16 giornata Serie A

Le 10 cose che ci hanno detto i numeri della 16ª giornata di Serie A

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In questa settimana frenetica di Serie A è successo praticamente di tutto in vetta, con un susseguirsi di avvicendamenti che ha ora portato a un quartetto di testa diviso da soli quattro punti ma con un discreto margine su tutte le inseguitrici. Prime tra tutte Juventus e Fiorentina, che certo arrivano però da spinte morali decisamente differenti. Proviamo allora a cogliere gli spunti statistici e le curiosità più interessanti di questa 16° giornata decisamente avvincente.

1. E se la favorita fosse l’Atalanta?

Che non sia una sorpresa vederla là tra le prime della classe ormai è assodato. Ma quando si parla di vittoria finale i bergamaschi sono sempre tenuti un po’ in disparte, come fosse un obiettivo troppo elevato a cui ambire. Eppure i numeri dicono il contrario. L’Atalanta infatti ha raggiunto il suo record di punti a questo punto del campionato, ed è anche al suo minor svantaggio dalla vetta (solo 4 punti, contro i 7 dell’anno passato e i 13 di due anni fa).

Se aggiungiamo che nelle ultime tre stagioni è stata quasi sempre la migliore in assoluto nel girone di ritorno (solo lo scorso anno l’Inter è riuscita a fare leggermente meglio) e che per la seconda volta nella sua storia ha ottenuto cinque vittorie di fila in trasferta, ecco che c’è realmente da farci un pensiero. Soprattutto se molti dei suoi continueranno a crescere, vedi un Malinovski (dal suo esordio in A nel 2019 ha segnato 13 reti da fuori area, solo Messi con 18 ne ha realizzati di più nei maggiori campionati d’Europa) o Pasalic (il giocatore che ha partecipato a più reti di tutti con sette gol e cinque assist in stagione).

2. Napoli in emergenza, ma in corsa

Dall’altra parte è innegabile che per il Napoli la situazione si sia fortemente complicata in seguito alle tante assenze. Per nessuna squadra è facile riuscire a compensare la contemporanea mancanza di tutti i propri migliori elementi (Koulibaly, Ruiz, Insigne, Anguissa, Osimhen), nemmeno se poi chi scende in campo fa il massimo. Vedi Kevin Malcuit, che torna a servire un assist dopo quasi due anni (era maggio 2019 contro l’Inter).

O naturalmente un Dries Mertens tornato allo splendore segnando il suo quarto gol in quattro partite disputate (anche per lui era dal 2019 che non succedeva). Benissimo anche Piotr Zielinski, che diventa il secondo marcatore polacco (35 reti) della storia della Serie A, dopo il solo Milik fermo a quota 38. Il Napoli è anche stato costretto a schierare per la prima volta in stagione, un undici titolare composto da giocatori provenienti da 11 nazioni diverse.

3. Marcia Nero Azzurra

Prosegue invece la corsa dell’Inter per recuperare il gap che la separa dalla vetta, tanato che solo in queste ultime quattro giornate è riuscita a limare ben sette punti al Napoli (passando dal -6 al +1) e sei al Milan (ora a solo un punto di distanza). Anche in questo caso i numeri parlano da soli: quattro vittorie di fila, 18° trasferta consecutiva con almeno un gol (eguagliato il record datato 1950 e 1951), tre partite di fila senza subire gol (che diventano quattro con quella di Champions) e miglior attacco del campionato con 39 reti.

Poi ci sono le prestazioni dei singoli, con Inzaghi che è riuscito a fare rendere tutti al massimo, a cominciare naturalmente da Edin Dzeko (che torna al gol, senza esultare, proprio contro la sua ex squadra arrivando così a 8 reti e 2 assist in stagione) e Hakan Calhanoglu (quattro gol nelle ultime cinque di campionato, che portano a 5 il bottino stagionale arricchito da altrettanti assist). Quando poi girano bene anche i nuovi innesti (Dumfries diventato il decimo giocatore olandese a segnare con l’Inter in Serie A), ecco che le speranza di arrivare in vetta, sono sempre più forti.

4. (S)profondo Roma

Seconda sconfitta di fila, la quarta nelle ultime sei giornate per i giallo rossi, rendono bene l’idea di una squadra non proprio al top della condizione. Ci sono gli infortuni e una rosa che Mourinho ha spesso sottolineato come non all’altezza (specie se tagli fuori diversi nomi dalle rotazioni), ma i numeri del match contro l’Inter sono impietosi: 34% appena di possesso palla, un solo tiro in porta nei novanta minuti, solo 330 passaggi contro i 711 degli avversari e solo 9 contrasti contro i 20 dell’Inter.

Per la Roma arriva così la settima sconfitta in stagione, come non succedeva dal 2008 a questo punto del campionato. Così come era dal febbraio del 2020 che non subiva tre reti tutti nella prima metà di gioco (allora fu il Sassuolo). Insomma per Mourinho c’è ancora molto da lavorare, sperando di recuperare quanto prima alcuni suoi elementi chiave (Pellegrini, Spinazzola e anche il miglior Zaniolo).

5. Milan: bene in campo, male in infermeria

La vittoria contro la Salernitana è stato praticamente un pro forma per la squadra di Pioli, che ha giocherellato con la palla tenendo il pallino in mano per il 70% del tempo, provando 22 conclusioni (14 solo nel primo tempo, record di stagione), 9 calci d’angolo, 135 azioni d’attacco. Un dominio fin troppo facile, che ha portato il Milan a quota 38 punti, un traguardo raggiunto l’ultima volta nel 2003, quando poi non a caso si aggiudicò il campionato.

