El Hadji Diouf, una delle tante meteore mondiali

Le meteore mondiali

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La Coppa del Mondo è il palcoscenico più prestigioso per un calciatore sul quale mettersi in mostra, e nel corso della storia dei Mondiali di calcio abbiamo visto all’opera innumerevoli campioni, ma anche tante meteore che dopo la kermesse iridata non hanno mantenuto le promesse.

Vediamo quali sono stati i casi più clamorosi di giocatori che ai Mondiali sembravano lanciati verso una carriera di altissimo livello e si sono invece rivelati delle meteore.

Yerry Mina (Colombia, 2018)

Il colombiano Yerry Mina nel 2018 in Russia è uno dei protagonisti della Colombia: con lui in campo i Cafeteros subiscono solo un gol su rigore da Harry Kane (nella partita agli ottavi con l’Inghilterra, poi persa ai rigori) e anzi, segna 3 gol in 3 partite.

Il Barcellona lo vende all’Everton per oltre 30 milioni, ma in Inghilterra il colombiano conosce pochissima fortuna. Tra infortuni e prestazioni incerte, non gioca in nazionale da più di un anno, e ha solo 28 anni.

Robert Vittek (Slovacchia, 2010)

Probabilmente è ancora ricordato come giustiziere dell’Italia nello sciagurato (per gli azzurri) Mondiale 2010 in Sudafrica. Autore di una doppietta nel 3-2 che segnò la fine della corsa per la squadra di Lippi, aveva segnato anche nel pareggio con la Nuova Zelanda e si sarebbe ripetuto ai sedicesimi contro l’Olanda, nonostante la sconfitta degli Slovacchi.

Dopo il Mondiale però, complici anche due infortuni al ginocchio, non trovò più continuità giocando in Turchia, tornando a segnare con una certa regolarità solo al ritorno in patria nello Slovan Bratislava, fino al ritiro nel 2019 con una piccola parentesi in Ungheria.

El-Hadji Diouf (Senegal, 2002)

Il Senegal del 2002 è protagonista di una cavalcata esaltante non solo per i senegalesi, ma per tutto il continente africano. Aperta da una vittoria contro gli ex colonizzatori e campioni in carica francesi, la corsa si sarebbe interrotta solo ai supplementari dei quarti di finale contro la Turchia.

Grande protagonista tra i Leoni della Teranga era El-Hadji Diouf, giocatore rapido e tecnico come pochi, campione di Francia con la maglia del Lens e Pallone d’Oro africano 2001 e 2002, fece strabuzzare gli occhi a molti spettatori. Tra questi i vertici del Liverpool, che lo acquistarono immediatamente per 15 milioni.

In Inghilterra però questo ragazzo dall’appariscente cresta bionda si lascia andare alla pazza gioia, finendo anche in galera per rissa e ubriachezza molesta, fino ad arrivare a chiudere la carriera in Malesia.

Ilhan Mansiz (Turchia, 2002)

Altro grande protagonista del Mondiale 2002 in Giappone e Corea, Ilhan Mansiz fu proprio l’eroe dei quarti di finale, segnando il Golden Goal contro il Senegal. Nella finalina per il terzo posto contro la Corea del Sud, Mansiz ha fornito l’assist per il gol iniziale di Hakan Suker e ha poi segnato il secondo e il terzo gol.

Nelle stagioni seguenti però vari infortuni lo perseguitarono mentre militava nel Besiktas, spingendolo a cercare (scarsa) fortuna in Giappone. Ritiratosi a 33 anni, decise di cimentarsi con un discreto successo nel pattinaggio artistico.

Oleg Salenko (Russia, 1994)

Una delle più clamorose meteore mondiali di tutti i tempi, Salenko aveva collezionato solo 5 presenze nella nazionale russa prima di USA 1994. Subentrato nella sconfitta contro il Brasile a 20 minuti dalla fine, fu titolare nel match contro la Svezia perso per 3-1, dove segnò l’inutile gol del provvisorio vantaggio dopo soli 4 minuti dal fischio d’inizio.

Schierato nuovamente titolare nell’ultima partita di girone, ormai ininfluente, segna ben 5 gol al Camerun (oltre a fornire l’assist per il sesto gol russo), fissando il record di gol in una partita di Coppa del Mondo e portandolo a vincere il titolo di capocannoniere insieme a Hristo Stoichkov.

