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Sarebbe stato il nostro girone. E l’avremmo preso volentieri. Però non sarà così, non è andata come ci aspettavamo. E infatti, nel gruppo B del Mondiale, ecco trionfare la Bosnia, che ha pure buone possibilità di superare il girone. Con loro, presenti Canada e Qatar, oltre alla Svizzera. Che se non dominerà, ecco, avrà un problema.

Bisogna ripartire da qui, insomma. Da un gruppo che non presenterà partite indimenticabili, e che alla fine un suo significato lo avrà. Certo, scatena la nostalgia, ma allo stesso tempo può trasformarsi in un’opportunità per farlo pure con la curiosità. Dzeko contro David, del resto, chi se lo vuol perdere?

Canada

Ecco, ricominciamo dal capitano e giocatore simbolo, attaccante della Juventus e di sicuro reduce da una stagione profondamente negativa. Jonathan David guida il suo Canada al Mondiale, e coltiva pure ambizioni interessanti.

La formazione tipo

Lui, nella coppia d’attacco. Spesso con Oluwaseyi, in un 4-4-2 offensivo che richiama la vecchia Serie A alla memoria. Crepau tra i pali, Sigur e Laryea sugli esterni, Waterman e Priso centrali.

Millar e Flores sono invece le ali offensive, con Koné e Saliba i centrocampisti centrali. Jesse Marsh, ct, punta però tanto sullo scambio tra le due punte. Ne vedremo delle belle, perché i canadesi sanno divertire e divertirsi.

Canada (4-4-2): Crepau, Sigur, Waterman, Priso, Laryea, Milla, Saliba, Koné, Flores, Oluwaseyi, David.

Approccio tattico

Diverte, sì, questo Canada. E il merito è pure di Jesse Marsh, statunitense, 52 anni del Wisconsin. E’ stato l’allievo di Ralf Rangnick in giro per il mondo, dopo aver allenato Salisburgo e Lipsia, nel 2022 è passato al Leeds, dal 2024 allenatore del Canada. Vuole spettacolo, quasi prima dei risultati. E il Canada è tambureggiante, si basa tanto sull’intensità e sulla capacità di cogliere in controtempo gli avversari.

Aspettative

Che aspettative può avere, però? Beh, l’obiettivo è superare il girone e il girone è effettivamente alla portata. Il sogno quarti di finali, ecco, si mischia agli obiettivi. Realisticamente è molto complicato, ma Marsh punta sulle ali dell’entusiasmo.

Le stelle

La stella è Jonathan David, anche se la stagione della punta della Juventus è sicuramente stata sotto ogni tono possibile. Il canadese è pronto però a rifarsi, pure per mettersi in vetrina: l’obiettivo è tornare a trovare il gol con una discreta continuità. E cosa c’è meglio di un Mondiale con le pressioni di casa?

Qatar

Ve lo ricordate, Julen Lopetegui? Certo che sì, non è mica passato tutto questo tempo. Eh, ora allena il Qatar. Il Qatar che va al Mondiale e che gioca con un 4-2-3-1 pressoché tutta fantasia. La nazionale qatarina può dire la sua in questa competizione, sebbene difficilmente si possa attendere chissà cosa.

La formazione tipo

Il modulo è quello delle migliori squadre europee, la qualità decisamente più bassa. Qualcosa però sta imparando, il Qatar. E un ringraziamento è dovuto a Lopetegui, ma anche agli ingenti investimenti che si stanno compiendo per strutture e settori giovanili. Mica poco. Anzi, solida base di partenza. Occhio ad Afif sull’esterno, Alaaeldin è un buon centravanti. E Barsham, portiere, è garanzia.

Qatar (4-2-3-1): Barsham, Al-Oui, Al-Hussain, Mendes, Al-Brake, Waad, Fathi, Afif, Al-Mannai, Al-Amin, Alaaeldin.

Approccio tattico

Conservatori, ma sempre alla ricerca della palla. La capacità che ha dato Lopetegui al Qatar è quella di leggere bene le partite. Dunque, se si mette con un certo tono fisico, la proposta è quella di rispondere d’immediato impatto; se si mette in posizione di stanca, la risposta è quella di adeguarsi al sistema. Possono dar fastidio copiando l’avversario.

Aspettative

Difficile aspettarsi che il Qatar non sia la Cenerentola di questo girone, molto complicato che possa sorprendere e superare il turno. Sembra la vittima sacrificale, eppure qualcosa cercheranno di cavare, anche solo per irrobustire il loro sistema calcistico. Quattro anni fa avevano fatto sognare i propri tifosi: quel ricordo è rimasto.

Le stelle

La stella è Afif, senza dubbio. Numero dieci e capitano, investitura massima. Gioca all’Al-Sadd, ha 29 anni, fino al 2020 era al Villarreal e in Europa ha giocato pure in Belgio, al KAS Eupen. Non solo: è cresciuto al Siviglia. Una carriera particolare, che però ha dato le sue soddisfazioni. E ovviamente in patria è l’idolo di tutti.

