Ripartire dopo un 6-1 non è semplice. Rialzare la testa è tutt’altro che facile. Soprattutto, arrivare a fare una partita seria è oggettivamente complicato, perché il peso del risultato d’andata è totalizzante, oltre che snervante e complicato anche solo da affrontare. Però bisogna farlo. E bisogna ancor più provare ad andare avanti a prescindere, giacché la qualificazione al prossimo turno non solo è una chimera, ma sa andare pure oltre.
L’Atalanta a ogni modo proverà a non essere vittima sacrificale: l’obiettivo di Palladino e dei suoi è quello di non perdersi nella grandezza dell’Allianz Arena di Monaco. E di provare quasi a godersela, quella serata.
Chi gioca e chi no
Sicuramente, però, l’Atalanta inizia a pensare con maggiore frequenza al campionato. Inevitabile. La rincorsa europea in fondo è complicata, però ancora possibile. Pertanto, pure le scelte di formazione andranno in quella direzione lì. Davanti a Sportiello, nel 3-4-2-1 che metterà in campo il tecnico napoletano, Scalvini con Ahanor e Hien saranno i centrali di difesa. Bellanova e Bakker sono gli esterni, a tutta fascia; Ederson con Pasalic invece proveranno a inventare. Sulemana e Samardzic sulla trequarti, al servizio di Krstovic, centravanti.
Per quanto riguarda il Bayern, potrebbe scendere in campo Urbig. Stanisic e Laimer sono i terzini di riferimento, con Upamecano e Kim come riferimenti centrali. Kimmich e Goretzka sono i due mediani, Olise e Diaz davanti e Gnabry a supporto di Kane. Nonostante il vantaggio, il Bayern potrebbe infatti scendere con una formazione piuttosto simile a quella titolare.
L’obiettivo: fare una bella figura
L’obiettivo per la Dea ovviamente non è quello di andare avanti: sarebbe stato impossibile recuperarne due a questo Bayern, figuriamoci farne 5 solo per pareggiare i conti. Pertanto, ciò che verosimilmente chiederà Palladino ai suoi è di onorare la competizione. E di farlo con raziocinio, testa, ambizione. Che vuol dire pure non indietreggiare davanti alla sfortuna, e non dare la partita subito per persa.
Fare bella figura è la missione che metterebbe d’accordo tutti: i tifosi, intanto, che pure hanno applaudito quando la squadra ha lasciato lo stadio di Bergamo dopo la disfatta; poi la società, che ha ammesso la superiorità del Bayern, però avrebbe evitato volentieri la goleada.
Atalanta, applausi comunque
Ecco, è giusto ripartire pure dagli applausi. E cioè dall’atteggiamento: quello avuto dall’Atalanta, nonostante la batosta, non si può definire particolare o (al limite) controverso: la Dea ha perso contro una squadra nettamente più forte e autrice di una partita pressoché perfetta, senza alcuna possibilità di appello. L’Atalanta ha preso l’imbarcata perché forse neanche se l’aspettava.
Applausi comunque per il percorso, inevitabilmente. Applausi perché al turno successivo ci sono comunque arrivati, diversamente dal Napoli (uscito prima di tutti), dalla Juventus e dall’Inter, fuori e male dai playoff.
Vetrina per i talenti
Se proprio questa squadra dovesse aver bisogno di un boost di morale, sicuramente la partita può essere una vetrina per qualche talento dell’Atalanta. Su tutti i giovani: Ahanor, Scalvini, lo stesso Krstovic e i due trequartisti, già in odore di big (non che la Dea non lo sia, anzi…): Sulemana e Samardzic aspettano solamente la consacrazione. E la consacrazione arriva soprattutto in certe notti.
Per questo Bayern-Atalanta può avere un suo senso: oltre al fatto che il calcio riesca a sfuggire a qualsiasi logica, ce n’è sempre un’altra da rincorrere al di là del risultato. E non è mica poco.


