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Le pagelle di Wimbledon 2022: Kyrgios e i suoi fantasmi, delusione Swiatek

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È tempo di bilanci all’indomani della conclusione delle due settimane più attese dell’anno, quelle trascorse a Wimbledon per l’edizione numero 135 del torneo più antico e prestigioso della storia del tennis.

Come alla fine di ogni major, PokerStarsNews vi propone le pagelle dei giocatori, dei fatti, degli avvenimenti che più hanno colpito al termine dei tornei che abbiamo seguito sulle nostre pagine.

Il torneo di Wimbledon: voto 8

I mesi che hanno preceduto questa tormentata edizione del torneo di Wimbledon, avevano fatto pensare ad un evento in sordina, fiaccato e sfiancato da tutte le polemiche che avrebbero potuto renderlo meno interessante del solito.

L’esclusione dei giocatori russi e bielorussi, la successiva decisione dell’ATP e del WTA di non assegnare punti, gli strascichi della pandemia, i mugugni più o meno rumorosi in ordine alle modalità in cui tutti i vertici del tennis internazionale hanno gestito questa patata bollentissima, sembravano avere le potenzialità di produrre un’edizione in sordina dell’evento tennistico più atteso della stagione.

E invece, come sempre accade, quando il sipario si alza sui campi appena pettinati con l’erba ancora verde prima che le scarpe dei giocatori la rendano meno splendente nel corso delle giornate che si susseguono, la magia di Wimbledon passa sopra ogni polemica, sparisce ogni malinteso, ogni presa di posizione diventa più piccola di ogni altra cosa.

Fin dalle prime giornate abbiamo assistito a partite di sentitissimo pathos. Ne prendiamo ad esempio alcune, come quella tra Struff e Alcaraz al primo turno, chiusasi dopo 4 ore abbondanti di battaglia a favore dello spagnolo ( 5 ), scioltosi come neve al sole di fronte al nostro Sinner un paio di turni dopo. O come quella tra Lorenzo Sonego ( 7 ), fermatosi solo al terzo turno al cospetto di Rafa Nadal, ma capace di rimediare ad una situazione scabrosa contro Kudla, ancora al primo turno. Oppure, per citare un match passato sotto traccia, l’epica battaglia che ha visto protagonisti Jiri Vesely e Alejandro Davidovich Fokina al secondo turno, con un tie break finito 10-7 a favore del ceco.

Ma in realtà è stato tutto il torneo a far dimenticare le polemiche della sua vigilia. Con tutto il corollario che gravita intorno a Church Road. In questa edizione ricorreva il centesimo anniversario del Centre Court, lo stadio più affascinante e prestigioso dell’All England Club che vide la luce nel 1922. Niente di più “tennisticamente religioso“.

Tradizione che non passa di moda mai.

Nick Kyrgios 7,5

Siamo alle solite, ma con una finale Slam in più. Il talento dell’australiano è cristallino. In pochi, tra i giocatori in attività, hanno la classe di Nick Kyrgios. Il suo tocco a rete richiama i giudizi del recentemente scomparso Gianni Clerici, il nostro maestro che si sentiva toccato quasi fisicamente dalle voleé dei più grandi al mondo.

Quante volte avrete letto o sentito che “con una testa diversa…” ecc. ecc. Io mi spingo ancora più a fondo e contesto questo modo di dare giudizi rispetto a un modo di interpretare la propria carriera sportiva di questo o quell’altro campione che gioca ai massimi livelli.

Intanto non si ha la controprova rispetto a ciò che “non è stato” e che “non è“. Non sapremo mai se l’eclettico Nick ci avrebbe deliziato con alcuni dei suoi colpi più spettacolari, se non fosse, o non fosse stato, così esuberante durante la sua carriera.

Non si voglia giustificare con questo enunciato i suoi comportamenti meno simpatici. Va da sé che gli insulti al suo box, la mancanza di rispetto verso gli arbitri, di linea o di sedia non cambia, le discussioni improvvise con il pubblico che questa volta lo ha supportato, ma non idolatrato, come è giusto che sia, non vadano stigmatizzati. Tutt’altro.

Se il lettore o l’appassionato avranno la capacità di riuscire a scindere i due giudizi, non potrà che evitare quelli sommari.

Croce e delizia.

Novak Djokovic 8,5

Non è stato il suo Wimbledon migliore. È quasi sempre partito in sordina senza mai dominare da par suo i match fin dall’inizio.

Ha dovuto lasciare un set a gente come Kwon, al, seppur promettente, Van Rijthoven ( 7 ), a Norrie ( 7 ) in semifinale e ben due a Sinner ai quarti. Il fatto è che, alla resa di conti, vince quasi sempre lui.

