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Le maggiori sorprese di sempre nella storia di Wimbledon

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Il tradizionale terzo torneo che fa capo agli Slam della stagione, si gioca all’inizio dell’estate sui prestigiosi campi di Wimbledon.

Da qualche decennio a questa parte, la superficie erbosa del torneo più antico del mondo, ha vissuto una sorta di percorso costellato di armi a doppio taglio.

Se da una parte, infatti, l’appeal dei giocatori verso di esso è meno forte in virtù di un calendario sempre più costellato e intriso di tornei e partite che si giocano sulle superfici dure, tornei che ormai offrono, a prescindere dai due Slam, i montepremi più allettanti, dall’altra, forse proprio per questo motivo, cresce anno dopo anno il prestigio di giocare e, possibilmente vincere, il torneo più nobile al mondo.

Alla luce di questo enunciato, sarebbe automaticamente lecito pensare che su una superficie come quelle dell’erba, sulla quale si gioca in tutto un mese circa all’anno, le sorprese si sprecano, invece non è così affatto.

Tra tutti i tornei del Grande Slam, Wimbledon è paradossalmente quello dove i favoriti si fanno sorprendere in minor misura.

Proprio per questo, quando ciò accade, l’eco che viene originata dalle imprese dei giocatori meno attesi, si fa sempre molto acuta.

Vediamo quali sono stati i casi più clamorosi della recente storia di Wimbledon.

Quando Agassi perse da Flach nel 1996

Tra le partite singole, quella tra Andre Agassi e Dough Flach, originò una delle più incredibili sorprese della lunga storia di Wimbledon.

Originario del Missouri, St Louis, Flach ha, in tutta la sua carriera, raggiunto al massimo la posizione numero 108 del ranking, non entrando mai tra i Top 100 della classifica. Passò professionista nel 1987 e Agassi non fu l’unico scalpo dorato che riuscì a mettere in tasca, visto che riuscì nell’impresa di battere gente del calibro di Ivan Lendl, Pat Rafter, Gustavo Kuerten e Thomas Johansson e doppiò nel 1997 la vittoria su Agassi, sconfiggendolo ancora al torneo di Washington DC.

In quella edizione di Wimbledon Agassi venne eliminato con la Testa di Serie numero 3 e il punteggio 2-6/7-6/6-4/7-6 a favore di Flach, qualificato, che riuscì a mettere alle corde al secondo turno anche Palmer, eliminato anch’esso in 4 set. La corsa di Flach si fermò al terzo turno al cospetto dello svedese Thomas Johansson, che fece un sol boccone dello statunitense travolto in 3 set, 6-1/6-4/6-3.

Il Re eliminato al secondo turno nel 2013

Più recente l’eliminazione di Roger Federer al secondo turno dell’edizione del 2013, quando l’allora numero 116 Sergiy Stakhovsky, mise alle corde il campione uscente, che non veniva eliminato così precocemente da un torneo del Grande Slam da qualcosa come 11 anni, vista la sua eliminazione nel 2003 al Roland Garros, per mano del peruviano Luis Horna al primo turno.

Il sogno del tennista ucraino, cominciò con la vittoria su Dutra Da Silva al primo turno, per poi infrangersi contro Jurgen Melzer al terzo, in 4 set.

L’incredibile cavalcata di Chris Lewis nel 1983

Di tennisti neozelandesi non si serba un ricordo eccezionale tra gli archivi del tennis che conta. Tornano alla memoria, tra gli altri, Anthony Wilding e Onny Parun, ma dobbiamo fare riferimento ad epoche piuttosto lontane per evicarli.

Meno datata la splendida cavalcata al torneo di Wimbledon edizione 1983 di Chris Lewis, discreto giocatore, soprattutto su erba, che riuscì a raggiungere la 19esima posizione nell’anno del Signore 1984, quello successivo all’impresa sul manto verde di Wimbledon.

