Tra novità, grandi risultati e mani clamorose, le World Series Of Poker 2026 sono state anche l’occasione per rivedere in azione giocatori che hanno lasciato un segno della storia del poker. Chris Moneymaker, Greg Raymer, Joe Hachem sono solo una parte dei veterani presenti a Las Vegas nel due mesi di WSOP. Tuttavia, il ritorno più inaspettato è stato un altro.

Per chi ha vissuto il grande boom del poker tra la metà degli anni Duemila e i primi anni del decennio successivo, il nome di Brad Booth evoca immediatamente uno dei giocatori più talentuosi e imprevedibili della sua generazione. Conosciuto come “Yukon Brad”, dal territorio canadese in cui è nato e cresciuto, Booth si è costruito la reputazione di autentico specialista high stakes.
A differenza di molti colleghi, la sua fama non è mai stata legata ai grandi risultati nei tornei. Il suo miglior piazzamento resta il terzo posto ($319k) nel WPT Championship 2006 al Mandalay Bay. Il circuito WPT è stato quello più generoso per lui, con sei in the money che valgono più di metà delle sue vincite nei tornei. All’opposto le World Series of Poker, dove Yukon Brad è riuscito ad ottenere solo tre piazzamenti a premio.
Negli anni del poker televisivo, il canadese era molto temuto dagli avversari, grazie a uno stile estremamente creativo e imprevedibile. Lo dimostra una mano diventata molto famosa, nella quale Booth si è fatto beffe di Phil Ivey! Ne parleremo a breve.
Eppure, la sua storia personale e di giocatore è stata più “scura” che “chiara”. Dopo aver movimentato milioni di dollari ai tavoli, la sua carriera è entrata in una lunga fase di declino, segnata da pesanti perdite economiche, problemi personali e debiti nei confronti di altri professionisti del circuito. Lo stesso Booth ha raccontato di aver subito conseguenze anche dallo scandalo UltimateBet, una delle vicende più controverse nella storia del poker su Internet. La chiusura di UltimateBet ha preceduto di qualche anno il più colossale crash di Full Tilt, piattaforma di cui Brad booth è stato un Ambassador.

Nel 2020 la sua storia ha assunto contorni ancora più drammatici. Per diverse settimane Booth si è reso irreperibile, tanto da spingere amici e familiari a denunciarne la scomparsa. Dopo il ritrovamento, il giocatore canadese ha raccontato di essersi allontanato volontariamente, trascorrendo un lungo periodo immerso nella natura dell’Oregon nel tentativo di ritrovare un equilibrio mentale dopo anni particolarmente difficili.
Negli ultimi tempi Booth è tornato gradualmente al poker. In una lunga intervista concessa a PokerNews nel 2025 ha parlato apertamente dei propri errori, della dipendenza dal gioco e della volontà di ricostruire la propria vita. Nel finale, Yukon Brad ha dichiarato di voler onorare, per quanto possibile, gli impegni economici ancora in sospeso.
Il suo ritorno alle WSOP 2026, con la partecipazione al Main Event, rappresenta più di una semplice presenza in un torneo. È il tentativo di voltare pagina e di riscrivere il finale di una carriera che, per talento espresso ai tavoli, avrebbe probabilmente meritato una storia diversa.
Per molti appassionati resta infatti uno dei più grandi talenti della generazione che ha contribuito a rendere il poker uno spettacolo mondiale, ma anche l’esempio di quanto sottile possa essere il confine tra successo e difficoltà personali.

LA SFIDA CON IVEY
L’azione alla quale abbiamo fatto riferimento si è svolta nel contesto della trasmissione High Stakes Poker Season 3 (2007).
Comincia con l’apertura a 1.800 chip di David Williams il quale ha in mano J♠9♣. Brad Booth replica rilanciando 5.800 da mid position con un modestissimo 4♠2♠. Dopo un fold, Phil Ivey, in posizione di Bottone, spilla K♦K♥ e alza la posta fino a 14.000 chip, ottenendo l’immediata uscita dei bui. La decisione torna a Booth. Il canadese ci pensa un po’, chiede il count dello stack ad Ivey (ca. 280k) e infine chiama.
Flop: 3♦7♠6♦. Yukon Brad ha trovato un board connesso che gli offre 4 out per la scala a incastro e qualche modesta chance per il colore runner-runner. La scelta più normale sarebbe il check-call. Il canadese, invece, va in check-raise all-in sulla bet da 23.000 gettoni di Ivey, coprendo di poco lo stack dell’avversario.
No Home Jerome entra nel “pensatoio”. Ci resta per circa tre minuti, al termine dei quali folda la mano più forte! Un bluff “muscolare” che spiazza tutti e si guadagna uno spazio nella storia del poker.
“Sei fuori di testa” (“you are a sick man“) dice Antonio Esfandiari rivolgendosi a Brad Booth.
Immagine di testa: Brad Booth (credits PokerNews)