Ci siamo: è il giro di boa. E allora, complimenti all’Inter, meritatamente campione d’inverno e con una giornata in meno rispetto alle altre, ma non alle seconde della classe. I nerazzurri guidano a quota 42 punti, segue il Milan – che brutto, il pari con il Genoa nell’ultima giornata – a 39 e il Napoli a 38. Sono tutte lì. Ma l’Inter più di tutte. Certo, poi ci sarebbe la Juventus, una giornata in più e 6 di distanza dai nerazzurri: può sognare, però pure limitarsi solamente a quello.
Al termine del girone d’andata registriamo però anche un po’ di situazioni particolari. La prima è quella della Lazio, che in Serie A non vince da quattro partite e che si sta consegnando a una stagione tutto sommato mediocre. Capiremo quanto il mercato inciderà. L’Atalanta invece è in ripresa, quattro successi nelle ultime cinque e una classifica che ora sorride: la zona Champions è a otto punti. Teoricamente si può. Come la Fiorentina potrebbe salvarsi: il Genoa è a 16, la Viola a 13. Ma nelle ultime quattro ha perso solo una volta: c’è fiducia.
1) C’è solo l’Inter
Ripartiamo dalla vetta, però. Perciò dai nerazzurri. La prova di forza con cui stanno conducendo in campionato è sicuramente meno impattante degli altri anni, però è pure il tempo che serve a Cristian Chivu per rendere la creatura interamente sua. E poi fa gol, l’Inter. Fa sempre gol. 40 in 18 gare. Non pareggia mai, ma ha perso quanto il Napoli, persino più del Como. Vuol dire alti e bassi, certo. Però mantenendo i bassi a frequenza normalissima.
La sterzata è arrivata nel finale di anno ed è stato un toccasana per gli interisti, che in Champions ormai viaggiano verso gli ottavi diretti e che in campionato sono ampiamente in carreggiata. Altro che debuttante: Chivu è uno vero.
2) Stop che fanno male. Anzi malissimo
Il Milan rimane lì ma la partita con il Genoa è uno schiaffo in piena faccia. Cioè, oltre a far male, fa davvero riflettere. Si pensava che con Fullkrug Allegri potesse risolvere un po’ di problemi, ma è arrivato un giocatore che avrà naturalmente bisogno del suo percorso da fare, dei suoi minuti da mettere nel bagagliaio prima di risultare veramente un asset. E per fortuna che Stanciu ha tirato all’aria il calcio di rigore del ko: altrimenti la frittata era completa.
Così, invece, è una sorta di omelette: piegata in due. Che può dare pure un filo di speranza ulteriore a Max e ai suoi: non tutto è perduto, anzi c’è parecchio margine per arrivare lì dove il tecnico immagina la quota scudetto. 84-86 punti. Servirà un ritorno coi fiocchi. E superiore all’andata.
3) Abbiamo sottovalutato l’Udinese
Come l’anno scorso, abbiamo sottovalutato l’Udinese. Eccome. I bianconeri si stanno confermando una squadra di livello assoluto e c’è pochissima pubblicità attorno all’artefice di tutto questo, Kosta Runjaić: tedesco, di origini serbe, 54 anni. Certamente non è glamour, però sa il fatto suo. Arrivava da due anni al Legia Varsavia, dove aveva raggiunto la fase finale di Conference League. Considerato il punto di partenza, qualcosa aveva già fatto.
Soprattutto, però, è stato il grande archeologo che ha scoperto i resti di Zaniolo. Nicolò sembrava ormai a un passo dal diventare una promessa mantenuta male, e invece ha avuto l’umiltà di ripartire da una piazza in cui il minutaggio gli era garantito e l’occasione sarebbe stata più silenziosa di altri contesti. Ora raccoglie quanto seminato.
4) Salvate il soldato Italiano
Salvate però pure il soldato Italiano. E chiaramente il suo Bologna. Terza sconfitta nelle ultime quattro, un attacco che pare veramente spuntato e Orsolini che vive un momento di assoluto appannamento. I rossoblù, rispetto a un anno fa, quando la stagione era terminata con una Coppa Italia incredibile, sono alle prese con una crisi che è durata per tutta dicembre e che con il nuovo anno sicuramente non si è affievolita. Anzi.
Non ci sono ribaltoni all’orizzonte. Italiano sa di poter ritrovare forza e linfa, magari pure dal mercato, da cui qualcosa inevitabilmente arriverà. Ma la sensazione è che il salto di qualità, quest’anno, non sia arrivato. Ancor meno dai nuovi.
5) 50 punti per la Juve: ci riuscirà?
Torniamo alla profezia di Allegri, che spesso su questo non va mica molto lontano dalla realtà dei fatti. Per vincere lo scudetto – dice – ci vogliono 84-86 punti. Prendiamo come esempio la situazione della Juventus, che ha girato a quota 36. Vuol dire fare 50 punti per puntare al titolo. E 50 punti sono 16 vittorie e un paio di pareggi, di fatto perderne appena una, chissà come e chissà perché. Verosimile? Mica tanto.
Piuttosto, l’ultima versione dei bianconeri somiglia sempre più al primo anno di Spalletti a Napoli, dove tutto profumava di novità e la sensazione era che quella squadra, andando a capire meglio i momenti della partita, avrebbe superato l’ultimo test prima del successo finale. Spesso è mentale. Lo è anche in questo caso.