Lewis approfittò di un primo turno al quale venne opposto alla TDS numero 9, lo statunitense Steve Denton, sconfitto 6-3 al quinto, per poi inserirsi in un binario di favoriti caduti per mano di altri giocatori, tutti sconfitti da Lewis.

Dopo Denton gli capitò in sorte il qualificato connnazionale Dyke, per poi sbarazzarsi di Bauer al terzo round, Odizor al quarto e Purcel ai quarti di finale, tutti giocatori che non figuravano tra le teste di serie.

In semifinale ebbe la meglio contro il quotato sudafricano Kevin Curren, al termine di una bellissima partita risolta 8-6 al quinto e si arrese solo a sua maestà Joh McEenroe in finale con triplo 6-2.

Delusione Navratilova. Conchita sugli allori

Passiamo al tennis femminile, nel periodo d’oro di Steffi Graf, la tedesca che, nel 1994, veniva da 5 vittorie sull’erba di Wimbledon nelle ultime 6 edizioni.

In quell’occasione (altra gigantesca sorpresa) la Graf fu clamorosamente sconfitta al primo turno dall’americana Lori McNeil, che la eliminò in due combattuti set che videro la statunitense prevalere per 7-5/7-6.

Quel Wimbledon rappresentò una delle ultime occasioni per Martina Navratilova di conquistare la decima vittoria nel torneo. Ormai a 37 anni suonati, la cecoslovacca con passaporto americano, ebbe un’occasione più unica che rara, proprio alla luce della sconfitta della Graf, tanto che nessuno pareva in grado di ostacolare il suo percorso.

Riuscì ad eliminare una dopo l’altra tutte le sue avversarie in maniera tutto sommato abbastanza agevole, fino ai quarti di finale superati con qualche difficoltà al terzo set contro la Novotna e la semifinale, al termine della quale Gigi Fernandez si arrese in due set.

Ma il sogno per la vecchia leonessa, non si realizzò a causa della tenacia della spagnola Conchita Martinez, che la sorprese in finale col punteggio di 6-4/3-6/6-3.

La Navratilova non riuscì mai a vincere per la decima volta il torneo di Wimbledon.

La finale che non ti aspetti: Rafter-Ivanisevic

Chiudiamo con quella che viene ricordata come una delle più incredibili imprese sportive che la storia del tennis può richiamare alla memoria.

Torniamo nel maschile e facciamo un salto fino al 2001, l’anno in cui “l’airone di Spalato”, Goran Ivanisevic, usciva da un tremendo infortunio ai tendini della spalla, che negli ultimi 3 anni di carriera (il croato aveva 31 anni) lo avevano allontanato dalle scene del tennis che contava, per via di una lunghissima serie di forfait e defezioni, oltre che di eliminazioni nei primi turni ai tornei più importanti.

Una delle ultime occasioni per ripresentarsi alla grande, gli fu offerta dagli organizzatori di Wimbledon che gli assegnarono una Wild Card e il draw fu magnanimo per lui, visto che gli fu consegnato in sorte il non irresistibile svedese svedese Fredrik Jonsonn, sconfitto in tre set.

Dopo quel facile primo turno, l’acciaccato Ivanisevic incontrò tutti giocatori tra i Top 40 della classifica. Moya, Roddick e Rusedski, furono i due suoi avversari successivi e la vittoria del croato scatenò l’interesse di tutti gli appassionati che cominciarono a credere nel miracolo.

Ai quarti le cose si fecero piuttosto difficili per Goran, costretto ad affrontare il numero 3 del mondo Marat Safin, anch’egli sconfitto al quarto set 7-6/7-5/3-6/7-6.

La semifinale contro il padrone di casa Henman fu una delle più belle partite mai giocate sull’erba di Wimbledon, al termine della quale Ivanisevic chiuse 6-3 al quinto con la spalla in frantumi, prima dell’apoteosi finale contro Pat Rafter, per uno dei match più drammatici mai giocati.

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