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Il gioco, tutti i giochi, sono prima di tutto una maschera.

E’ il concetto di mimicry formulato dallo scrittore e sociologo francese Roger Caillois, il quale riassume con questo termine la capacità estraniante del gioco. Giocando possiamo essere altro da noi stessi, tutte le volte che ne sentiamo il bisogno. E in questo modo superiamo il limite più grande della vita: averne una sola.

E’ un palliativo? Solo se non lo sappiamo usare come scudo per le avversità. E’ un sogno? Per molti aspetti e per la maggior parte delle persone, sì. Poi però succede che qualcuno riesce ad uscire dal sogno per continuare a giocare nella vita.

Prendiamo ad esempio Danilo Donnini. Riminese, docente con una Laurea in Storia alle spalle e varie pubblicazioni in tasca, da quasi 15 anni il suo nome è strettamente legato al poker in Italia. In forme diverse, proprio come vuole la mimicry: appassionato, organizzatore di eventi e gestore di circoli, promotore del poker nel nostro Paese, giocatore vincente sia online che live.

Da poco si è anche regalato una nuova pubblicazione, questa volta interamente dedicata al gioco. “All In Una vita in gioco: Gestire il mindset per essere vincenti nel Texas Hold’em” è un libro che parla di poker ma in maniera autobiografica. Dentro c’è la storia personale di Danilo Donnini e del suo viaggio che attraversa quella del poker americano in Italia, dal boom al pre-pandemia. Un viaggio durante il quale il giocatore riminese ha trasformato il sogno in realtà. Così Danilo Donnini descrive nel suo libro il bisogno di sognare (e quindi anche di giocare):

Quando da ragazzi si sogna cosa fare nella propria vita ‘da grandi’, quando la notte, prima di addormentarsi ci si immagina l’infinita gioia di vivere un futuro di successo e di affermazioni, credo che si vivano quelle sensazioni che… ci lasciano una felicità infinita, una beatitudine sospesa sino al mattino, sino al risveglio, sino al ritorno della realtà, con le sue sfide, le sue incertezze, le due delusioni“.

Il viaggio di Danilo Donnini non è stato privo di ferite. In particolare una, molto profonda e molto personale, che solo il tempo ha trasformato in una cicatrice oggi poco visibile.

Di All In Una vita in gioco non vi diciamo altro. Vi invitiamo però a leggerlo, perché è una lettura veloce, scorrevole e coinvolgente. E costellata di storie, di aspetti tecnici e imprenditoriali, di personaggi, di rapporto tra gioco e politica, di vittorie, di sconfitte e di riflessioni personali. Una caso raro, che ci restituisce un’immagine a 360° del poker in Italia.

La copertina del libro (Amazon)

Tornado al poker giocato, Danilo Donnini è a nostro avviso uno dei più forti player italiani in circolazione. Nel suo palmares “live” svetta il titolo IPT vinto a Campione d’Italia nel 2011 (ben raccontato nel libro), per 240mila euro di premio. E ancora, un 24° posto all’EPT di Praga per altri 21.000 euro. Ad oggi, le sue vincite nei tornei dal vivo ammontano a $431.000, realizzati con 32 in the money dal 2009 al 2019.

Su TheHendonmob.com ne mancano però tre. Sono gli ultimi in ordine di tempo, tutti conquistati alle recenti Italian Series Of Poker (ISOP). E sono tutti primi posti: nel Campionato Italiano Deep, nel Crazy Pineapple e nel Campionato Italiano PRO. Con questi successi, Danilo Donnini ha quasi raggiunto i primatisti ISOP in termini di “braccialetti”: Dario De Toffoli e Lala Olsi, entrambi a quota quattro.

Abbiamo incontrato Danilo Donnini proprio nell’ultimo giorno delle ISOP, nella pokeroom del Casinò Perla di Nova Gorica. Giusto il tempo per parlare un po’ di scrittura e un po’ di poker.

