Le WSOP, un tuxedo e Stu Ungar: la storia di Ron “The Carolina Express” Stanley

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Las Vegas è il luogo dove passato e presente del poker si incontrano.

Soprattutto in occasione delle WSOP che rimangono un punto di riferimento sia per le più giovani generazioni di player, sia per i veterani: un “melting pot” che ad ogni edizione rinnova la storia di questo gioco.

Prendiamo il caso di Ron Stanley. Il suo è un nome forse poco conosciuto, in particolare per chi non bazzica Las Vegas con frequenza. D’altra parte è principalmente lì che Ron Stanley si guadagna da vivere giocando a poker ancora oggi, a 70 anni d’età.

Mio padre era un giocatore e mi portava a vedere le partite quando ero bambino“, ha raccontato il veterano a PokerNews durante le WSOP 2022. “Il poker mi ha subito affascinato. Lui se la cavava bene e mi ha insegnato molto. Penso sia un questione di DNA“.

La passione conta di sicuro, ma senza una predisposizione naturale per il poker è difficile immaginare oltre 50 anni di carriera professionistica.

Ron “The Carolina Express” Stanley (redits PokerNews)

Vista l’età, Ron Stanley ora gioca un po’ meno rispetto al passato. Eppure la pokeroom è rimasta il suo ufficio e di pensione non se ne parla: “Gioco 5-6 giorni alla settimana, soprattutto cash game. A Vegas vado principalmente al South Point (casino), ma di recente ho fatto sei mesi di partite a casa, in Carolina del Sud“.

“Casa”, cioè dove è nato. Ma “casa” come residenza e luogo di lavoro è Las Vegas, ormai da molti anni. “Mi sono trasferito qui nel 1986, nel periodo in cui Johnny Chan era al top. Lo chiamavano Orient Express. E così io sono diventato Carolina Express“.

Un nickname azzeccato, perché l'”espresso del sud” ha fatto un bel po’ di strada, metaforicamente parlando. Principalmente con il cash game, ma nel suo palmares ci sono anche tanti piazzamenti a premio nei tornei.

Il primo è datato 1988. Ma è soprattutto nell’ultimo decennio del XX secolo e i primi anni Duemila che Ron Stanley ha dato il meglio a livello torneistico: 120 ITM su un totale di 146. L’ultimo lo ha ottenuto nel 2016, perché quest’anno è rimasto a secco. La (nostra) speranza è che nel 2023 interrompa il digiuno.

Secondo Thehendonmob.com, ad oggi “The Carolina Express” ha incassato poco meno di 1,63 milioni di dollari con i tornei di poker. 721.867 di questi provengono da 20 ITM targati WSOP.

Il più importante è senza dubbio il braccialetto che Ron Stanley ha conquistato nel 1991 con il $2.500 Limit Hold’em, per un payout di $203.000. “Avevamo appena comprato casa e dovevamo ancora arredarla. Quella vittoria è arrivata al momento giusto!“, ha spiegato il protagonista a PokerNews.

Nel 2006 ha avuto un’altra chance, quando ha chiuso al settimo posto nel $1.500 No-Limit Hold’em incassando $107.614.

In mezzo a questi due risultati c’è lo “shot” forse più importante di Ron Stanley: il quarto posto nel Main Event 1997.

Ron Stanley al ME WSOP 1997 (credits PokerGO)

A quel final table, Stu Ungar è senza dubbio l’uomo da battere. Il divario di abilità con gli avversari è molto grande ma l’unico che può mettergli i bastoni fra le ruote è proprio Ron Stanley. Il giocatore del sud si accomoda al FT indossando smoking e cappellino da baseball.

Ad un certo punto, i due si scontrano in un mano diventata molto famosa, tanto da essere immortalata nel libro di Nolan Dalla e Peter Alson “One of a Kind: The Rise and Fall of Stuey ‘The Kid’ Ungar, The World’s Greatest Poker Player“. 

Stanley limpa da SB con in mano 9♦7♦. Ungar, le cui hole cards sono Q♠10♣, si limita al check.

Il flop porta A♠9♥6♠ ma nessuno dei due fa azione. Il gioco si sposta così al turn, un 8♣. A questo punto Carolina Express decide di puntare, forte della second pair e del progetto a scala bilaterale. Mette in mezzo 25.000 chips ma Ungar rilancia a 60.000 in bluff. Ron Stanley chiama.

L’ultima carta è un K♦, sul quale il giocatore del Sud Carolina fa check per l’ultima volta. The Kid punta 220.000, Stanley tanka per un po’ e alla fine annuncia il fold. Il grande bluff è andato a segno e Stu Ungar lo espone sul tavolo. Quando Stanley fa lo stesso rivelando la mano migliore, qualcuno tra il pubblico si mette a ridere. Per Ron Stanley è una mazzata, soprattutto morale.

Ron Stanley subito dopo aver subito il bluff di Stu Ungar al ME WSOP 1997.

Poco dopo Ron Stanley diventa lo short stack al tavolo, a causa di una bad beat ricevuta da John Strzemp: K♥K♣ vs 10♠10♣ e 10♦ al turn, mono-out perché un altro giocatore dichiara di avere il 10♥! Resiste abbastanza per arrivare a 4 left, poi esce con un bluff al flop sempre contro Strzemp che mostra gli Assi. Sarà proprio quest’ultimo a sfidare Stu Ungar in heads-up. Ron Stanley, invece, si deve accontentare – si fa per dire – di 212.000 dollari, il suo miglior incasso nei tornei live.

Per chi fosse interessato, su YouTube è disponibile il video con gli highlights di quella partita.

Non sappiamo come si sia sentito Ron Stanley dopo la mano contro Ungar. Alcuni dicono che sia andato in tilt e che questo abbia pregiudicato la sua performance, anche se la batosta vera è quella dei Kappa scoppiati.

Ma non c’è dubbio che se avesse chiamato il bluff, la partita sarebbe cambiata visto che in quel momento era secondo in chips a poca distanza dallo stack di Ungar.

E sarebbe cambiata anche la storia stessa del poker, che forse non avrebbe celebrato l’ultima vittoria dell’uomo con “il sangue di un alligatore“.

Nonostante questo Ron Stanley a 70 anni è ancora lì, a grindare i tavoli live per professione, per passione e alla ricerca del secondo braccialetto WSOP.

Immagine di testa: Ron Stanley (credits PokerNews)

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