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Da chi ripartiamo, quest’estate? Messico-Sudafrica. Ecco, non prevediamo esattamente le file ai bar, la voglia di stare insieme per vedersela tutta, ma proprio tutta. Eppure, il Mondiale allargato, al quale comunque noi non siamo riusciti a farci invitare, è questa bellezza qui: è un biglietto universale per avvicinarci a mondi (appunto) che non pensavamo potessero appartenerci.

Inizierà dal gruppo A, e inizierà da una squadra quasi “condannata” a ben figurare. Parte del torneo si svolgerà in Messico, e l’attesa è infatti spasmodica.

Messico

Dunque, iniziamo pure dalla Tricolor, che tanto bene ha fatto pure nell’ultima uscita, lo scorso marzo contro il Belgio (terminata 1-1). La storia è quella di Memo Ochoa, al suo sesto Mondiale, ma rispetto a qualche anno fa la storia (e i giocatori) sembrano decisamente cambiati.

La formazione tipo

Perciò, ecco, attenzione al 4-1-4-1 del ct Aguirre. 67 anni, grande esperienza, è partito dall’Atlante ed è arrivato ad allenare l’Atletico Madrid tra il 2006 e il 2009. Poi un giro del mondo, fino al Giappone, passando per l’Egitto e tanta Spagna.

Davanti a Rangel, la linea sarà perciò a 4. Con Sanchez, Montes, Vasquez e Gallardo a comporre la linea difensiva. Lira è il regista; Alvarez e Fidalgo ai lati, Pieneda e Quinones sugli esterni con Jimenez centravanti.

Messico (4-1-4-1): Rangel, Sanchez, Montes, Vasquez, Gallardo, Lira, Pineda, Fidalgo, Gutierrez, Quinones, Gimenez.

Approccio tattico

Non aspettatevi tiqui-taqua, ma tanta corsa e altrettanta volontà. I messicani puntano molto sulla rapidità, anche d’esecuzione. Ma nel tempo si sono adeguati tanto anche alla mentalità europea, dove i loro migliori giocatori hanno sviluppato un senso tattico affinato. Perciò sorprenderanno lì dietro. Difesa, pure a oltranza, se serve.

Aspettative

Sarebbe fallimento se uscissero ai gironi, sarebbe grande festa se dovessero andare ben oltre. La prospettiva ideale del Messico è quella di raggiungere gli ottavi oppure i quarti della Coppa del Mondo. Da paese ospitante, naturalmente, la spinta del pubblico e la complessità della responsabilità possono fare davvero miracoli.

Le stelle

Di stelle, oltre a Ochoa – da capire quale sarà la scelta di Aguirre su di lui -, ce ne sono sostanzialmente un paio. La prima è Gimenez, punta del Milan, che sarà il centravanti titolare (l’alternativa è Raul Jimenez del Fulham), poi Alvarez del Fenerbahce. Valutazione? 30 milioni di euro. Potrà far parlare di sé anche in ottica mercato.

Sudafrica

16 anni dopo, rieccoli a inaugurare un Mondiale. Il Sudafrica dei sogni, quello che ha ospitato per la prima volta la rassegna nel proprio continente, avrà l’arduo compito di restare attaccato alle aspettative. Di non deluderle, ecco. E di prendersi lo spazio che serve e che merita una Nazionale che ha fatto comunque dei passi in avanti.

La formazione tipo

Bisogna aspettarsela comunque offensiva, la squadra sudafricana. L’allenatore è Hugo Broos, 74enne belga, con un passato abbastanza ampio nel calcio: è stato tecnico e ds, ha allenato il Genk e poi da ct è stato mister del Camerun.

Il suo è un 4-2-3-1 interessante, con Williams tra i pali e una linea moldo solida: Mudau e Modiba sugli esterni, Mbozaki e Okon centrali; Adams e Mokoena sono i due centrocampisti di riferimento, Hilongwane, Mofokeng e Moremi in attacco a supporto della punta Foster.

Sudafrica (4-2-3-1): Williams, Mudau, Okon, Mbokazi, Modiba; Adams, Mokoena; Hlongwane, Mofokeng, Moremi; Foster.

Approccio tattico

Grande corsa, grande ritmo, ma non esattamente tante idee tattiche. La differenza di qualità si farà sentire per il Sudafrica, che non per questo rinuncerà a giocarsela con le armi di cui dispone. Cercano l’effetto sorpresa: la riconquista alta e l’ambizione a mille. Alle volte soprattutto in condizioni di svantaggio, è una condizione che può pagare.

