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Non potrò mai dimenticare quella mano!” è un classico del poker, un’affermazione che chiunque si aggiri per una sala da gioco avrà sentito ripetere da un giocatore. Perché ogni poker player degno di questo nome ha una mano da raccontare, che si tratti di una bad beat subita o di una gran giocata messa a segno (meno frequenti sono i colpi di fortuna a favore).

E poi, però, ci sono quelle mani che sono davvero significative perché non riguardano solo l’azione al tavolo, ma aggiungono il contorno di una storia. Quella di oggi parla di un poker che non c’è più.

Ovviamente dobbiamo fare un salto nel passato, precisamente al 1983. Seduti ad uno dei tavoli del Main Event WSOP ci sono Tom McEvoy e Amarillo Slim, al secolo Thomas Austin Preston. Due texani doc, rappresentanti insieme a Doyle Brunson e Jack “Treetop” Straus dell’allora “migliore gioventù” di pokeristi sfornata dallo stato meridionale degli USA. Tutti giocatori che hanno scritto pagine di storia del poker, anche se in quel momento Tom McEvoy è di gran lunga il meno conosciuto, con solo un braccialetto al polso vinto pochi giorni prima nell’evento $1.000 Limit Hold’em. Ma la sua ascesa nell’olimpo del poker sta per iniziare.

Amarillo Slim è invece già un leggenda. Ex giocatore di biliardo, negli anni ’60 Preston è uno dei rounders più conosciuti nelle sale da poker degli States che frequenta con assiduità insieme a Brunson e Sailor Roberts (quest’ultimo campione del mondo nel 1975 e Hall Fame). Quando Tom McEvoy incrocia le carte con lui, Amarillo Slim ha già vinto un Main Event WSOP nel 1972 e un altro titolo due anni dopo con il $1.000 NL Hold’em. A questi si aggiungeranno altri due braccialetti nel 1985 e nel 1990, entrambi targati $5.000 Pot Limit Omaha.

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Tim “Amarillo Slim” Preston. Immagine Wikipedia

Facevamo accenno ad un poker che oggi non esiste più. La ragioni riguardano il field, molto meno numeroso e professionistico di quello di oggi, la tecnica di gioco, completamente trasformata dall’arrivo del poker online, ma anche le regole al tavolo. Per esempio, alle World Series Of Poker del 1983 era ancora possibile mostrare le proprie carte all’avversario prima di prendere una decisione per cercare di ottenere una reazione. Una tecnica che oggi è definita angle shooting e proibita nei tornei.

E’ il Day2 del ME e l’azione comincia con un rilancio di Tom McEvoy. L’entità esatta si è persa nel tempo ma, come il protagonista ha dichiarato una settimana dopo in un articolo sulla serie, “in quegli anni rilanciavo 3 o 4 volte il big blind” (ecco un’altra differenza tecnica con il gioco contemporaneo). E McEvoy aveva anche le idee ben chiare su come approcciare il torneo: “ero determinato a non farmi intimidire da nessuno di loro (i vari top player di quel periodo, ndr)”.

Chiama solo Amarillo Slim e i due texani si confrontano sulle prime tre carte del board: 10 6 4 rainbow (semi tutti diversi). L’original raiser c-betta e il suo avversario chiama senza esitazioni. “Non ero sicuro di cosa potesse avere...” dice McEvoy.

Il turn è un Asso. Il nostro protagonista punta ancora, questa volta molto forte, almeno una pot-size bet se non superiore. La forza dell’azione mette in difficoltà Amarillo Slim che pensa a lungo sul da farsi e alla fine decide di utilizzare quella speciale regola che consentiva di mostrare le proprie carte: una coppia di 6, ovvero set floppato! Nonostante la monster hand, Amarillo Slim va in the think tank, temendo che il suo avversario possa avere AA, cioè il set superiore.

Ho fatto qualcosa che oggi non farei più, ma allora ero un po’ arrogante e superbo, e così gli ho mostrato una delle mie carte, un Asso“, ha raccontato McEvoy. A quel punto Slim può davvero pensare che il suo avversario abbia settato gli Assi. O forse no. Il tempo passa. Ad un certo momento, in perfetto stile western McEvoy si rilassa sulla sedia e poi, aggiustandosi il cappello da cowboy sulla testa, chiama il clock. 10, 9, 8… Slim continua a guardarlo per carpire qualche informazione; 7,6,5,4… controlla di nuovo le proprie carte e quelle comuni; 3,2,1… McEvoy nasconde il viso sotto la tesa del cappello; 0, Slim è costretto a foldare!

Avevo gli Assi, ma non li ho fatti vedere in quel momento. Slim ha fatto un grande fold, in tanti mi hanno chiesto cosa avessi ma io non l’ho detto a nessuno“.

Qualche mano dopo, Tom McEvoy eliminerà Amarillo Slim con una coppia di Donne, incamminandosi così a vincere il Main Event per $580.000. Nella sua importante carriera di giocatore seguiranno altri due braccialetti WSOP, uno nel 1986 ($.1000 Razz) e uno nel 1992 ($1.500 Limit Omaha). Ad oggi McEvoy vanta oltre 3 milioni di dollari vinti in eventi dal vivo, è autore o coautore di più di una dozzina di libri sul poker scritti con giocatori del calibro di T. J. Cloutier, Brad Daugherty, Don Vines e Max Stern ed è un forte antagonista del tabagismo.

Dal 2013 Tom McEvoy fa parte della Poker Hall of Fame.

Foto di testa: Tom McEvoy (by PokerNews)