Non sarà una partita come le altre, ma non sarà nemmeno la partita che deciderà lo scudetto. No, la Juve è troppo dietro: se pure dovesse vincere con i nerazzurri, andrebbe a nove lunghezze di distanza. Non è poco. Anzi: neanche sognare potrebbe aiutare. E visto che i sogni hanno finora tagliato le gambe ai bianconeri – reduci comunque da due partite senza alcuna vittoria -, adesso conta portare a casa una partita che nella storia italiana non ha eguali. E poi contro la più forte del campionato.
Ecco, se alla vigilia del campionato un po’ di dubbi sembravano legittimi, soprattutto per la scelta di affidare la panchina interista a un semi debuttante come Chivu, in realtà la “marottata” ha funzionato e ha ristabilito le gerarchie tricolore. C’è l’Inter. E sopra l’Inter? Niente.
Chi gioca e chi no
Pertanto, si riparte da lì, dal momento d’oro dei nerazzurri, reduci da sole vittorie nelle ultime 5 di campionato. Chivu avrà a disposizione Barella e Calhanoglu, ma solo il centrocampista sardo sembra in grado di poter partire dal primo minuto, mentre il turco potrebbe cedere la regia a Zielinski. Sommer naturalmente tra i pali, con Bissek e Bastoni ai lati di Akanji; sugli esterni, il tecnico confermerò Luis Henrique e il super Dimarco visto in questa stagione, mentre Barella e Zielinski andranno a comporre la mediana con Mkhitaryan. Spazio in avanti a Latuaro e Thuram, Pio Esposito partirà dalla panchina.
Tra i bianconeri, Spalletti ha recuperato Conceiçao e potrebbe ripartire proprio da lui. L’idea è quella di mettersi a specchio, dunque partire dal 3-4-2-1 con McKennie largo a destra e Cambiaso sul lato opposto; davanti a Di Gregorio, naturalmente Kalulu con Bremer e Kelly. In mezzo Locatelli e Thuram a dettare i tempi, davanti può giocare il portoghese con YIldiz e Jonathan David da centravanti.
Due squadre rivoluzionate
Non cambierebbe molto, in realtà, schierarsi a tre dietro per la Juve. Ed è una delle belle novità introdotte fino a questo momento da Spalletti, con cui la Juventus può dirsi certamente cambiata, a prescindere dalle scosse d’assestamento dell’ultimo periodo. Complice una brutta eliminazione dalla Coppa Italia per mano dell’Atalanta. Se c’è un altro percorso da fare – e c’è, eccome – è quello di insegnare i momenti della partita ai giocatori: nelle scelte, l’allenatore toscano, vede ancora un po’ indietro i suoi. Però l’ha rivoluzionata, rispetto all’era Tudor. Come Chivu ha cambiato sensibilmente l’Inter.
Il rischio era enorme, infatti, per l’ex difensore. Aveva giusto una manciata di panchine in Serie A, dopo aver salvato il Parma. Poi? La grande chiamata. Da prendere. Da sfruttare, tuttavia, c’era giusto il percorso da calciatore, ad altissimo livello e per questo comunque indicativo. Necessario. Per tranquillizzare una squadra in subbuglio dopo la disfatta in finale di Champions. E per ridarle persino fame.
Yildiz contro Lautaro
La scena chiaramente sarà presa dai due numeri dieci di Inter e Juventus. Da una parte c’è Lautaro Martinez, mai così tirato a lucido nell’ultimo periodo: capocannoniere della Serie A, ha realizzato 18 gol in 33 presenze fino a questo momento, in Serie A segna una rete ogni partita e mezza. Devastante. Anche perché, togliendo la Coppa Italia col Toro (34′ in campo), arriva da 4 reti di fila, arriva da 10 gol nelle ultime 12 presenze da titolare. Un avviso enorme per i bianconeri, contro i quali però ha segnato giusto 4 gol in 21 partite giocate.
Diversa storia, quella di Yildiz, fresco di rinnovo di contratto. E che rinnovo. Adesso solo David – e ovviamente Vlahovic – guadagna quanto lui. Un simbolo della fiducia enorme che il club juventino ripone nel turco, felice di continuare a scrivere la storia a Torino. Ecco, per Kenan l’Inter è la vittima preferita: 3 gol, come quelli fatti al Toro, a proposito di derby. Sulle spalle, nella settimana più importante della sua carriera, i destini bianconeri.
Dove si giocherà la partita
Oltre agli attacchi, e agli attaccanti, saranno le posizioni mobili a decretare probabilmente un vincitore. Da una parte c’è infatti il pericolo McKennie, a cui l’Inter ha pure pensato, però in ambito mercato: lo statunitense potrebbe partire da destra e lanciarsi come una molla in avanti per dare supporto a David, non esattamente un ariete in area piccola; dall’altra parte, attenzione ai mezzi spazi occupati dai centrocampisti nerazzurri: se Barella sarà titolare, allora sarà automaticamente un pericolo. Così come Mkhitaryan.
Il duello in difesa sarà invece il più interessante: Akanji sta dimostrando di essere un top assoluto ed è forse il miglior difensore di questo campionato; dall’altra parte c’è invece Bremer, che l’Inter l’ha sfiorata in passato, e che sta recuperando bene dopo una stagione passata praticamente ai margini per l’infortunio al ginocchio. Sarà scontro tra titani.


