Giochi di carte non collezionabili e party games

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Il mondo dei giochi di società è davvero molto vario e in grado di soddisfare le diverse esigenze di intrattenimento.

C’è un’opzione per tutti i gusti, anche per i più raffinati. Dall’impegno cerebrale con scacchiera o boardgame tattico (ad es. Puerto Rico) al gioco-collezionismo (Magic: The Gathering); dall’immersione nella fantasia e nell’interpretazione offerta dai GDR (giochi di ruolo) alla sfida strategica con miniature, dadi e metro.

La maggior parte delle volte, però, il gioco di società è semplicemente un modo per passare una piacevole serata in compagnia. In questo caso servono giochi non troppo impegnativi, abbastanza rapidi e ad alta socializzazione tra i giocatori.

La scelta spesso ricade sui boardgame classici, quali RisiKo!, Pictionary e affini; cercando, si scopre tuttavia che esiste anche un’alternativa: quella dei giochi di carte non collezionabili.

Si tratta di giochi dove i protagonisti sono sostanzialmente due: il set di carte e i giocatori. Il comune denominatore è l’interazione tra quest’ultimi che, a secondo del gioco, interpretano ruoli diversi e cercano di collaborare oppure ostacolarsi nel tentativo di raggiungere l’obiettivo finale.

Parliamo quindi di un mix tra gioco di società, GDR e carte, che però non sono collezionabili: in ogni confezione il set è sempre lo stesso, cambia solo nel caso di una nuova versione/espansione del gioco.

I titoli in circolazione sono tanti. Noi vi presentiamo un breve elenco di quelli più famosi, divertenti e disimpegnati.

Steve Jackson (credits Wikipedia)

Cominciamo dal gioco di carte non collezionabili che ha fatto da apripista al successo di questo genere: Munchkin. Creato dal famoso inventore di giochi Steve Jackson nonché fondatore dell’omonima casa editrice, Munchkin ha ormai più di vent’anni. La prima edizione è datata 2000, anche se in Italia è arrivata nel 2003 grazie Raven Distribution. Da allora sono uscite più di trenta tra espansioni e set autonomi, a testimonianza dell’enorme successo ottenuto da questo “piccolo grande gioco”.

Munchkin strizza l’occhio ai GDR. I giocatori, infatti, dopo aver scelto l’identità e le caratteristiche di un personaggio devono cercare di salire di livello eliminando mostri (o altro, a seconda della versione). Per farlo possono anche collaborare ma alla fine, dal momento che a vincere è uno solo, lo “sgambetto” è assicurato. Si tratta quindi di un gioco con molta libertà d’azione e interpretazione, così come conferma la regola la principale: “Barare è lecito, basta non farsi scoprire!

Il set base di Munchkin è per 3-6 giocatori e una partita dura circa un’ora. Il costo oscilla tra i 15 e i 20 euro, a seconda del set/espansione.

Immagine credits dragonstore.it

Per anzianità e diffusione, a ridosso di Munchkin c’è Bang!. E’ un gioco tutto italiano, creato da Emiliano Sciarra e illustrato da Alessandro Pierangelini. E’ uscito nel 2002, anno in cui ha vinto il premio Best of Show a Lucca Comics & Games come miglior gioco italiano e finora conta 4 edizioni e 7 espansioni.

Bang! è dedicato a chi ama il Far West. I partecipanti devono infatti calarsi nei panni di un personaggio tipico del periodo dei cowboy: c’è il fuorilegge, c’è lo sceriffo, il rinnegato e via dicendo. Ognuno ha il proprio obiettivo da raggiungere per vincere la partita, ma la cosa interessante è che i ruoli sono segreti. Bisogna quindi cercare di capire “chi è chi” e fare attenzione a non eliminare i propri alleati!

Si gioca da 2 a 7 (versione Duel), il set base cosa una ventina di euro la partita dura un po’ meno di un’ora.

Il set speciale “Bang! La Pallottola” (foto credits cittadelsole.it)

Con Lupus in Tabula entriamo nell’area dei cosiddetti party games, ovvero quei giochi – in questo caso di carte – che coinvolgono un numero elevato di persone. L’ideale è avere almeno 8 partecipanti, uno dei quali agisce come narratore. A seconda delle carte personaggio che ricevono, gli altri si calano nei panni di lupi mannari e umani. Questi ultimi possono avere ruoli specifici: c’è il veggente, la guardia del corpo, il medium, il criceto mannaro (sì, avete capito bene) e altri ancora. La sfida è tra lupi e umani: naturalmente vince chi sopravvive.

