambiò squadra senza cambiare città. Resta celebre la foto del derby del 1984 con Hateley che lo sovrasta di testa, e gli amici, a sentirlo, gliela rimandano ancora. Accanto a lui Dario Simic, 91 presenze nerazzurre e 129 rossonere, otto trofei con il Milan.
Favalli completa il pareggio: 68 partite all’Inter, 99 al Milan. Panucci pende dalla parte rossonera, con 134 gare e una Champions contro le 31 del 1999-2000 all’Inter, ma tra i terzini destri della lista è il più affidabile.
Più dei nomi presenti pesano quelli esclusi. Bonucci ha giocato 137 minuti da ragazzo all’Inter e poi una stagione deludente al Milan, nel 2017-18. Davids ha fatto 31 partite in rossonero e 23 in nerazzurro. Taribo West, dopo la Coppa Uefa vinta con l’Inter, ha messo insieme quattro presenze al Milan. Il cambio di casacca produce spesso più rumore che minuti.
Centrocampo: Pirlo, Seedorf e Vieira
Pirlo è il caso più sbilanciato dell’undici. Con l’Inter ha giocato 40 partite, poi i cugini lo hanno preso per 35 miliardi di lire e ne hanno ricavato 401 presenze, 41 gol, 46 assist e nove trofei, due Champions comprese. Dieci a uno, quasi esatto.
Seedorf gli somiglia, con meno spigoli: 93 partite e 14 gol all’Inter tra il gennaio 2000 e il 2002, poi 432 presenze e 62 gol con il Milan. Arrivò in un baratto che portò Coco in nerazzurro. Coco giocò 42 partite, vinse una Coppa Italia e si ritirò.
Vieira è la scelta meno scontata, perché il suo percorso è a distanza. Al Milan era un ragazzo, nel 1995-96. All’Inter tornò a Milano più di dieci anni dopo, passando per Arsenal e Juventus, e fino al gennaio 2010 giocò 91 partite con una bacheca che si riempiva.
Attacco: tre modi di essere un doppio ex
Zlatan Ibrahimović ha fatto 66 gol in tre anni all’Inter, compresi i due dell’ultima giornata del 2008 che valsero lo scudetto. Poi il Barcellona, il Milan nel 2010-12, il ritorno nel 2020 fino al 2023 e lo scudetto rossonero del 2022. È anche l’ultimo ad aver segnato nel derby con entrambe le maglie: otto nomi in tutto dall’inizio del Novecento.
Ronaldo cambiò sponda nel gennaio 2007. Con l’Inter ha segnato 59 gol in 98 partite e vinto la Coppa Uefa, con il Milan 9 gol in 20. Nei derby i suoi gol sono cinque, quattro da interista.
Baggio è il più strano. Arrivò al Milan dalla Juventus e fece 19 gol in 67 partite, poi passò per Bologna e finì all’Inter, con 17 gol in 59. Entrambi i club lo ebbero dopo gli anni migliori, quelli bianconeri, e a entrambi diede comunque due stagioni da titolare di lusso.
Fuori dall’undici: Meazza e Çalhanoğlu
Giuseppe Meazza è il nome dello stadio e non basta per entrare. Ha giocato con l’Inter dal 1927 al 1940, poi di nuovo a fine carriera, ed è stato il primo giocatore a segnare nel derby con entrambe le maglie. Al Milan arrivò nel 1940 e ci rimase due stagioni: la sua storia appartiene all’Inter. Da allenatore nerazzurro, nel 1947, perse i suoi primi due derby, un precedente che Chivu ha ritrovato.
Çalhanoğlu resta fuori per un altro motivo: la sua storia è ancora in corso. Quattro stagioni sulla sponda rossonera, sei su quella nerazzurra compresa l’attuale, un rinnovo da decidere entro il 2027. Dove metterlo in classifica lo dirà il tempo, e forse un derby.
In panchina siede Giovanni Trapattoni. Ha cominciato da allenatore proprio al Milan, nel 1973-74 e di nuovo nel 1975-76, e con l’Inter ha vinto lo scudetto dei record, nel 1989.
Cosa dice questo undici
Nell’undici sei giocatori sono passati dall’Inter al Milan e cinque dal Milan all’Inter, quasi un pareggio. Il resto dei numeri è meno simmetrico. Pirlo vale dieci volte tanto in rossonero, Seedorf quasi cinque, Ronaldo il contrario: 98 partite all’Inter e 20 al Milan. Solo la difesa trova un vero punto di mezzo. La conclusione più semplice è che il doppio ex di successo ha di solito una casa sola, e l’altra squadra è stata un ospite: importante, spesso, ma sempre un ospite.
Sabato a San Siro il nome da seguire sarà Çalhanoğlu, con la condizione fisica da verificare. Per la difesa, indiscrezioni indicano Acerbi, svincolato dopo l’addio all’Inter, tra i profili che il Milan potrebbe valutare. Un’ipotesi di mercato, per ora nient’altro.