Aspettative

Difficilmente supereranno il girone, molto complicato che possano andare oltre il piazzamento. L’obiettivo dei sudafricani è ben figurare e capire dove potersi infilare in una classifica che tutti si aspettano molto, molto corta. Stai a vedere che…

Le stelle

Il trascinatore arriva dalla Premier League e fa il centravanti: sarà il Mondiale di Lyle Foster, punta centrale, classe 2000 e 26 anni da compiere a inizio settembre. E’ sul taccuino delle migliori squadre d’Europa e questa Coppa del Mondo può diventare davvero la sua vetrina.

Corea del Sud

Oh, poi c’è la Corea del Sud. Ed è il motivo per cui questo girone davvero sa farsi impronosticabile, strano, atipico. Il ritmo della Corea è ben noto alle squadre europee, che già a marzo qualche conto con loro l’han fatto. L’Austria, ad esempio, l’ha superata con un gol appena. E pure con difficoltà.

La formazione tipo

Del resto, lo schieramento coreano non è che dia tanto spazio alla fantasia. Difesa solitamente a 5 con due mediani a supporto della retroguardia, il grande schema è dare palla ai due Lee e poi capire se Son possa effettivamente combinare qualcosa. Ci sarà da divertire per i telecronisti: i Lee, in totale, sono 4; sono 3 invece i Kim.

Corea del Sud (5-2-2-1): Kim; Seol, Lee, Kim, Kim, Lee; Paik, Kim; Lee, Lee; Son.

Approccio tattico

Per quanto le amichevoli contino fino a un certo punto, è indubbio che la Corea stia cercando di prendere il massimo dalle squadre europee. Dal punto di vista tattico, il primo obiettivo è non prenderle: si mette a zona, prova ad anticipare le giocate, sente il peso dei momenti e prova a cavalcarli. Perciò, ecco, per molti non sarà una passeggiata affrontarli. E il risparmio potrebbe portarli in situazioni più comode di altri.

Aspettative

Ma cosa aspettarsi, allora da questa squadra? Sarebbe davvero un peccato se non dovesse superare il girone. E sarebbe molto complicato se dovesse perdere già la prima, contro la Repubblica Ceca. Lì si gioca già tanto della prima fase della Corea del Sud, che non brilla certo per continuità, ma che può avere acuti determinanti. E fastidiosi per gli altri.

Le stelle

Anche perché i giocatori ci sono. Tre su tutti: il primo è Kang-in Lee, 2001 del Psg, il giocatore con più alto valore dell’intera rosa (trequartista); poi c’è Min-jae Kim, ex Napoli, oggi al Bayern Monaco: è il centrale su cui si fonda la linea a 5. Quindi? Non dimenticate Heung-min Son: ala sinistra, ora al Los Angeles FC, 34 anni a luglio. Sarà l’ultimo, probabilmente. Darà tutto.

Repubblica Ceca

Infine, c’era una volta la Repubblica Ceca. Quella di Nedved e Baros. Questa? Eh, questa è un po’ più malandata, anche se ha raggiunto la Coppa del Mondo battendo una Danimarca con più talenti di tanti. Per questo guai a sottovalutare la creatura di Koubek: 74 anni, ex Vktoria Plzen e… tecnico federale. Ah, averli!

La formazione tipo

Anche la Repubblica Ceca ha un approccio più difensivo, con la retroguardia a 3 che copre parecchie magagne, soprattutto quelle difensive. Davanti a Kovar, Chaloupek con Hranac e Krejci in difesa. C’è Coufal a destra e Zeleny a sinistra, mentre Darida con Soucek in mezzo. Provod e Sulc alle spalle di Schick.

Repubblica Ceca (3-4-2-1): Kovar, Chaloupek, Hranac, Krejci; Coufal, Darida, Soucek, Zeleny; Provod, Sulc; Schick.

Approccio tattico

Perciò, sì, attenzione a quel che verrà. Occhio a quel che ne uscirà fuori. La Repubblica Ceca allarga spesso gli orizzonti e sfrutta più di altri le fasce. Coufal a destra e Zeleny a sinistra possono essere più produttivi di Provod, per capirci. E molto passerà dalla verve quotidiana di Schick: è il più forte, ed è chiamato a fare la differenza.

Aspettative

L’occasione è ghiotta e – come per la Corea del Sud – naturalmente tutto passa dalla prima partita contro gli asiatici. Messa a posto quella, basterà non perdere con il Messico e infilare il Sudafrica. Sulla carta, tutto possibile. Nella pratica, comunque partite da giocare. Mica è facile. Anzi: non sarà in salita, ma nemmeno sembra così in discesa.

Le stelle

Soucek (West Ham, mediano) è il giocatore più rappresentativo, ma quello su cui gravano le principali responsabilità è Patrik Schick. L’ex Roma, ora 28enne e punta del Leverkusen, è il numero 10 e la grande ambizione. Occhio pure a Hlozek, di fatto il suo sostituto: gioca all’Hoffenheim. E Sulc, 24enne trequartista del Lione, può essere la stella in vetrina.