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La tana del Millwall e i suoi tifosi: lo spauracchio di un’intera nazione, fra mito e leggenda

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Se amate il calcio inglese, avrete senza dubbio sentito parlare del Millwall. Più che delle vicende calcistiche, sono quasi sempre i tifosi dei Lyons a finire sotto i riflettori.

Una tifoseria che mette paura solo guardarli e che rispecchia fedelmente il disagio sociale dell’intero quartiere dove il Millwall ha le sue radici. Benvenuti nel Sud/Est di Londra, con il Tamigi a delineare un confine immaginario di una terra che non si sente londinese al 100%.

Le storie si moltiplicano sulla più pazza tifoseria di Inghilterra. Se il Millwall a livello sportivo ha sempre concesso poche gioie ai suoi tifosi, quest’ultimi non hanno mai fatto mancare l’appoggio. Sia in casa al “The Den” e sia in trasferta. I “Lyons” non giocano mai da soli e la fede va ben oltre i meri risultati sportivi.

In realtà negli ultimi anni, anche il quartiere stesso ha provato a rialzare la testa e soprattutto a riqualificarsi, pur senza perdere il suo DNA di Working-Class. In fondo, le industrie in questa zona pullulano e parecchi degli abitanti lavorano li.

Il Vecchio “The Den” e il nuovo “The Den”

C’è un prima e un dopo nella storia del Millwall. E’ il passaggio dalla vecchia tana del “The Den, un catino da 45 mila posti di cui solo 5 mila a sedere e l’obbligatorio rinnovamento con il “New The Den“. Poche centinaia di metri dividono oltre 100 anni di storia.

Il vecchio fortino abbandonato nel 1992, per il più moderno stadio da 20 mila posti a sedere. Il rapporto Taylor stilato nei primi mesi degli anni ’90 non ammette repliche. O lo stadio è conforme alle nuove norme per prevenire violenze e stragi dentro gli stadi, oppure i Club dovranno giocare in campi neutri.

Il Millwall non perde tempo e seppur a malincuore chiude la vecchia tana e riapre 300 metri dopo il nuovo gioiello. E il paradosso vuole che proprio i “Lyons” sia il primo club professionista ad adempiere alle nuove normative.

Ma nonostante la buona volontà della società, come vedremo i suoi tifosi difficilmente perderanno le loro abitudini da Hooligans. Nel 1992 si chiude un pezzo di storia quindi, ma allo stesso tempo, quella storia si collega al nuovo impianto. Seppur inizialmente il vecchio “The Den” sembra mancare a tutti i tifosi del Millwall.

No one likes us

No One like Us è il motto con cui i tifosi del Millwall si sono sempre distinti dal resto delle altre tifoserie. E niente di più vero è racchiuso in queste poche parole. Una tifoseria che non sarà mai come le altre e che non potrà mai essere domata come le altre. Da sempre gli Hooligans dei Lyons hanno fatto parlare di se. Risse, assalti, vetrine spaccate, imboscate e quanto altro fanno parte del repertorio della parte più accesa del tifo locale. Casa o trasferta non fa differenza. Lo stile Millwall non conosce soste o paure.

Hanno invaso il terreno portando più volte alla sospensione delle gare, oppure hanno atteso tra i tunnel dei ponti ferroviari le opposte fazioni, mentre in altre occasioni non li hanno dato nemmeno il tempo di scendere dai treni: già pronti a respingerli sui binari e con metodi poco ortodossi. Sicuramente efficaci. Nessuna tifoseria è mai stata uno spauracchio come quella del Millwall. Negli anni ’80 le loro gesta erano solite campeggiare nelle pagine dei giornali. E più venivano attaccati dalla stampa e più diventavano potenti.

Una volta nel 1985, il Bristol City era atteso al vecchio “The Den” per una gara di campionato. I tifosi dei Lyons studiarono un piano per far sbagliare strada al pullman della tifoseria avversarie ed eludere l’intervento della polizia. Subito fuori dall’uscita dell’Autostrada gli hooligans cambiarono le indicazioni per raggiungere lo stadio e ben presto il pullman avversario finì per trovarsi in una stradina di campagna. Dai cespugli che correvano lungo la carreggiata ecco che spuntano fuori loro. F-Troop e i Bushwackers. Le due frange più estreme del tifo del Millwall. Il risultato fu un numero imprecisato di feriti fra i supporter ospiti e il Pullman completamente distrutto.

La politica divide, il calcio unisce

Abbiamo appena nominato i due gruppi, o se preferite le due firm più rappresentative del mondo Millwall. F-Troop e Bushwackers, così diversi, ma così uguali quando c’è di mezzo la loro squadra del cuore. Un gruppo apertamente spostato sull’estrema sinistra e l’altro sull’estrema destra della scala politica. Eppure, quando bisogna combattere, lottare e sostenere il Millwall, ogni divergenza politica passa in secondo piano. Niente come il calcio, può definirsi trasversale.

Con una mentalità del genere non c’è da stupirsi di cosa rappresenti la firm del Millwall in Inghilterra. Odiata e detestata ai quattro angoli della Britannia e amata in quel fazzoletto di terre industriali sulle sponde del Tamigi. Osservando i loro dirimpettai sull’altra sponda. Gli eterni rivali del West Ham. Derby e scazzottate epiche che sono valse svariate pellicole cinematografiche. Lyons vs Hammers non sarà mai una partita come le altre.

Incorreggibili

In mezzo a tutto questo scenario, colpisce ancor di più come la dura ed efficiente legge inglese non riesca ad arginare il fenomeno Hooligans, quando di mezzo c’è il Millwall. Negli ultimi 30 anni il calcio d’oltre manica ha cambiato letteralmente volto. Le leggi si sono fatte dure, per non parlare delle pene. Gli stadi hanno cambiato radicalmente struttura e anche il tifoso ha dovuto gioco forza cambiare mentalità. Da teatri praticamente di guerra, le famiglie sono tornate ad impossessarsi del calcio. Tutti, tranne un club. Il Millwall. A loro di tutto questo sembra non fregare assolutamente nulla.

Un paio di anni fa un esponente della Polizia inglese, che fin dai primi anni ’90 segue da vicino la mutazione del fenomeno Hooligans in Inghilterra, ha così commentato delle firm del Millwall.

Ogni mese arrestiamo, oppure vengono bannati dagli stadi di tutto il paese circa 30-40 tifosi dei Lyons. Con una media del genere alla fine di una singola stagione, qualsiasi altra frangia violenta nel calcio inglese sarebbe sparita o comunque nettamente ridimensionata. Loro no. Loro, ogni fine settimana, gettano nella mischia nuovi elementi che prendono il posto di quelli che abbiamo arrestato la settimana precedente. Hanno un ricambio che sembra senza fine e per quanto noi possiamo essere duri con questi hooligans, loro ogni sabato si presentano al completo e con nuove leve da far crescere

Parole che se da un lato devono far riflettere, dall’altra spiegano l’infinita voglia di violenza di questa parte del tifo Lyons. In effetti nel corso degli ultimi 30 anni, tutte le tifoserie più violente inglesi sono state debellate. Chelsea, West Ham, Leeds, Liverpool e molte altre ancora hanno visto diminuire la presenza di tifosi violenti tra le loro fila. Tutte, tranne una. Il Millwall. Passano gli anni, cambiano i reali e i governi in terra inglese, ma nel calcio c’è sempre una certezza. Il Millwall e i suoi hooligans. Nessuno come loro.

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