Sull’erba di Wimbledon lo ha fatto con una certa flemma, senza mai schiacciare i propri rivali, ma immobilizzandoli con la trama della propria tecnica fatta di risposte calibrate e scambi da fondo campo dai quali esce vittorioso nel 78% delle volte quando si va oltre i 5 colpi. Tanto, alla fine, sbagliano gli altri, lui no, non ha bisogno, tranne in quelle situazioni in cui l’emergenza lo richiede, di forzare.

L’esempio più lampante è quello della semifinale contro Norrie. Se contro Sinner e Kyrgios, il serbo ha dovuto far salire il proprio livello di gioco, contro l’inglese ha tenuto sotto ritmo la partita, lasciando le briciole al beniamino di casa.

Passista

Jannik Sinner 7

Non ha avuto tutti i torti Paolo Bertolucci, ex campione e oggi commentatore e opinionista di Sky, quando ha parlato di gente che sale e scende dal carro dei vincitori se si parla di Jannik Sinner. Un carro che ormai “può offrire solo posti in piedi”.

Basta una sconfitta o un paio di ritiri per esaltare i suoi problemi di “giocatore che non sarà mai un top player” e una vittoria, peraltro straordinaria, contro Alcaraz, per fare esclamare a tutti che tra i due c’è un abisso e Sinner è destinato a diventare un Top 5.

La verità questa volta non sta nel mezzo. La verità è che in virtù del lavoro prodotto negli ultimi 2/3 anni dal suo staff, le scelte talvolta impopolari che gli hanno fatto saltare appuntamenti importanti, sembrano portare il nostro campione di San Candido, a percorrere la strada giusta.

La sconfitta contro Djokovic va presa come l’ennesima tappa di un cammino che sembra segnato: lo vedremo presto giocare la finale di un major importante.

Ci siamo quasi.

Rafael Nadal 7,5

Spesso si parla delle condizioni fisiche di Rafael Nadal, con le quali il maiorchino ha dovuto fare i conti fin dall’inizio della sua carriera.

Agli ormai stra conosciuti fastidi al piede che lo hanno costretto ad una ripulitura tra l’Open di Parigi e lo start del torneo inglese, si è aggiunto il problema ben più penalizzante agli addominali che lo ha costretto a dare forfait alla vigilia di uno dei match che più avremmo voluto vedere, quello contro Kyrgios in semifinale.

Se è vero, come sembrerebbe, polemiche a parte, che tale problema lo ha messo in evidenti difficoltà nelle partite precedenti contro Cerundolo e Berankis e ancor di più contro Fritz ( 7 ), siamo di fronte all’ennesimo miracolo sportivo di un ragazzo che ha una testa diversa da quella di qualsiasi altro tennista nella storia di questo sport.

La preoccupazione è ora che questi fastidi non diventino pedissequi e non ci restituiscano il campione spagnolo nel pieno delle sue facoltà fisiche per continuare ad ammirarlo.

Testardo.

Iga Swiatek 5,5

La capacità di rimanere in lizza per tanto tempo tra le Top campionesse del tennis internazionale, non è comune a tutte. Iga Swiatek sembrava la nuova eccezione a questa regola, dopo il dominio di Serena Williams, ma il brusco passo falso con la sorprendente Alizé Cornet ( 7 ), mette in risalto come non ci si possa fidare di nulla in questo sport.

La polacca era attesa all’ennesima prova sontuosa sull’erba, ma la superficie stessa e una impostazione tattica totalmente sbagliata contro la francese, hanno palesato il contrario.

Non è un dramma, la Swiatek rimane la più forte, ma adesso lo scenario cambia. Vedremo nelle prossime settimane, in che modo.

Rimandata.

Elena Rybakina 8,5

Un rullo compressore, dall’inizio alla fine. Poche sbavature, colpi decisi e gioco totale. Il torneo di Wimbledon di Elena Rybakina è la summa di un cammino spedito che l’ha messa in difficoltà in rarissime occasioni.

La 23enne, nata a Mosca, ma naturalizzata kazaka, ha fulminato le avversarie dei primi turni, tutte piuttosto pericolose. Dalla Vandeweghe ad Andreescu, da Q.Zheng a Martic, tutte estromesse dall’erba di Wimbledon in due soli set.

Il primo pericolo è arrivato dalla sorprendente Anja Tomljanovic ( 7 ) ai quarti di finale, che ha costretto Rybakina al terzo, ma il capolavoro è arrivato in semi, quando Simona Halep ha dovuto fare i conti con un uragano che l’ha spazzata via in poco più di un’ora e un quarto.

La finale contro Jabeur ( 7,5 ) è stata equilibrata nei primi due set, ma nella decisiva frazione di gioco, dopo uno 0-40 non concretizzato dalla tunisina, la Rybakina è volata via verso il suo primo Slam in carriera.

Freschezza al potere.

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