Piglio o non piglio? Giochi di carte alternativi: Machiavelli, Bazzica e Misère

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Vi è mai capitato di avere a disposizione un po’ di tempo, qualche mazzo di carte e un gruppo di amici, ognuno con un gioco diverso in mente?

Serve un’idea che metta tutti d’accordo, ma se Ramino, Briscola e Scopa li conoscete a memoria mentre il Bridge è troppo cerebrale, vuol dire che è tempo di provare qualcosa di nuovo.

Ecco allora tre opzioni alternative, meno famose ma comunque avvincenti.

Immagine credits tecnicacadellascuola.it

BEZIQUE o BAZZICA

Dal punto di vista storico, sembra che sia nato in Svezia verso la metà del XVII secolo. Ad inventarlo sarebbe stato un maestro di scuola, Gustave Flaker, con lo scopo di partecipare ad un concorso per nuovi giochi di carte indetto dal sovrano (forse Carlo IX di Svezia). Il suo Flakernuhle, questo il nome originario del gioco, vince. Nel giro di poco tempo dalla Svezia inizia a diffondersi prima in Germania e poi in Francia, dove diventa Bézique.

Esistono però altre due versioni che vedono Francia e Italia contendersi la intellectual property del gioco (e non poteva essere altrimenti). Per i francesi il Bezique o Bésique deriva dal Piquet, gioco ben più antico e citato come Cent da Rabelais nel suo Gargantua (1532). Il Belpaese, invece, ne reclama la paternità sotto il nome di Bazzica, che poi i francesi avrebbero tradotto in Bezique. In effetti, nella commedia La serva Amorosa di Carlo Goldoni il gioco viene citato. L’opera però è datata 1752.

Comunque siano andate le cose, sia Bezique che Bazzica sono giochi molto simili perché uniscono il sistema delle “prese” a quello delle “combinazioni“. Ci sono però alcune differenze sostanziali, a partire dal numero di giocatori e delle carte.

Il Bezique è pensato per un testa-a-testa che utilizza due mazzi da 32 carte ciascuno (vengono eliminate le carte dal 2 al 6). La Bazzica invece si può giocare fino a 4 con un classico mazzo da 40 carte italiane (cioè quelle con bastoni, coppe, denari e spade).

Anche lo svolgimento della partita cambia, pur rimanendo all’interno della stessa filosofia di gioco.

Gli assi delle carte italiane.

Cominciamo dalla Bazzica dove ogni giocatore riceve tre carte che può scartare (1, 2 o tutte) e sostituire nel primo turno di gioco. Già in questa fase è possibile ottenere dei punti utili per la vittoria finale, ma per il dettaglio completo delle combinazioni e i relativi punteggi vi rimandiamo a questo link.

Dopo l’eventuale scarto/cambio (il draw, come lo si definirebbe nel poker), si passa alla fase 2. Qui i giocatori pescano carte dal mazzo al fine di realizzare i punteggi migliori. Devono però fare attenzione a non superare il tetto dei 31 punti di valore nominale delle carte, dove l’asso conta 1, la figura 10 e via dicendo. Se un giocatore “sballa” le combinazioni realizzate non producono punti. Vince chi raggiunge per primo un punteggio prefissato che di solito è 31, da non confondere con il massimo di punti-carta che si possono avere in mano.

In sostanza, il Bazzica è un gioco veloce ma che richiede attenzione e un po’ di calcolo. Oltre al concetto delle combinazioni tipico del Ramino, aggiunge elementi che ricordano il poker e il Blackjack.

Un po’ più complesso è il Bezique, ragione per cui ne sintetizziamo qui le meccaniche principali, rimandando a wikiita.com per una definizione più precisa di regole e punteggi.

Come detto all’inizio, a Bezique si gioca con 64 carte. Ogni giocatore ne riceve 8 e a ogni turno ne deve giocare una. Se l’avversario non risponde con una carta dello stesso seme e di valore superiore o con una briscola, il primo giocatore fa una presa. Questo gli consente di rivelare una combinazione, ammesso che ne possieda una. Se non ne ha, la presa viene messa (coperta) nel cumulo delle sue prese e il gioco prosegue reintegrando il totale di 8 carte, comprese quelle esposte nelle combinazioni. A quel punto si procede con una nuova giocata e presa. Le carte esposte nelle combinazioni possono sempre essere riutilizzate per creare altre combinazioni.

