Milan: l’uomo prima del giocatore

Il calcio è probabilmente considerato lo sport più bello del mondo in quanto capace di stravolgere qualunque genere di prospettiva. Questa peculiarità l’hanno poche squadre. Una di queste è senza dubbio il Milan. Il capovolgimento fa parte del suo DNA. Tanto del recente passato quanto di ciò che è ormai passato alla storia. I nomi cambiano ma l’essenza no. È mutata la profondità di rosa dei rossoneri e nonostante un mercato monstre che non si vedeva da tempo, le seconde linee arrancano e gli infortuni attanagliano il lavoro di Stefano Pioli.

Quella tra Napoli e Milan è stata una delle partite più entusiasmanti e frizzanti di queste prime giornate di Serie A, seconda solo forse a Cagliari-Frosinone e Genoa-Milan. Entrambe le compagini si sono rese protagonisti di uno spettacolo per gli occhi. Occasioni, atletismo, tenacia e grinta. A tratti una ed a tratti l’altra hanno messo in campo un calcio che non pare essere più di casa nel campionato nostrano. Ed il risultato è emblematico in tal senso. Un pareggio caratterizzato da gol belli da vedere e la voglia di vincere. I partenopei, nella seconda frazione di gioco, hanno tirato fuori la grinta ed hanno rimontato una sfida apparentemente già messa in cassaforte dai rossoneri.

Kvara-Calabria: uomini e giocatori d’altri tempi

Al termine della sfida contro il PSG, Davide Calabria si è erto a leader della squadra. Ha delineato quale deve essere l’atteggiamento di chi indossa la maglia del Milan. Alle parole ha fatto seguire le azioni, riuscendo ad arginare in modo regolare e puntuale gli strappi di Kvaratskhelia. Ciò mostra non solo doti tecnico-tattiche che sono sembrate a tratti inesistenti. Spesso la fascia di campo che lui ricopre, è stata schermita rendendola oggetto pure di goliardia. Il terzino ha fatto vedere di poter essere fondamentale nelle partite che contano e che di frequente è la mente a guidare l’operato di una persona.

Il capitano rossonero ci ha messo cuore e grinta e questo ha ripagato. Se non è in dubbio il potenziale del Milan, ad esserlo lo è la voglia di vincere. O almeno nel suo caso, collaborare nel reparto difensivo. La difesa è la zona del campo che è stata marginalmente toccata dal mercato per cui, almeno teoricamente, la più collaudata di tutte. Eppure a volte è necessario andare oltre. E farlo in modo corretto. Esemplificativo dell’operato di Calabria, è l’abbraccio a fine partita con Kvara. Duelli accessi, a tratti duri ma con il massimo rispetto che porta in scena un fattore di cui troppo spesso ci si dimentica: il riconoscimento del lavoro ed il rispetto reciproco.

Il dodicesimo protagonista: l’infortunio

Pur essendo partita in tromba la stagione del Milan, Pioli si trova nuovamente a dover combattere con un conosciuto ma mal voluto protagonista: l’infortunio. Al momento sono 9 i giocatori ai box su 27 totali. Si parla di un 1/3 della rosa. La media è inquietante, la si potrebbe definire in stile Halloween. I problemi muscolari stanno attanagliando i rossoneri tanto da costringere il tecnico a fare scelte impreviste e forse improbabili.

I dati da inizio stagione sono ancora più preoccupanti. Si è appena conclusa la 10a giornata di campionato e gli infortuni totali sono stati 19 e ben 12 di questi sono di origine muscolare. Solo nella giornata di domenica 29 ottobre hanno preso posto in infermeria in 4 e sta iniziando a fare più notizia questo della mancanza di concretezza sotto porta.

Puisic ha giocato una partita degna di nota fino al cambio. Non sarà un giocatore particolarmente bello da vedere ma senz’altro incisivo. A volte sparisce, ma la sua capacità di farsi trovare nel posto giusto al momento giusto raramente manca. La sua assenza sulla destra nel secondo tempo si è sentita forte e chiara. Il suo sostituto, pur provandoci, non ha prodotto alcun picco in positivo. La mancanza di minuti nelle gambe e la diversa visione di gioco di Luka Romero si è sentita ed al netto del secondo fallo da ammonizione a cui ha costretto Natan, non sono state registrate ulteriori note liete.

Lo stesso vale per Kalulu. A causa dell’espulsione rimediata contro la Juventus, Thiaw è stato escluso dal big match contro il Napoli e ciò ha portato ad un ritorno alle origini per quanto riguarda i centrali di difesa. Il francese ha ripreso posto accanto a Tomori. Questo flashback è durato 19 minuti, giusto il tempo di rimediare l’ennesimo infortunio. A sostituirlo è stato Pellegrino. Potenzialmente un discreto giocatore ma la poca dimestichezza con la Serie A – considerando che non ha alcuna esperienza al di fuori del campionato argentino- e gli irrisori minuti giocati lo hanno fatto sembrare a tratti un pesce fuor d’acqua che annaspa senza una meta ben precisa. L’aspetto ironico del suo esordio sta nel fatto che a poco dalla fine si è infortunato pure lui, costringendo Pioli a schierare Theo accanto all’ultimo difensore centrale superstite.

L’aspetto infortuni non può e non deve essere sottovalutato. Questi condizionano scelte ed esiti. In alcuni reparti come la difesa si è decisamente scoperti ed in altri le seconde linee non sono all’altezza. La diretta conseguenza è l’inconsistenza e l’inevitabile stanchezza di coloro che non possono permettersi il lusso di un turno, completo o parziale, di riposo.

L’evanescenza del gol

Come nella sfida in trasferta contro il Genoa, anche quella fuori casa contro il Napoli ha visto Giroud prendersi la scena. La doppietta nel primo tempo porta il suo nome ed anche la grinta che ci ha messo il Milan almeno nei primi 45′. Il ritorno al gol del Diavolo e del numero 9 rossonero sono indubbiamente positivi, lo è meno il fatto che ciò non sia bastato per strappare i tre punti ai partenopei.

Da non sottovalutare nemmeno la reazione di Giroud al momento del cambio e l’inconsistenza di Jovic, subentrato al suo posto. Le sue reti sono vitali per le sorti del Milan ma il francese non basta. L’evanescenza del gol è un altro aspetto del periodo che va attenzionato.

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