La vera storia delle “coppie vestite” (ma senza Assi)

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Ricevere le due hole cards dal dealer, guardarsi attorno prima di controllarle lentamente, alzando solo un lembo alla volta di ciascuna carta (nel gergo, spillare o spizzare le carte) e infine scoprire che sono una coppia: tutti questi momenti costituiscono una delle fasi più eccitanti di una mano di Texas Hold’em, cioè quella dell’azione preflop. E’ ovvio che se le due carte sono una coppia di Assi, l’emozione diventa ancora più alta ed è importante riuscire a nasconderla agli avversari. Ma le cose si fanno interessanti anche quando la coppia è “vestita”, per usare un’espressione del “cosiddetto poker all’italiana”, ovvero quando in mano ci troviamo KK, QQJJ.

Tutti i giocatori sanno che queste sono le migliori starting hand, insieme ad AK. Quella che però in pochi conoscono è la storia secolare che queste “figure” hanno alle spalle.

A raccontarcela è Martin Harris, blogger e giornalista esperto di poker, che nel suo libro Poker & Pop Culture ci offre molto pagine interessanti dedicate alla storia di questo gioco. Compreso un excursus di come si è arrivati all’attuale rappresentazione sulle carte da gioco di Re, Regine e Fanti.

La coppia di K è la seconda miglior mano di partenza nel TH, subito dopo gli American Airlines altrimenti chiamati “i pini” in Italia. K sta ovviamente per King, cioè Re. Tuttavia, per molti secoli (per capirci, più o meno dal Medioevo fino al XVII secolo) al posto dell’attuale generica figura di re, ci sono state quelle di sovrani realmente esistiti. Questo in particolare sui mazzi di provenienza francese dove il K♠ era rappresentato da Davide, re d’Israele e uccisore di Golia. A Carlo Magno, re dei Franchi, era invece stato assegnato il ruolo di K♥, mentre K♦ era Giulio Cesare. Infine, sul K♣ era raffigurato Alessandro Magno.

Nella storia, i Re sono stati quasi sempre accompagnati da una Regina. Ecco che allora entra in campo la carta con la Q, cioè la Queen, che quando è doppia rappresenta la terza miglior mano di partenza. Anche per le carte che rappresentano la Regina esiste una raffigurazione “iconica”. La divinità romana Pallade (l’Atena dei Greci), era associata alla Q♠. Importanti figure femminili dell’Antico Testamento, quali Giuditta e Rachele erano disegnate rispettivamente sulle carte Q♥ e Q♦. Al contrario, la Q♣ era spesso associata al nome femminile “Argine”, anagramma di “Regina”.

In secoli più vicini al nostro, in alcuni Paesi la figura femminile è stata sostituita da una maschile. Nei mazzi di carte spagnoli, ad esempio, la Regina per un certo periodo ha lasciato il posto al Caballero, cioè un nobile o comunque una figura maschile a cavallo. In Germania, invece, l’antenato del poker veniva giocato con 4 coppie vestite. Di queste due erano Regine, una di valore superiore al Jack (del quale parleremo a breve) e una di valore inferiore. Nel corso del XVI secolo le Regine furono eliminate completamente, per essere reintrodotte un secolo dopo.

A compensare queste due forme di velato (nemmeno tanto) maschilismo, ci ha pensato il Regno Unito. Nel 19mo secolo, infatti, alcuni giochi di carte applicavano la “British Rule” or “Commonwealth Rule”: in sostanza, se in quel periodo a regnare sul più grande impero del mondo c’era una Regina, le carte con il simbolo Q valevano di più dei Kings. Dando uno sguardo alla cronologia dei regnanti britannici, emerge che per almeno 63 anni questa regola è stata applicata, tanto lungo è stato il regno della Regina Vittoria. Non sappiamo se la regola venga ancora applicata perché, in questo caso, ci sarebbero altri 69 anni da aggiungere: quelli del regno dell’attuale Regina Elisabetta II che, sommati ai 63 della Regina Vittoria, renderebbero di fatto dominante la British Rule nel corso del XIX e del XX secolo. Da notare che questa regola non è mai stata applicata al poker.

E veniamo infine alla carta più enigmatica, quella con la J. Chi sono i Jacks o Fanti in italiano?

Contrariamente a quanto si possa pensare, non si tratta di principi o cavalieri, cioè figure di alto lignaggio. Esattamente l’opposto: originariamente identificavano un servitore maschio, in inglese knave che letteralmente significa “furfante“. Non facevano quindi parte della corte, e questo giustifica nel gioco il livello più basso del Jack rispetto a King e Queen, anche se in alcuni mazzi di carte potevano essere raffigurati come dignitari di corte o personaggi leggendari quali Ettore (figlio del re di Troia) e Lancillotto (uno dei 12 cavalieri di Re Artù).

Il passaggio dal termine inglese knaves a Jacks è legato ad un gioco più antico del poker, nel quale i knaves facevano guadagnare ai giocatori punti chiamati Jacks. Da lì il passaggio ad identificare la carta come J(ack) è stato naturale, anche se non immediato. Un altro motivo per passare da Knaves a Jacks è legato alla lingua inglese, perché ci sarebbe stata una sovrapposizione di K come simbolo di due carte diverse, il King e il Knave appunto. Molto meglio introdurre la J di Jack.

Nel famoso romanzo Grandi Speranze (Great Expectations) pubblicato nel 1861, Charles Dickens introduce un episodio dal quale si evince che la sostituzione di Knave con Jack è databile più o meno al 19° secolo. Qui vediamo il protagonista del racconto, l’orfano Pip, impegnato in una partita a carte con la più colta ma altrettanto arrogante Estella, della quale è innamorato. Quando Pip si riferisce alla carta del “servitore” come “Jack”, Estella reagisce giudicandolo un ignorante. “Questo ragazzo chiama i servi (o furfanti, ndr) Jack!” esclama Estella scandalizzata, aggiungendo “E che mani rozze ha! E che stivali grossolani!”

Con il tempo anche quel pregiudizio se n’è andato, o forse per ragioni di politically correct, i Knaves o Servitori sono diventati Jacks o Fanti.

 

Foto di testa by history.howstuffworks.com

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