Danilo Donnini alle ISOP 2021, con i primi due braccialetti e la mano che gli ha consegnato la vittoria nel Crazy Pineapple (credits ISOP)

Ciao Danilo, grazie per la disponibilità, anche perché le ISOP sono finite e so che devi partite. Iniziamo allora dalla tua ultima fatica senza carte e chips: perché hai voluto scrivere questo libro?

Prima di tutto perché amo scrivere, l’ho sempre fatto. Ho studiato Lettere a indirizzo storico, la mia tesi è stata pubblicata, sono un insegnante, ho scritto poesie. Insomma, la scrittura fa parte del mio background.

Nel libro ci sono ambizioni tecniche sotto il profilo del poker giocato o c’è anche altro?

Direi che è un libro incentrato sulle mie esperienze di giocatore, ma non solo quelle. Un po’ immodestamente ho pensato che la mia vita offrisse spunti sufficientemente interessanti per essere raccontata. Anche dal punto di vista pokeristico ci sono delle riflessioni. Un po’ riguardano la tecnica, il resto parla del poker come “essenza“, come sorta di “archetipo esistenziale”. Penso che il poker sia una metafora della vita. Sembra una frase un po’ preconfezionata, ma in realtà per me è stato così, sia negli alti che nei bassi. Quando ti trovi a vivere una vita che attraverso il gioco ti ha cambiato nel bene e nel male, hai voglia di raccontarla.

Il poker come metafora della vita. Ma anche come fucina di memorie. Torniamo al 2011 e alla tua vittoria nell’IPT di Campione: che ricordi hai di quel momento e di quel poker?

La vittoria di Campione è un ricordo indelebile. In realtà non è stato il mio primo successo, perché sempre quell’anno avevo vinto molto online. Però quella è stata una vittoria di tipo diverso, una vittoria che ti consacra, soprattutto in quel periodo che io definisco “epico” per il poker in Italia. Era un momento completamente diverso per il gioco. L’atmosfera ai tornei era diversa, c’erano più soldi e quindi c’erano più giocatori. Anche il field era diverso: oltre ai numeri, c’erano uno scarto abbastanza netto tra i giocatori forti e gli altri.

Con il passare del tempo il poker è cambiato molto e oggi, per essere vincenti, bisogna adattarsi al field e al tipo di tornei. Sia nel breve (al tavolo) che nel lungo periodo. Lo dico chiaramente nel mio libro: il poker è un gioco dove serve una mentalità flessibile, quella che permette di adattarsi a chi sta di fronte e di sfruttarne le debolezze. Non si può essere vincenti nel poker senza questo atteggiamento.

Era diverso anche il rapporto tra i giocatori?

Devo ammettere che nell’ambito delle amicizie sono stato abbastanza fortunato, grazie all’esperienza del circolo. Nel 2009 avevo aperto lo Showdown di Lainate, dove sono passati giocatori che poi sono diventati grandi professionisti. Ho imparato tantissimo da loro. E un po’ alla volta l’iniziale rapporto di puro rispetto si è trasformato in amicizia. Nel mondo del poker ho costruito tanti bei rapporti, anche perché sono una persona abbastanza socievole. Credo che il poker sia anche questo: uno sport e una forma di socializzazione.

Dopo un anno e mezzo, adesso si torna a giocare. Com’è questa “primavera” del poker post-pandemia e qual è la tua (pre)visione di quello futuro?

Come ogni primavera, anche quella del poker sboccia piena di colori. E un po’, temo, ci illude. In realtà non sono molto ottimista, per due motivi. Innanzitutto c’è l’effetto psicologico dopo il lungo periodo di chiusura che ci fa vedere tutto bello, più di quanto lo sia in realtà. E poi c’è un problema economico all’orizzonte. Da storico, penso che la crisi debba ancora arrivare. Nel futuro dell’Italia (ma non solo) vedo grosse criticità a livello sociale che di rimando avranno un impatto anche sul mondo del poker.

Immagine di testa: Danilo Donnini impegnato ai tavoli di Nova Gorica (credits ISOP)