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Ma il Barcellona non era pieno di debiti?

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Scorrendo le notizie di calciomercato, non può essere passato inosservato l’acquisto da parte del Barcellona di Ferran Torres, stella della nazionale spagnola pagato ben 55 milioni di euro al Manchester City. E sono sempre più insistenti le voci che vorrebbero Erving Haaland, il pezzo più pregiato del calciomercato europeo, in arrivo al Camp Nou la prossima estate.

Com’è possibile che il club catalano che in estate, secondo le stesse parole del presidente Laporta, aveva un debito di ben oltre un miliardo di euro (1.350 milioni, per la precisione) possa compiere manovre del genere?

E perché, se può spendere questi soldi, ha perso Messi a parametro zero, oltre a cedere gratis o in prestito gratuito tanti altri giocatori come Luis Suárez, Miralem Pjanic, Antoine Griezmann e, ultimo della lista, Philippe Coutinho?

I prestiti ottenuto da Laporta

Innanzitutto, il ritorno di Joan Laporta alla guida del club ha riportato grande fiducia nella società, nonostante il debito mostruoso accumulato dalla precedente gestione di Josep Maria Bartomeu. Il Barcellona è una società ad azionariato popolare, e le operazioni di ripianamento dei debiti attraverso un imponente prestito da parte di Goldman Sachs ottenuto da Laporta sono state avallate dal voto del 90% dei soci, oltre 40mila.

Laporta ha ottenuto oltre due miliardi di euro in prestito dall’istituto di credito, ma di questi poco meno di 600 milioni sono stati destinati al ripianamento dei debiti pregressi e alle spese correnti della squadra. Circa 1,5 miliardi sono invece destinati alla costruzione dell’Espai Barça, l’avveniristico progetto urbanistico all’interno del quale verranno inseriti il Nou Camp Nou e il nuovo Palau blaugrana.

Questa imponente operazione immobiliare è un investimento che darà i suoi frutti nel corso degli anni e che contribuisce ad aumentare le garanzie sul patrimonio del Barcellona.

Ovviamente, perché questo investimento sia fruttuoso, il marchio del Barcellona deve continuare ad essere famoso e prestigioso in tutto il mondo, ed ecco perché Goldman Sachs ha concesso di buon grado anche il prestito dei 595 milioni destinati al mantenimento ad alti livelli della squadra.

Il ridimensionamento del monte ingaggi

Se i problemi immediati di liquidità si sono risolti, perché allora ci sono stati tutti questi problemi con i giocatori nella rosa, tanto che anche il tesseramento di Ferran Torres è stato in dubbio per molti giorni, fino a quando non è stato ceduto gratuitamente in prestito Coutinho all’Aston Villa? Qui entra in gioco il regolamento salariale della Liga.

Secondo le norme varate per cercare di contenere le spese folli dei maggiori club della Liga, il monte salariale di una squadra spagnola deve rimanere sotto un limite indicato dai vertici de La Liga secondo una serie di parametri legati agli incassi ottenuti nella stagione precedente.

Con i quasi 100mila posti del Camp Nou rimasti vuoti per più di un anno a causa del Covid, gli incassi del Barcellona hanno subito una pesantissima flessione.

Questo limite si è quindi quasi dimezzato nel corso di un anno, passando da 656,43 milioni a 347 milioni. In estate quindi il Barcellona ha potuto tesserare a parametro zero alcuni giocatori dall’ingaggio pesante come Eric Garcia, Memphis Depay e Sergio Aguero, ma contestualmente ha dovuto cedere altri giocatori i cui salari pesavano sul bilancio come Pjanic, Trincao, Alena e soprattutto Griezmann. Nonostante questo, non hanno potuto rinnovare l’accordo con Messi, nonostante il giocatore fosse disposto a ridursi notevolmente l’ingaggio.

Per evitare accordi che potessero aggirare le regole del salary cap, in Liga è stata infatti introdotta una regola per cui non è possibile rinnovare il contratto di un giocatore per una cifra inferiore alla metà del suo contratto precedente. Altrimenti una squadra avrebbe potuto per esempio offrire una cifra enorme alla prima stagione ad un giocatore per poi abbassarlo nelle stagioni successive aggirando il limite. Ad esempio, invece che tesserare un giocatore per 10 milioni per 5 anni, offrire 42 per la prima stagione e 2 all’anno per le successive 4, liberando quindi 38 milioni di salary cap per un altro ingaggio fuori mercato.

Per poter quindi tesserare Ferran Torres nella sessione invernale, i catalani hanno dovuto cedere in prestito gratuito un giocatore dall’ingaggio pesante come Coutinho e addirittura prolungare fino al 2026 il contratto di un esubero come Samuel Umtiti, sceso in campo solo in un’occasione in questa stagione e da tempo fuori da ogni progetto tecnico, al solo fine di spalmare il salario su più stagioni.

Ironia della sorte, Sergio Aguero, acquisto estivo dall’ingaggio pesantissimo, è stato costretto al ritiro per problemi cardiaci. Nonostante abbia restituito al club una buona fetta dei soldi percepiti, il suo salario potrà essere sottratto dal monte ingaggi della squadra solo a partire dalla prossima stagione, in termini di salary cap.

Il Barcellona è quindi economicamente sicuro?

Solo una squadra come il Barcellona, con il ruolo non solo sportivo, ma anche politico e sociale che ricopre in Catalogna, poteva sperare di sopravvivere ad un tale disastro finanziario lasciato in eredità dalla gestione Bartomeu. Difficilmente qualsiasi altra società avrebbe trovato una sponda disponibile ad un tale supporto in Goldman Sachs o in qualsiasi altro istituto di credito.

Joan Laporta è riuscito ad impostare una strada che porti al ridimensionamento dei costi e al risanamento della società senza per forza dover abbandonare i sogni di gloria sul campo. Anzi, i risultati sportivi potranno aiutare i debitori a incassare più velocemente il proprio debito, rendendoli quindi meglio disposti ad aiutare gli investimenti sulla squadra.

Il futuro del Barcellona quindi dovrà però passare attraverso investimenti su giovani dagli ingaggi sostenibili, o che come Haaland possano integrare l’ingaggio percepito dal club con sponsor e cessione di diritti di immagine.

Ecco perché l’ingaggio di un uomo simbolo del Barcellona come Xavi nelle vesti di allenatore è stata la mossa più importante di Laporta per uscire dalla crisi: da giocatore Xavi si è formato alla Masia insieme alla generazione che ha costruito l’ossatura del Barcellona più forte di sempre, insieme a Puyol, Oleguer, Victor Valdes, Iniesta e lo stesso Leo Messi, una generazione plasmata da Pep Guardiola nella squadra più dominante di inizio secolo.

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