Quando Draghi e Serpenti contano: il Mahjong

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Se in rete cercate opportunità per giocare a Mahjong, ne troverete tantissime. Purtroppo sono tutte versioni in solitario che poco hanno a che fare con il gioco tradizionale. Solo le tessere rimangono uguali, perché il “vero” Mahjong (o Mah Jong) è un gioco per 4 persone.

Un gioco da tavolo ma che si può fare anche seduti per terra. Servono le 144 bellissime tessere, 4 “stecche” dove posizionarle e due dadi. Se volete giocare in maniera competitiva potete aggiungere un po’ di fiches, ma carta e penna per segnare i punti vanno altrettanto bene. Attenzione però a non eccedere sul lato della competizione, perché nel Mahjong gli swing a volte sono molto pesanti. A maggior ragione, evitate di giocarlo in modalità cash game.

In effetti il Mah Jong nasce in Cina nel XIX secolo come gioco d’azzardo. E proprio in quanto gioco d’azzardo viene bandito nel 1949 dalla Repubblica Popolare Cinese, salvo poi essere riabilitato durante la Rivoluzione Culturale (1966). Dal 1998 in Cina è sport nazionale. In Occidente il gioco arriva invece all’inizio del XX secolo. Da noi si diffonde soprattutto nell’area romagnola, intorno agli anni ’30.

Cina a parte, i Paesi dove si gioca di più sono Giappone e Stati Uniti, anche se gli americani usano regole un po’ diverse. Non essendo mai stato codificato in senso stretto, durante i passaggi da un Paese all’altro il Mahjong tradizionale ha dato vita a più varianti. Per semplicità, nel presentarlo faremo riferimento soprattutto alle versioni adottate dalla Federazione Italiana: quella nazionale e quella internazionale.

Lo schieramento iniziale delle 13 tessere. (Photo by Feng Li/Getty Images)

Il gioco è abbastanza semplice. Assomiglia molto alla nostra Scala Quaranta o al Ramino. Ogni giocatore ha a disposizione 13 tessere che deve combinare in tris (raramente poker) e/o scale da tre pezzi. La chiusura avviene però con 14 tessere, cioè senza effettuare lo scarto finale. C’è quindi spazio per 4 combinazioni da 3 tessere ciascuna (3×4=12) e una coppia. Esistono alcune eccezioni a questo schema di chiusura, ma per ora limitiamoci a quella standard.

Il Mahjong è un gioco molto ritualizzato e simbolico, anche se non sono necessari thé e vestiti tradizionali per fare una partita. I giocatori sono abbinati ai 4 venti (Nord, Sud, Est, Ovest) che determinano anche le posizioni attorno al tavolo. Al termine di ogni partita i venti si spostano in senso antiorario.

La prima cosa da fare è la mescola delle tessere, tutte con il dorso privo di simboli rivolto verso i giocatori. Le tessere vengono poi organizzate in una muraglia quadrata con doppio strato, come nella foto qui sotto:

La “muraglia” del Mahjong (credits Wikipedia)

Si procede con ogni giocatore che pesca 13 pedine (sempre in senso antiorario), ad eccezione di Est che inizia con 14 e nella prima mano della partita può solo scartare. Due sono infatti le azioni da compiere durante ogni mano:

  • pescare una tessera: dalla muraglia (quindi coperta) o dagli avversari. Nel primo caso si prende la prima tessera disponibile sulla muraglia. Nel secondo è possibile prendere lo scarto nel momento in cui un giocatore lo effettua, ma a due condizioni: se serve per completare una scala, la tessera può essere presa solo dal giocatore alla propria sinistra; per un tris o poker, la tessera può essere “rubata” da chiunque. La combinazione (scala o tris) va però rivelata, esponendola sulla parte esterna della stecca.
  • scartare una tessera: dopo aver pescato, i giocatori devono sempre eliminare una delle proprie tessere mettendola face-up al centro della muraglia. Alla fine tutti devono giocare sempre con 13 tessere in mano, tranne Est all’inizio della partita e il giocatore che fa Mahjong, ovvero chi chiude!

La chiusura non equivale di per sé alla vittoria, anche se conferisce dei vantaggi: ciò che conta sono i punti realizzati con le combinazioni. E qui si entra nel regno delle tessere e dei simboli.

Lo “shuffle up and deal” iniziale. Ricordate, tutte le tessere vanno capovolte! (Photo by Dan Kitwood/Getty Images)

Le 144 tessere comprendono: 3 semi, Canne, Caratteri, Cerchi o Palle, 4 set dall’1 al 9; 3 Draghi (Rosso, Verde, Bianco) con 4 tessere ciascuno; i già citati Venti, 4×4; 4 Fiori e 4 Stagioni.

Ogni tipo di tessera ha la propria funzione e valore nel creare combinazioni vincenti. Non sorprende che i Draghi valgono più punti; così come è in linea con la cultura cinese che tra le combinazioni più efficaci per chiudere ci sia la figura del Serpente.

Esistono poi una serie di combinazioni speciali che uniscono Draghi, Venti, semi in forme particolari e significative. Tutte queste consentono di ottenere punteggi molto alti, ma serve una certa esperienza (e anche una buona memoria) per riuscire a realizzarle.

In definitiva il gioco è tutto qua.

Questo non significa che il Mahjong sia banale. E’ un gioco dove la fortuna conta, ma dove anche l’abilità ha il suo ruolo. Gli elementi strategici sono due: individuare rapidamente il tipo di chiusura, senza farlo capire agli avversari; allo stesso tempo capire il gioco altrui, per evitare di regalare scarti utili.

Al di là delle skills per essere buoni giocatori, il Mahjong merita di essere provato anche solo per il gusto della diversità. Pochi giochi, infatti, offrono un’esperienza così fortemente tattile e al tempo stesso immersiva in una cultura tanto diversa da quella occidentale.

Anche se magari non disputerete mai un torneo di Mahjong, vi consigliamo di fare almeno una partita con gli amici. Sarà una serata ad alta socializzazione che vi sorprenderà!

Infine, ricordiamo che in commercio esistono molti tipi diversi di set di Mahjong, da quelli più economici a quelli per collezionisti. Basta fare una semplice ricerca su Internet. Per chi inizia consigliamo ovviamente i primi, l’importante è che ci siano le stecche per le tessere. Buone tessere a tutti!

Immagine di testa bt Getty Images.

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