Una volta terminato il mazzo di 64 carte, si passa alla fase 2, chiamata Playoff. A questo punto i giocatori usano solo le carte rimaste in mano o nelle combinazioni per chiudere la partita, sempre attraverso lo schema giocata-presa. Alla fine, tutti gli Assi e i 10 accumulati in precedenza e nel Playoff aggiungono punti a quelli realizzati con le combinazioni.

Si intuisce che il Bezique è un gioco dove ricordare le (tante) carte che sono uscite può fare la differenza. Ed è anche un po’ “machiavellico”, ma mai quanto il secondo card-game che vi presentiamo.

Dipinto con giocatori di Bezique (Gustave Caillebotte, 1880)

MACHIAVELLI

Innanzitutto: perché questo nome? La risposta sta nelle regole che consentono di scomporre e ricomporre in forma diversa le combinazioni esposte sul tavolo dai giocatori. Un gioco, quindi, che consente di essere un po’ spregiudicati, esattamente come immaginiamo lo avrebbe voluto l’autore de Il Principe.

Machiavelli è a tutti gli effetti una variante del Ramino, non per nulla è chiamato anche Ramino Machievellico. Le modalità di gioco sono le stesse: 2 mazzi da 52 carte (francesi) e max 6 giocatori che ne ricevono 13 ciascuno, come nella Scala 40. Vince chi chiude per primo, ovvero chi dispone tutte le proprie carte in combinazioni regolari.

Regolari ma non fisse perché, come abbiamo anticipato, le carte già disposte sul tavolo possono essere riutilizzate dal giocatore di turno al fine di creare nuove combinazioni regolari. L’unica condizione è che tutto quello che viene scomposto ricompaia all’interno di una nuova combinazione. Il “Principe” di turno può sì stravolgere le giocate degli altri, ma non può barare tenendosi in mano una carta prelevata dal tavolo.

Per il resto, il gioco segue le regole del Ramino classico. Lo consigliamo a coloro che vogliono provare una variante di questo classico, con qualche eccezione: è sconsigliato ai confusionari e ai troppo permalosi!

Niccolò Machiavelli (1469-1527)

MISÈRE

Per chi invece preferisce giochi quali il Bridge e la Briscola c’è una versione semplificata di entrambi. Si chiama Misère ed è di origine francese, come suggerisce il nome.

Si gioca con un mazzo di 52 carte francesi e 4 giocatori. Ognuno ne riceve 13 e, dopo averle esaminate, deve dichiarare quante prese pensa di realizzare.

Le prese avvengono in maniera classica. Il primo giocatore di turno espone la carta sul tavolo. Gli altri devono rispondere con una dello stesse seme, se ce l’hanno. In caso contrario possono calare una carta di seme diverso che non potrà vincere la mano a meno che non sia una briscola. Il giocatore che ha messo sul tavolo la carta più alta o la briscola si aggiudica la presa.

Al termine delle 13 giocate si contano i punti. Ogni presa vale un punto al quale ne vengono aggiunti 10 (o 20 a seconda della versione del gioco) se la dichiarazione iniziale è corretta. Ad esempio: 4 prese dichiarate all’inizio e poi realizzate diventano 14 punti. Diversamente il giocatore conta solo i punti delle singole prese.

Ci sono 6 round in una partita di Misère. Nei primi 4 si gioca sempre con una briscola secondo l’ordine cuori, quadri, fiori e picche. Nel 5° turno si gioca senza briscole. L’ultima fase, invece, è completamente diversa: non ci sono dichiarazioni e si deve evitare di vincere le mani perché ogni presa realizzata toglie 5 punti al totale accumulato. Vince chi alla fine del 6° turno rimane con lo score più alto.

Sembra facile vero? A livello di regole in effetti lo è: si impara rapidamente e anche la partita è piuttosto snella. Giocarlo bene, però, è un’altra cosa perché Misère richiede pianificazione, memoria e lettura del gioco altrui.

Un’ultima cosa. Vi starete chiedendo da cosa deriva il nome. Quando un giocatore pensa di poter realizzare zero prese, dichiara misère: se ci riesce incassa 15 punti.

Immagine di testa: “Cani che giocano a carte” (Cassius Marcellus Coolidge, 1894)

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