Dal post-WSOP 2026 arriva una notizia forse inaspettata: Jason Koon entra ufficialmente nella Poker Hall of Fame, l'”albo d’oro” o, meglio, il riconoscimento più grande alla carriera di un grande giocatore o di una grande giocatrice. Il campione statunitense, che ha compiuto 40 anni nell’agosto 2025 raggiungendo così l’età minima prevista dal regolamento, è stato scelto dai membri della Hall of Fame come unico nuovo ingresso della classe 2026.
Questo riconoscimento è arrivato quindi alla prima occasione utile per il Team PS Pro, protagonista da quasi vent’anni ai massimi livelli del poker internazionale. E che ha sorpreso lo stesso Koon, soprattutto perché le nuove modalità di voto introdotte quest’anno avrebbero consentito l’ingresso di più candidati.
“Sono rimasto scioccato quando me l’hanno detto, e ancora di più quando ho saputo di essere l’unico candidato“, ha spiegato durante la diretta del Main Event WSOP.
I numeri aiutano a spiegare la scelta. Attualmente Koon occupa la terza posizione nella All Time Money List del poker con oltre 77 milioni di dollari accumulati nei tornei live. Davanti a lui figurano soltanto Bryn Kenney e Stephen Chidwick, entrambi ancora troppo giovani per essere eleggibili per la Hall of Fame.
Nel palmarès dello statunitense spiccano inoltre due braccialetti WSOP. Il primo è arrivato nel 2021 col prestigioso $25.000 Heads-Up Championship. Nel 2025 Koon si è invece imposto nel $50.000 High Roller, mettendo in bacheca il secondo titolo alle World Series.
Ancora più impressionante è il suo rendimento nel circuito Triton Poker, del quale è ambassador dal 2019. Koon ha conquistato 12 titoli, record assoluto della serie e cinque in più rispetto al suo inseguitore più vicino. Proprio in un evento Triton è arrivato anche il suo maggiore risultato economico in un singolo torneo, grazie al successo nello Short Deck da HK$1.000.000 disputato in Montenegro nel 2018.
Nessuno nega l’abilità del Koon giocatore e, tanto meno, il valore dei suoi risultati. Tuttavia, il suo nome faceva parte di un gruppo particolarmente competitivo di candidati alla Poker Hall of Fame. Tra i giocatori eleggibili per la prima volta figuravano anche Shaun Deeb, Isaac Haxton, Scott Seiver, Jeremy Ausmus, Chris Moorman e Justin Bonomo. E qualcuno ha storto un po’ il naso, di fronte alla scelta.
In termini di risultati ottenuti, soprattutto alle WSOP che sono di fatto lo strumento principale con cui si misura l’eleggibilità alla Hall Of Fame, almeno Deeb e Ausmus avevano più titolo di Koon per essere inseriti.
Lo stesso Koon lo ha implicitamente ammesso, sottolineando il valore di alcuni degli esclusi, in particolare Ausmus e Haxton. Quest’ultimo è stato per Koon una figura fondamentale nei primi anni della sua carriera negli high stakes. Parole di stima anche per Scott Seiver, considerato il miglior giocatore di Super High Roller quando il Koon iniziò a frequentare quei tornei.
Senza dimenticare che rimangono ancora fuori dalla Hall of Fame anche nomi storici del poker come Isai Scheinberg, creatore di PS, alla settima candidatura, Ted Forrest, Matt Savage e Mike Matusow. Quest’ultimo ha raggiunto quota 12 nomination senza essere mai stato eletto.
Su Matusow e Deeb forse pesano gli atteggiamenti poco “sportivi” al tavolo (e anche fuori), ma di sicuro un posto extra per l’edizione 2026 i membri del board avrebbero potuto trovarlo.
A meno che non ci fosse qualche altro motivo.
Immagine di testa: Jason Koon (credits WSOP via PokerNews)