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Come spesso accade, forse un po’ troppo per un match con questa tradizione, Juve-Inter è stato un gioco a neutralizzarsi. Così, dopo un primo tempo molto promettente, è arrivata una ripresa ultra-deludente. Di questo 250° Derby d’Italia, così, ci resta solo una componente degna di nota: le due coppie di attaccanti dei rispettivi club. Molto simili per alcuni aspetti, profondamente diverse per altri. Ma quale vincerebbe, in una ipotetica riproposizione di un tv popolare tv show degli anni ’80?

Juve-Inter, lo spettacolo dura poco

Un primo tempo intenso come non si vedeva da tanto, per gli spettatori abituati ai ritmi un po’ compassati della Serie A. Soprattutto, un’intensità abbastanza insolita per le consuetudini della Juventus allegriana, mentre l’Inter di Inzaghi ha trascorso la prima mezz’ora più che altro stando a guardare. Nell’arco di pochi minuti (tra il 26′ e il 32′) sono arrivati i due gol, due lampi entrambi frutto di buone azioni. entrambi frutto di impostazioni tattiche diverse, entrambi conseguenze di errori individuali.

I due gol, tra scelte ed errori

Il vantaggio bianconero nasce dal solito tentativo di pressione alta da parte dei reparti avanzati dell’Inter, che vanno a disturbare il giropalla dei difensori della Juve. Così Cambiaso si ritrova sul centrodestra difensivo circondato da Lautaro, Mkhitaryan, Calhanoglu e Thuram e la passa indietro a Szczesny. Come è noto, Allegri non è propriamente un fissato della costruzione dal basso, quindi non sorprende vedere il portierone polacco rilanciare lungo. In teoria la palla sarebbe persa, perché cade nella pertinenza di un Dumfries solo soletto. Il laterale olandese però sbaglia lo stop di petto e Vlahovic ne approfitta per andare a contrasto. Riconquistata la palla, serve sulla sinistra Chiesa che può beneficiare dell’improvviso sbilanciamento nerazzurro e si lancia palla al piede. In queste situazioni il numero 7 sa diventare devastante, con buona pace di chi sostiene sia uno che corre a testa bassa guardandosi le scarpe. In realtà Chiesa vede benissimo l’accorrente Vlahovic che ha seguito l’azione completamente libero. Assist rasoterra, colpo di biliardo persino di destro e gol. In pochi istanti, abbiamo intravisto alcune delle potenzialità incredibili che hanno questi due, come coppia e come singoli.

Poco più di 5 minuti dopo, c’è un’azione per certi versi simile. Vlahovic recupera un altro pallone a centrocampo e serve ancora Chiesa, che però perde il contrasto con Darmian. Qualcuno mugugna per un possibile fallo, che ci potrebbe stare ma non è nulla di che. Quello che cambia tutto è il tipo di gestione della palla che sceglie l’Inter. Anche qui abbiamo un difensore (Acerbi) che torna dal suo portiere, ma Sommer fa una scelta diversa rispetto a Szczesny e la serve laterale per Dumfries. L’olandese si fa perdonare e la serve subito di prima per Barella, provocando l’errore decisivo: Rugani sceglie di provare l’uscita alta in tackle su Barella, ma questo lo uccella anticipandolo e lanciando a sua volta Thuram. Il francese si trova 1 vs 1 con Bremer, che sceglie di non andare a contrasto e si limita a seguirlo. Ma il figlio di Lilian è svelto di cervello e di piede, e serve a centro area per Lautaro, che nel frattempo ha disorientato Gatti e raccoglie per l’1-1. Un gol tanto bello quanto obiettivamente “da polli” per chi lo subisce. Allegri lo sa, infatti si infuria subito tantissimo e, anche a fine partita, ammetterà che la squadra ha preso gol in una situazione sulla quale aveva provato diverse contromisure in settimana. L’uscita a vuoto di Rugani ha causato lo squilibrio e probabilmente anche la scelta conservativa di Bremer. L’intelligenza di Thuram e la “letalità” di Lautaro hanno fatto il resto.

Vlahovic-Chiesa vs Thuram-Lautaro: chi è meglio nel “gioco delle coppie”?

