Vai al contenuto

Una finale storica, per ragioni diverse.

Aveva 10 anni – ne avrebbe compiuti 11 a novembre – il piccolo Unai Emery, oggi allenatore dell’Aston Villa, quando i Villans alzavano al cielo d’Europa l’ultimo titolo continentale. Era la stagione 1981/82, la stessa che avrebbe visto Paolo Rossi, Marco Tardelli, Bearzot e tutti gli italiani vivere un’estate indimenticabile.

Erano gli anni che salutavano un’epoca dolorosa e difficile, quella degli anni Settanta, per prepararsi al (secondo) boom economico, stavolta su scala mondiale. Essere giovani in quegli anni doveva essere qualcosa di bello e unico. Pure essere tifosi dell’Aston Villa, doveva esserlo.

La vittoria contro il più blasonato Bayern Monaco in finale di Coppa dei Campioni rappresentava l’apice di un processo durato parecchi anni, e di una generazione di campioni inglesi che non riusciranno mai a ripetersi con la maglia dei Tre Leoni – una storia nuova, quanto antica.

Dopo aver sollevato la Coppa dalle grandi orecchie, l’Aston Villa avrebbe toccato anche quella tutta verticale, argentea e solida, della Supercoppa europea, battendo il Barcellona. La squadra del (futuro) principe di Galles William, figlio di Carlo, avrebbe dovuto attendere 44 anni prima di giocarsi nuovamente la possibilità di alzare al cielo un trofeo europeo – che oggi si chiama Europa League.

In finale, ad attendere l’Aston Villa, una squadra ricca di storia e blasone, c’è il “piccolo” Friburgo, che il 20 maggio a Istanbul giocherà la sua prima finale nella storia.

Un traguardo già eccezionale, qualunque sarà l’esito dell’incontro. Certo, arrivati fino a qui, sarebbe sciocco credere che il Friburgo giocherà impaurito. Al contrario. Il suo allenatore, Julian Schuster, predilige la fase difensiva a quella offensiva, e la sua squadra infatti è molto abile nel compattarsi, difendersi e ripartire con tenacia in contropiede.

Dall’altra parte, c’è un allenatore come Unai Emery, che invece è maestro nel gioco verticale, soprattutto però è maestro nel giocare – e vincere – le finali di Europa League. Ha vinto infatti tutte le finali disputate tranne una: quella contro il Chelsea di Maurizio Sarri, quando Emery era allenatore dell’Arsenal. Le finali giocate da Emery sono cinque: ne ha vinte quattro. Chi lo definisce el Rey de la Copa Europa ne ha ben donde. Nessuno ha mai raggiunto il suo livello, come Ancelotti per la Champions League. Vincendo, il suo nome rimarrebbe scolpito nella storia, più di quanto già non lo sia attualmente.

Rispetto al filo rosso che abbiamo dato al pezzo – quello delle prime volte – verrebbe allora da chiedersi se Unai Emery sia l’eccezione alla regola: in effetti, pare così. Non però per il suo capitano: quel McGinn autore di una doppietta in semifinale di ritorno contro il Nottingham Forest, con due gol similari, ma molto diversi a ben guardare, il quale negli ultimi anni ha compiuto un cursus honorum di tutto rispetto all’Aston Villa.

Ne è diventato capitano con tenacia, passando per momenti molto bui – come quello che, sei stagioni fa, in pieno covid, stava per gettare i Villans nel mare(moto) della retrocessione.

Un suo assist a Grealish salvò la squadra, che da lì in avanti avrebbe risalito la china, qualificandosi pure in Champions – e McGinn, guarda un po’, avrebbe segnato il primo gol del ritorno in Champions della squadra dopo molti anni all’esordio. Suo sarebbe stato pure il gol (inutile) del 4-2 contro il PSG lo scorso anno.

Suo è il destino di un capitano che per la prima volta potrebbe alzare una coppa con la maglia dell’Aston Villa.

La prima volta sarà anche dello stadio che ospiterà la finale, il Besiktas Park, nella splendida cornice del Bosforo: sarà la prima finale di Europa League in questo stadio.