Incredibilmente però la sua carriera in nazionale si fermò dopo il Mondiale, per incomprensioni con il c.t., e anche le sue esperienze di club con Valencia e Glasgow Rangers non furono degne di nota.

Saeed Al-Owairan (Arabia Saudita, 1994)

Saeed Al-Owairan fu il trascinatore dell’Arabia Saudita a USA 1994: per la prima volta la nazionale araba passò i gironi e andò agli ottavi, grazie anche al suo splendido gol decisivo contro il Belgio.

Divenne un mito in patria, ma fu anche al centro di un caso diplomatico: si stava definendo il suo passaggio all’Arsenal quando la Federcalcio araba bloccò tutto e non permise la sua partenza, in quanto bene nazionale.

Costretto a continuare la carriera in patria, è stato anche squalificato per un anno e imprigionato per aver bevuto alcolici, vietati in Arabia Saudita.

Totò Schillaci (Italia, 1990)

È una sorta di leggenda italiana, il simbolo delle Notti Magiche di Italia 1990: è Salvatore “Toto” Schillaci.

Reduce da un impressionante bottino di 15 gol con la Juventus, Schillaci iniziò il Mondiale in panchina, ma si ritrovò presto titolare, con i suoi iconici occhi spiritati, e realizzò 6 gol, vincendo la classifica marcatori.

Dopo l’exploit nel Mondiale casalingo, Schillaci ha segnato però solo un altro gol per l’Italia e nelle quattro stagioni successive in Serie A ha segnato rispettivamente 5, 6, 6 e 5 gol. Ha quindi chiuso la carriera al Jubilo Iwata in Giappone, tagliando i ponti con il mondo del calcio italiano.

Josimar (Brasile, 1986)

Nel Mondiale di Messico 1986 Josimar esordì nella terza partita dopo l’infortunio della prima scelta Edson. In quella partita ha segnato un gol meraviglioso contro l’Irlanda del Nord e uno ancora più bello nella partita successiva contro la Polonia.

Purtroppo, questi sarebbero stati i suoi unici gol internazionali; ha collezionato solo 16 presenza per la Seleçao. Un arresto per possesso di cocaina e per aver picchiato una prostituta mettono fine alla sua carriera, anche se poi riesce a tornare nel mondo del calcio come assistente allenatore del Botafogo.

Ernie Brandts (Olanda, 1978)

Ernie Brants detiene il record di aver segnato sia un gol che un autogol nella stessa partita di Coppa del Mondo. Questo versatile attaccante aveva collezionato una sola presenza per l’Olanda prima della Coppa del Mondo del 1978, ma disputò un torneo straordinario.

Nel secondo turno segnò un autogol contro l’Italia, ma si rifece 30 minuti dopo, diventando il primo e (finora) unico uomo a segnare per entrambe le squadre in una partita di Coppa del Mondo.

L’Olanda perse la finale contro l’Argentina e la carriera internazionale di Brandts si arrestò; concluse la carriera con sole 28 presenze e non rappresentò mai più l’Olanda in un torneo internazionale.

Joe Gaetjens (USA, 1950)

Haitiano, giocò per gli Stati Uniti il Mondiale 1950 pur non essendo cittadino americano, tanto che per il resto della carriera vestì la maglia della nazionale di Haiti (in una sola occasione, in realtà). Ma nel 1947 studiava a New York e lavorava come lavapiatti ad Harlem, e fu selezionato per vestire la maglia degli Stati Uniti nella spedizione in Brasile.

In quelle tre presenze con la maglia americana però mise a segno la rete che valse la vittoria contro l’Inghilterra, una delle sconfitte più brucianti della storia per gli inglesi.

Purtropo Gaetjens, dopo esperienze in Francia tornò ad Haiti dove divenne anche allenatore. Nel 1964, a seguito del colpo di stato di Francois Duvalier, “Papa Doc”, la sua famiglia scappò dall’isola ma Joe continuò ad allenare la squadra dove era cresciuto, reputandosi estraneo alla politica, nonostante i suoi legami familiari con l’oppositore Louis Déjoie.

Arrestato, fu incarcerato e, secondo quanto riferito da un compagno di cella, fucilato il 10 giugno 1964. il suo corpo non è mai stato ritrovato..

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