Come si diceva, il resto della partita ha offerto purtroppo molto poco, soprattutto nel secondo tempo in cui è come se le due squadre avessero accettato di non riuscire a superarsi, trascinandosi in maniera poco meno che stanca fino al triplice fischio di Guida.

Concentriamoci allora sulla componente di maggiore bellezza di Juve-Inter episodio n. 250: le due coppie di attacco. Quale delle due funziona meglio? Quale ha i maggiori margini di miglioramento? Vediamo come stanno i singoli.

Dusan Vlahovic

In tanti, dopo la partita di ieri, hanno affermato che “Dusan Vlahovic è tornato”. Ma questo, perdonateci, è vero solo in parte. O meglio, fatti salvi eventuali problemi fisici, il serbo ha un problema grosso: quello che finora ha dimostrato in Serie A, lo ha fatto in larga parte in squadre o situazioni diverse dal 99% di quelle in cui si trova abitualmente, nella Juve di Allegri. Dusan non è Lukaku, che si esalta anche spalle alla porta. Forse anche per un percorso di crescita tecnica e tattica, il serbo soffre ancora molto le situazioni statiche, in cui non può scatenarsi con le sue caratteristiche più evidenti: scatto e facilità di calcio. Alla Fiorentina giocava molto fronte alla porta, situazione da cui è arrivato anche il gol di ieri. La conclusione parrebbe ovvia, ossia quella di provare a servirlo più spesso in queste situazioni.

Federico Chiesa

Con l’Italia ha fatto le buche in campo, in un sistema di squadra (per quanto sia abbastanza improprio definire tale una nazionale) che prevede un modulo generalmente più offensivo, ma soprattutto avendo accanto elementi come Dimarco, con cui ha dato l’impressione di parlare la stessa lingua calcistica e i risultati si sono visti. Nella Juve, Fede appare da sempre molto più sacrificato e meno utilizzato nelle sue caratteristiche più devastanti. Ieri Allegri in realtà ha apportato qualche variazione, allargando molto Chiesa sulla sinistra. e sistemandolo in modo da creare possibili equivoci tra Darmian e Dumfries. Questo ha creato maggiore distanza tra i due ex viola, ma contribuendo a creare le situazioni di pericolo che hanno originato diversi pericoli per l’Inter, nel primo tempo.

Marcus Thuram

Il vero valore aggiunto di questa Inter. Un colpo doppio perché soffiato ai cugini rossoneri, e quanto un Thuram sarebbe servito al Milan di questi tempi è fin troppo evidente. Intelligente come il padre seppure con ruoli che più diversi non si potrebbe, Marcus è diventato per Lautaro un partner ancora più ideale anche del primo Lukaku, quello più devastante. Con l’argentino può giocare molto vicino in fraseggio (e infatti le posizioni medie dei due in campo vedono Lautaro partire quasi sempre qualche metro dietro Thuram), ma anche allargarsi. Le sue caratteristiche fisiche gli permettono di essere possente e veloce, dunque valido anche come sponda esterna. La sua versatilità è probabilmente ciò che ha indotto in errore Bremer, che si è ritrovato contro di lui in 1 vs 1 dopo l’uscita errata di Rugani su Barella. Contro un Lukaku, Bremer sarebbe andato quasi certamente dritto a contrasto. Thuram invece ha stazza ma anche primo passo molto rapido, dunque il numero 3 bianconero ha deciso di pedinarlo, pemettendogli però di servire il compagno per l’assist decisivo. Ah, e Marcus è anche il migliore assistman del campionato con 6, in 13 giornate.

Lautaro Martinez

27 gol in un anno solare, uno solo meno di monumenti nerazzurri come Diego Milito e Bobo Vieri, che arrivarono a 28 rispettivamente nel 2012 e nel 2001. Essendoci ancora 8 partite (tra Serie A e Champions League) da qui alla fine del 2023, è del tutto verosimile pensare che Lautaro Martinez possa superare loro e anche Istvan Nyers, altro mito interista che nel 1951 gonfiò la rete 32 volte. Il movimento con cui uccella Gatti non è neanche dei più sofisticati della storia, ma è eseguito con una tale precisione, da indurre un applauso anche nel più ostile o diffidente dei tifosi.