Quando “cala la notte” tutti i giocatori chiudono gli occhi e battono le mani sul tavolo. Solo i giocatori che interpretano i lupi mannari li tengono aperti e indicano al narratore la vittima di turno. Il “mattino successivo” tutti aprono gli occhi e il narratore annuncia chi è stato eliminato. A quel punto inizia la discussione e le reciproche accuse nel tentativo di capire chi sono i lupi. Alla fine il gruppo decide quale giocatore deve essere linciato: sarà un lupo o gli umani avranno fatto… autogol?

Divertimento assicurato per la modica cifra di 20 euro. Lupus in Tabula è dal 2001 un prodotto targato DaVinci Games.

Foto credits migliorigiochi.eu

Restiamo nell’area dei party games e dell’ambientazione fantasy con Sì, Oscuro Signore (ed. Giochi Uniti). E’ un gioco con poche regole ma dove serve una buona dose di fantasia e creatività. E soprattutto molta voglia di divertirsi.

I giocatori sono tutti Goblin ad eccezione di uno: Rigor Mortis, l’Oscuro Signore. Questo li chiama a raccolta, scontento della loro missioni andate a vuoto. E’ risaputo che i goblin non sono particolarmente affidabili, ma sono abilissimi a scaricarsi la colpa uno con l’altro. Per mezzo delle carte del gioco, i personaggi goblin devono cercare di mettere insieme la scusa migliore per evitare la punizione dell’Oscuro Signore. Quella meno credibile riceve un’occhiataccia da Rigor Mortis, alla seconda il giocatore è eliminato.

Anche in Sì, Oscuro Signore il numero è importante: si gioca da un minimo di 4 a un massimo di 16 persone, ma a nostro avviso 8 partecipanti sono un buon numero per avere la giusta dose di divertimento in circa mezz’ora. Costo: €25.

Foto credits conteageek.it

Chez Geek è per chi vuole vivere un po’ da “nerd”. I giocatori devono immaginare di trovarsi riuniti tutti nello stesso appartamento, ognuno con le proprie esigenze. Attraverso le carte gioco, cercano di combinare vita sociale, intrattenimento e lavoro schivando i problemi legati alla convivenza! Chi ci riesce meglio, guadagna punti: la partita si conclude al raggiungimento del punteggio indicato sulla propria carta Slack

Chez Geek, pur essendo più datato (è del 1999, edito da Steve Jackson Games), ha avuto meno successo dei giochi precedenti, forse per il regolamento un po’ confuso e l’ambientazione un po’ di nicchia. Ciononostante, Chez Geek ha vinto l’Origins Award nel 1999 ed è stato miglior card game a Lucca nel 2006.

Se però siete appassionati di giochi di carte non collezionabili, Chez Geek merita un test. Si gioca da 2 a 5 persone, e una partita dura più o meno 60 minuti. Purtroppo dal 2012 è fuori produzione ma su eBay e Amazon si trovano ancora copie usate ma in ottime condizioni e a cifre ragionevoli.

Credits UltraBoardGames

Chiudiamo la nostra rassegna con un gioco di carte non collezionabili ad alta… dipendenza.

In Grass, infatti, i giocatori si devono calare nei panni di uno spacciatore di “erba”, intesa come marijuana. Lo scopo è quello di diventare il numero uno dei “pusher”, guadagnando soldi e ostacolando l’ascesa degli altri giocatori. Il mezzo per riuscirci sono le classiche carte plastificate: 110 in tutto e raffiguranti il mercato, i vari tipi di piante di canapa e gli eventi che si possono verificare durante la partita.

Il gioco, forse uno dei primi ad essere prodotto (da Eurogames nel 1980), se preso con il giusto spirito è davvero molto divertente. Ed è anche molto veloce, una partita può finire in 40-45 minuti. Dipende ovviamente dal numero di giocatori (2-6) e dalla competitività degli stessi: più sono “rilassati” meno dura. Naturalmente è consigliato a giocatori maggiorenni, come indicato sulla confezione.

A proposito di confezione, quella di Grass è davvero originale: un sacco di juta per contenere tutte le carte.

Anche il prezzo è buono: “sulla piazza” lo trovata a circa 20 euro.

Credits uplay.it
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