Svizzera

Oh, siamo arrivati ai favoriti del torneo. Alla Svizzera di Yakin, che pure stavolta pare destinato a regalarci dei meme per la vita. La Svizzera, come abbiamo visto a più riprese pure sulla nostra pelle, è una squadra forte e darà del filo da torcere a tutte. Un nome? Akanji. Miglior difensore della Serie A. Un altro? Ndoye, oggi al Nottingham, ieri fenomeno al Bologna.

La formazione tipo

Poi è sfacciata, bella, vibrante. Gioca con un 3-4-3 che Yakin le ha disegnato su misura, un vestito che sa allargarsi al momento giusto, che sa andare stretto quando deve mostrare le proprie curve. Davanti a Kobel, portiere, Zakaria è tornato a fare il braccetto, con Elvedi e appunto capitan Akanji. Poi gli esterni: Aebischer e Rieder, mentre Freuler e Jashari (quanta Serie A…) sono i due mediani.

L’attacco è di livello: insieme a Ndoye c’è Vargas sul lato opposto, Embolo è il centravanti.

Svizzera (3-4-3): Kobel, Zakaria, Elvedi, Akanji, Aebischer, Jashari, Freuler, Rieder, Ndoye, Embolo, Vargas.

Approccio tattico

Uomo su uomo, forza nelle gambe e soprattutto idee. Occhio alle imbucate, se si affronta la Svizzera: Freuler dà ritmo alla mediana, ma Jashari è quello con inventiva. E poi tanto gioco e altrettanto sfogo sugli esterni offensivi. Ndoye e Vargas sono gli equilibratori offensivi di una squadra che – ribadiamo – non parte battuta contro nessuna. Anzi.

Aspettative

Per questo, sì, le aspettative sugli elvetici sono molto alte e potranno irrobustirsi durante il torneo. La Svizzera può agevolmente superare il girone e poi giocarsela contro qualsiasi altra squadra. E fallimento sarebbe soltanto se non dovesse superare la prima parte: tutto il resto sarebbe infatti un buon compromesso con le proprie aspettative.

Le stelle

Gregor Kobel, di mestiere portiere, è la stella della Svizzera. 28 anni, oggi al Borussia Dortmund, più degli altri è il giocatore che ha margine di miglioramento ed esperienza internazionale. Partirà da lui, la spedizione svizzera. E non è poco, perché su grandi portieri spesso sono nate grandi storie (Cech con la Repubblica Ceca, Navas con il Costa Rica). Alternative? Ndoye, Zakaria, lo stesso Jashari. Che ha i colpi. Che può consacrarsi negli Usa.

Bosnia

E arriviamo agli avversari degli azzurri, almeno gli ultimi in ordine cronologico. Chi se la scorda, in fondo, Zenica. Di sicuro non lo faranno loro, i bosniaci, che proveranno a sfruttare l’onda lunga della vittoria sull’Italia per cambiare i connotati al proprio Mondiale. L’occasione c’è.

La formazione tipo

E ci sono pure i giocatori, in fondo, che tanto male non sono. Anzi. Nel 4-4-2 visto con l’Italia e probabilmente riproposto da Barbarez, ecco il piano d’attacco della Bosnia, che sfrutterà la strenua difesa per colpire quanto può, come riesce. Spazio a Dzeko con Demirovic, davanti. Occhio a Alajbegovic, che potrebbe pure partire dalla panchina.

Bosnia (4-4-2): Vasilj, Dedic, Katic, Muharemovic, Kolasinac, Bajraktarevic, Basic, Sunjic, Memic, Demirovic, Dzeko.

Approccio tattico

In fondo ce l’aspettiamo così, perché così abbiamo imparato a conoscerli. La Bosnia sa benissimo come colpire, quando farlo, gli obiettivi raccolti fino a questo punto e il perché siano arrivati. Sì, anche grazie all’approccio tattico avuto, lo stesso che ha colpito gli azzurri ma anche il Galles. Tenere botta prima di darle, le botte. A volte può portare lontano.

Aspettative

Quali sono allora le aspettative? Si giocherà tutto in una partita, che non è quello con la Svizzera, semmai quella con il Canada. Arriverà subito, il 12 giugno, alla prima giornata. Partire bene potrebbe fare immediatamente la differenza per la Bosnia, che avrebbe così un altro percorso davanti.

Le stelle

Non si può allora non partire di nuovo da Edin Dzeko. L’attaccante bosniaco è la principale attrazione della squadra bosniaca, che presenta però dei giocatori molto interessanti, soprattutto tra i più giovani. Occhio a Muharemovic, cresciuto alla Juve e promesso sposo dell’Inter (oggi è al Sassuolo). E attenzione pure ad Alajbegovic: piace alla Roma, ha fatto impazzire l’Italia.