Certo la strada è lunghissima e anche in questa occasione Pioli dovrà fare i conti con le conseguenze fisiche dell’incontro: dopo il grave infortunio di Kjaer, fuori anche Pellegri dopo appena quindici minuti (prima partita da titolare dal 2017), poi problemi per Bakayoko e Leao tutti e due usciti proprio durante l’intervallo. E con il Liverpool all’orizzonte, c’è davvero da fare il conto dei superstiti in settimana. Cambi forzati che se non altro hanno portato il Milan a essere la seconda squadra con più marcatori in assoluto nei cinque maggiori campionati d’Europa, con 14 giocatori diversi entranti nel tabellino, contro i 16 del solo Chelsea.

6. Dagli appennini alla Champions, futuro Viola

Il derby degli appennini doveva essere la sfida per vedere quale sarebbero stati i rispettivi obiettivi di stagione, e per la Fiorentina nel mirino c’è sicuramente un posto in Europa. La vittoria al Dall’Ara proietta la squadra di Italiano al quinto posto, centrando un record di 27 punti che mancava 2015 (allora furono 32).

Per ottenere questi tre punti sono però stati necessari altrettanti gol, come non era ancora successo ai viola in trasferta in stagione (non a caso arrivava da quattro sconfitte di fila, tre delle quali senza segnare alcun gol). Merito di una strepitosa punizione di Biraghi (secondo gol su punizione per la Fiorentina, solo il Milan con 3 ha fatto meglio) e dell’ennesimo rigore di Vlahovic che realizza così il suo 30° gol nel 2021, come solo Meazza, Borel e Angelillo avevano fatto prima dei 22 anni.

7. Occasione mancata per il Bologna

Con solo il 37% di possesso palla e la metà degli attacchi effettuati (60 contro 128, pur portando a 3 tiri in porta per entrambe), era difficile per un Bologna apparso particolarmente stanco, riuscire a portare a casa il risultato. L’assenza di Arnautovic (tra le altre) ha complicato i piani di Sinisa, che si vede però anche assegnare il sesto rigore contro della stagione (solo lo Spezia ne ha subiti di più con 7).

Le note liete arrivano dal gran gol di Barrow (5° rete per il gambiano, che ha anche tre assist all’attivo) e dalla crescita di Svanberg, che è l’unico centrocampista post 1999 in Serie A ad aver già confezionato almeno 9 gol e almeno 9 assist in carriera (insieme all’altro svedese, Kulusewski) e che ha uno score di quattro partecipazioni a gol nelle ultime cinque partite: 2 reti e 2 assist per lui.

8. Juve vincente, Genoa assente

Difficile commentare una gara dove le statistiche sono così impietose. Il Genoa infatti non solo ha tenuto un possesso palla di appena il 30%, ma non ha MAI effettuato una conclusione (nè fuori nè in porta) nell’arco di tutti i novanta minuti. Per la Juventus è la prima volta che non subisce alcuna conclusione da quanto Opta raccoglie questo dato (dal 2004 quindi).

Per il resto il tiro a segno contro la porta del Genoa ha portato ben 27 conclusioni per i padroni di casa, con Sirigu in grande evidenza grazie alla sue 10 parate che rappresentano un record in stagione non solo per la serie A, ma per tutti e cinque i grandi campionati d’Europa. C’è la 250° vittoria di Allegri in Serie A (150 proprio con la Juve), la 100° partita di Rabiot in bianco nero (non tutte memorabili) e il gol di Cuadrado direttamente da calcio d’angolo (eguagliando quello di Calhanoglu segnato sempre ieri, oltre a quelli dell’ultimo decennio realizzati da Callejon, Pulgar, De Paul, Papu Gomez, Marco Rigoni e Di Natale).

9. Il riscatto della Lazio

Con un punto in tre partite e quattro sconfitte esterne in stagione, ci si aspettava un ritorno della Lazio che è puntualmente avvenuto in quel di Marassi. Partita chiusa già nel primo tempo, con Immobile che piazza la doppietta andando a segnare la sua 14° rete contro i blucerchiati (sua vittima preferita) e Milinkovic Savic capace di segnare il suo quinto gol in stagione (eguagliato il suo record a questo punto del campionato, come nel 2017 quando poi terminò a quota 12).

Di contro c’è una Sampdoria arrivata ormai a 32 gol subiti, suo record negativo assoluto a questo punto del campionato, oltre a essere la squadre che ne ha subiti di più nel primo tempo (20) nei cinque maggiori campionati d’Europa (solo il Metz ha fatto altrettanto).

10. Rimonta storica in laguna

Che fosse un derby molto sentito in laguna lo si sapeva, ma nessuno mai avrebbe immaginato un epilogo del genere. Venezia in vantaggio di tre gol alla fine del primo tempo e partita che sembra ormai chiusa. E invece complice l’espulsione di Ceccaroni, tutto si rimette in discussione e il Verona riesce in una rimonta che non gli era mai riuscita in tutta la sua lunga storia. In generale in Serie A l’ultima squadra a riuscire a vincere una partita dopo essere stata in svantaggio di tre reti, era stata il Milan nel 2011 (contro il Lecce).

In grande evidenza ancora Giovanni Simeone, che diventa non solo il giocatore che da ottobre a oggi ha segnato di più nei cinque maggiori campionati d’Europa (10 reti, contro le 9 di Lewandowski e Vlahovic), ma anche il terzo giocatore del Verona a raggiungere almeno quota 11 reti in una stagione, dopo Mutu nel 2011 (12) e Del Vecchio nel 1957 (13). L’ultimo ad averne segnati altrettanti è stato invece Luca Toni del 104, che chiuse a 22 in quel caso.

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