Il gioco delle coppie: quale vince tra le due?

Vediamo ora di valutare le due coppie, sia come risultati fin qui ottenuti che in prospettiva.

Le cifre

I numeri sono al momento piuttosto plebiscitari, da un punto di vista del rendimento, ma Juve e Inter differiscono anche nella gestione dei loro attaccanti.

Rendimento

  • Vlahovic + Chiesa: 9 gol + 3 assist
  • Lautaro + Thuram: 17 gol + 7 assist

Impiego

  • Vlahovic + Chiesa: 518 minuti insieme in campionato
  • Lautaro + Thuram: 924 minuti insieme in campionato

Juventus e Inter hanno stagioni e vicissitudini molto differenti, vista la nota assenza dalle coppe dei bianconeri ma ai quali non sono mancati infortuni per entrambi i giocatori, con relative necessità di preservarli. L’Inter si è ritrovata invece spesso a dover “precettare” i due, visto il lungo infortunio di Mirko Arnautovic e l’età avanzata di Alexis Sanchez (solo 125 minuti per lui in campionato). Questo ha certamente contribuito ad affinare l’intesa, arrivando a combinazioni come quella che è valsa il pareggio a Torino.

Prospettive dopo Juve-Inter: chi ha più margini?

L’impressione costante, guardando la Juventus, è che quello attuale sia un modulo che non solo non esalta le caratteristiche di quelli che in teoria sono i due asset più preziosi, anche in ottica mercato, ma li espone a notevoli sacrifici. Per Vlahovic c’è il problema già menzionato del rendimento spalle alla porta, e delle larghe porzioni di partita che trascorre in tali condizioni, data l’impostazione tattica della Juventus. Per Chiesa, invece c’è un problema forse opposto a quello delle due scorse stagioni, pure gravate da infortuni. Prima, Allegri tendeva a considerarlo come un esterno a tutta fascia, al quale chiedeva una ampia copertura del campo e questo, con la squadra che assumeva spesso un baricentro piuttosto basso, significava che le sue sgroppate dovevano partire a 50-60 metri dalla porta. Quest’anno, invece, il tecnico ha deciso di utilizzare Chiesa come seconda punta nel 3-5-2. Nemmeno questo pare uno scacchiere ideale per permettergli di dare il meglio, ma oggettivamente la rosa della Juve non sembra al momento strutturata per moduli più consoni alle sue corde, come il 4-3-3.

Forse si potrebbe provare la strada di un 3-4-3, ma Allegri non darebbe mai il via libera a una novità del genere senza prima avere trovato gli adeguati equilibri, pesi e contrappesi. In tal senso, forse il vero tarlo bianconero è lo scarso feeling tra Chiesa e Kostic. Il serbo è un esterno classico, autore già di molti assist ma più statico di Federico. Il numero dei suoi smarcamenti è sempre alto (con l’87,4% è stato il giocatore con la più alta disponibilità al passaggio, in Juve-Inter), ma la sua partecipazione alla manovra è più confinata rispetto all’intraprendenza di un Dimarco, e anche di un Cambiaso, che tendono sempre più ad accentrarsi. Inoltre, Kostic sembra meno incline a costruire catene offensive come quella costituita dallo stesso Chiesa e Dimarco in Nazionale, o da Theo Hernandez e Leao al Milan.

Per quanto riguarda invece Lautaro Martinez e Marcus Thuram, i due hanno già una complicità, più che un’intesa, davvero ragguardevole. Di certo hanno ancora dei margini di miglioramento, ma per loro c’è un notevole rischio-usura, dato anche da un orizzonte di impegni molto fitto come quello dell’Inter. In tal senso, a Inzaghi servirà come il pane avere delle alternative arruolabili per fare rifiatare i due titolarissimi. Tuttavia, oggi, nessuno è in grado di completarsi con Lautaro con la versatilità di Thuram. Il fatto che l’argentino sia al suo record di gol dopo 13 giornate potrebbe essere un caso, ma non lo è.