Il poker ovvero l’arte di accettare una bad beat

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Una delle qualità fondamentali che un buon giocatore di poker deve possedere è la pazienza. Senza questa virtù, diventa impossibile accettare i colpi della cattiva sorte che inesorabilmente prima o poi arrivano.

La conseguenza spesso è il tilt, ovvero il peggior nemico che si possa incontrare al tavolo, perché trasforma un buon giocatore in un “maniac” capace di sperperare il proprio stack senza rendersene conto. L’antidoto è l’accettazione della cosiddetta “varianza” (cioè l’alternarsi di fortuna e sfortuna) combinata alla costanza nel buon gioco, unico mezzo per ottenere un segno positivo alla resa dei conti.

La dose di zucchero per addolcire la pillola, però, la lasciamo decidere a voi. A cominciare da questa serie di colpi da paura!

Sorel Mizzi (credits PokerNews)

BELLANDE vs AKOPYAN

Siamo nel 2012 e l’azione si svolge al Main Event delle World Series Of Poker, il torneo più importante al mondo. Di fronte ci sono il russo Sarkis Akopyan che apre a 16.000 da early position con 10♣9♠ e Jean Robert Bellande, il quale risponde con un all-in da 66K con A♠Q♥. L’original raiser, abbastanza inspiegabilmente, chiama. Alla vista della mano marginale del suo avversario, Bellande se ne esce con un profetico “sono contento che tu abbia chiamato, ma non ho molta fortuna in questi spot“. A prima vista non sembrerebbe, perché il flop porta A♣2♦8♥, top pair per l’americano che vola al 94% nella mano. “Non un J o un 7” chiede Bellande al dealer, perché queste carte aprirebbero un progetto di scala bilaterale per il suo avversario.

Il turn infatti è un 6♠. Bellande esulta ma qualcuno gli ricorda che il russo non è ancora spacciato, perché adesso Akopyan ha la chance, pari al 9%, di completare scala ad incastro con un 7. “Bye bye” gli dice il russo, qualche istante prima che il dealer mostri l’ultima carta. Detto fatto: un clamoroso 7♠ elimina Bellande dal torneo. Il businessman statunitense saluta tutti e va ad incassare il premio di consolazione per aver concluso in the money.

MIZZI vs LAAK

Il set di questa mano è quello della partypoker Premier League, show televisivo in formato torneistico. L’azione comincia con il rilancio dell’americano (ma irlandese di nascita) Phil Laak che mette nel piatto 9.500 chip, forte del suo A♥K♥. Gli risponde il canadese Sorel Mizzi che contro rilancia a 23.500 con una mano pressoché identica, A♠K♣. Palla a Laak che forbetta fino 102K, push all-in di Mizzi e call finale di “Unabomber”. Le percentuali in questo momento sono 89% split, 9% per Laak grazie alle carte dello stesso seme, e solo 2% per Mizzi. Insomma, una situazione abbastanza rilassata per entrambi, tant’è che i due si alzano, fiduciosi nella divisione del piatto.

E anche il flop A♣10♣8♦ è in questa direzione: lo split sale al 95%. Laak però adesso può solo ambire alla divisione, mentre Mizzi ha un 5% di vittoria in caso di colore runner runner. Manco a dirlo: al turn arriva un J♣ che apre il flush draw per il canadese, e un 7♣ al river lo completa. Anche in questo caso, complimenti al perdente che la prende con la giusta dose di sportività.

KATCHALOV vs CHEONG

Questa mano, clamorosa al pari delle altre, dimostra anche l’importanza di saper fare i grandi fold. Il torneo è l’NBC Heads Up Poker Championship del 2016 e di fronte ci sono il pro ucraino Eugene Katchalov e Joseph Cheong, terzo al ME WSOP del 2010. L’azione comincia con un call di Cheong da bottone con J♥4♦. L’ucraino, nonostante una mano forte come A♦10♦, sceglie di fare check, probabilmente sperando di intrappolare l’avversario sul board. Il flop gli dà ragione: J♦K♦3♦, colore nuts per Katchalov che punta 1.600. Cheong, con second pair e possibilità di vincere il piatto con colore (almeno così pensa il giocatore cino-americano), chiama.

Il turn è un J♠: Cheong adesso ha tris, ma è ancora in svantaggio. Katchalov sceglie di nuovo il trick play e check-calla le 3.000 chips messe nel piatto dal suo avversario. Purtroppo per lui, l’ultima carta è un 4♠: fullhouse e situazione ribaltata a favore dell’americano che punta 6.600. L’ucraino rilancia a 18k ma quando il suo avversario aumenta la posta fino a 92.400, Katchalov trova la forza per foldare il colore nuts!

Sam Farha (credits PokerNews)

DWAN vs DE WOLF

La quarta action è presa nuovamente dalla partypoker Premier League ed è forse la più divertente. Questa volta a fronteggiarsi ci sono Tom “Durrrr” Dwan e l’inglese Roland De Wolfe, uno dei quattro giocatori al mondo in grado di vincere un Triple Crown (gli altri sono Gavin Griffin, Jake Cody e Bertrand Grospellier). Al tavolo la situazione è 4-handed, quando De Wolfe decide di aprire il gioco rilanciando 27k. In mano ha 8♦8♠. Due posti alla sua sinistra c’è il “maestro del bluff” Tom Dwan che, ormai short, decide di mettere le ultime 126.000 chips in mezzo con A♥Q♦.

Ancora una volta il flop sembra aver già chiuso il conto, con 8♥K♣A♣, set per De Wolfe. Dwan sorride rassegnato. Al turn, però, la dealer mostra un J♣ che apre la speranza per una clamorosa scala al river. Con gesto propiziatorio, l’americano saluta tutti e si allontana dal tavolo. Si toglie il microfono, infila la giacca. E’ ormai quasi fuori dal set televisivo quando fa l’ultimo saluto con il braccio: e proprio in quel momento scende il fatidico 10♥, tra il divertimento generale. Quando si dice una grande performance da attore per Tom Dwan.

FAHRA vs WILLIAMS

L’ultima mano è forse la più pesante. Della serie: quando pensi di aver vinto e invece sei solo il… secondo migliore su due giocatori! Ancora dall’NBC Heads Up Poker Championship questa volta del 2009, con protagonisti David Williams e il vice-campione del mondo Sam Fahra, battuto nel ME WSOP 2003 da Chris Moneymaker. Questa volta, però, la vittima non è lui. Apre il gioco Williams che limpa 1.000 da SB con Q♠6♥. Il pro libanese non ci sta e rilancia a 7k con in mano Q♣10♣. Call di Williams. Scende il flop che in sostanza racconta già quasi tutto: Q♦Q♥6♣. Fahra betta 4k con trips ma Williams, che ha floppato fullhouse, prepara la trappola con un semplice call.

Il turn è un 4♣. Fahra forse sente puzza di bruciato e rallenta l’azione facendo check. Idem per Williams che ormai è in modalità slow play. Purtroppo per lui, però, il river è un 10♠ che consente a Fahra di ottenere il fullhouse superiore che è anche il punto nuts! Il libanese punta 15k, Williams gli va sopra fino a 35.000 chips. Fahra fa un po’ di teatro esitando una decina di secondi e poi rilancia a 65.000 solo per ricevere l’all-in di 108.000 chips del suo avversario. A quel punto non deve fare altro che dichiarare call per incassare il monster pot!

Foto di testa Jean Robert Bellande (credits PokerNews)

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