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Ecco, il Mondiale è già diverso e si è visto sin da subito con la fase a eliminazione diretta. Il thriller che è. L’emozione che dà. E i verdetti che fornisce. Pure pesanti. Non soltanto per chi ha salutato anzitempo il torneo, ma anche per quelle nazionali che, pur centrando la qualificazione, hanno lasciato la sensazione di aver viaggiato molto al di sotto delle proprie possibilità.

C’è chi si è perso strada facendo senza mai dare l’impressione di poter reagire, chi è rimasto schiacciato dalle aspettative e chi, semplicemente, non è riuscito a trasformare il talento in risultati. Tra le sorprese positive della fase a gironi trovano spazio cinque delusioni: le vediamo di seguito.

Turchia

Esce ridimensionata dalla fase a gironi più di tutte, la Turchia. Le aspettative erano alte e alimentate da una generazione capace di accendere l’entusiasmo negli ultimi anni, ma il campo ha raccontato una storia completamente diversa. L’ultimo posto nel girone con Stati Uniti, Australia e Paraguay rappresenta un fallimento difficile da giustificare, soprattutto considerando il valore della rosa.

La vittoria arrivata nell’ultima giornata contro gli Stati Uniti serve soltanto alle statistiche. Semmai, ecco, è il dettaglio che rende ancora più amaro il bilancio: la Turchia ha trovato la reazione quando ormai non aveva più nulla da difendere.

A pesare sono soprattutto le prestazioni dei suoi uomini più attesi. Arda Guler e Kenan Yildiz erano chiamati a trascinare la squadra con qualità e personalità, invece sono rimasti ai margini del torneo. Mai davvero decisivi, raramente in grado di prendere in mano la partita, hanno finito per incarnare le difficoltà di un gruppo che non è riuscito a trovare un’identità. Naturalmente, le colpe sono ricadute sul ct Montella: saluterà.

Uruguay

L’Uruguay aveva tutte le carte in regola per vivere un Mondiale diverso. L’esperienza dei veterani, qualche nuovo volto di livello a condire, poi Valverde… Sì, si poteva fare di più. Anche grazie a un allenatore come Marcelo Bielsa. Invece il girone si è trasformato in un lungo inseguimento concluso senza vittorie.

Due pareggi e una sconfitta raccontano solo in parte il torneo della Celeste. A fare rumore sono state anche le vicende fuori dal campo. Le dichiarazioni del ct Prima di passare alle gare a eliminazione diretta, il Mondiale ha già emesso alcuni verdetti pesanti. Non soltanto per chi ha salutato anzitempo il torneo, ma anche per quelle nazionali che, pur centrando la qualificazione, hanno lasciato la sensazione di aver viaggiato molto al di sotto delle proprie possibilità. C’è chi si è perso strada facendo senza mai dare l’impressione di poter reagire, chi è rimasto schiacciato dalle aspettative e chi, semplicemente, non è riuscito a trasformare il talento in risultati. Tra le sorprese positive della fase a gironi trovano spazio anche cinque delusioni che, per motivi diversi, hanno chiuso i primi novanta minuti del Mondiale con più rimpianti che certezze.

Scozia

La Scozia sapeva di essere finita in un girone complicato. Brasile e Marocco rappresentavano avversarie di alto livello, ma il percorso lasciava comunque spazio alla speranza di conquistare uno dei posti riservati alle migliori terze.

L’esordio sembrava poi aver aperto lo scenario giusto. Il successo contro Haiti aveva consegnato tre punti preziosi e la possibilità di affrontare le gare successive con fiducia. Invece è arrivata una brusca frenata. Le sconfitte contro Marocco e Brasile hanno spento ogni ambizione, lasciando la nazionale scozzese fuori dalla fase a eliminazione diretta.

I numeri fotografano bene le difficoltà offensive: appena un gol segnato in tre partite, a fronte di quattro reti incassate. Un rendimento troppo modesto per pensare di restare in corsa fino all’ultima giornata. Peccato per McTominay. Comunque di un altro livello.

Uzbekistan

Troppo timido per sorprendere. E per carità, le aspettative attorno all’Uzbekistan erano inevitabilmente più contenute rispetto a quelle delle grandi nazionali. Nessuno pretendeva un percorso da protagonista, ma era lecito aspettarsi una squadra più coraggiosa e capace di giocarsi le proprie possibilità.

Invece il Mondiale si è chiuso con tre sconfitte e zero punti, un destino condiviso soltanto con la Giordania. Un dato che racconta la fatica dell’Uzbekistan nell’adattarsi al livello della competizione e nell’opporsi a rivali più attrezzate.

Anche Fabio Cannavaro finisce inevitabilmente sotto i riflettori. Dal suo gruppo ci si attendeva almeno un atteggiamento più intraprendente, la volontà di rischiare qualcosa in più invece di limitarsi a contenere gli avversari. Non è andata così. Anzi.

Belgio

Inserire il Belgio tra le delusioni può sembrare severo, perché la qualificazione non è mancata. Eppure il giudizio cambia se si osservano le aspettative con cui i Diavoli Rossi si presentavano al via e il livello delle avversarie affrontate nel girone.

Con Egitto, Iran e Nuova Zelanda ci si aspettava una nazionale capace di imporre il proprio calcio dall’inizio alla fine. Invece il Belgio ha chiuso con cinque punti, gli stessi dell’Egitto, senza mai trasmettere una sensazione di superiorità assoluta.

Le statistiche restano positive: sei gol realizzati e appena due subiti. Il problema è un altro. Per lunghi tratti la squadra è sembrata gestire più che dominare, alternando buone giocate a pause difficili da spiegare. È mancata quella continuità che dovrebbe caratterizzare una formazione costruita per arrivare fino in fondo. In bocca al lupo a Rudi Garcia