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Larry Flynt, il famoso e assai discusso fondatore della rivista pornografica Hustler, si è spento ieri all’età di 78 anni. Per pura coincidenza, il suo nome è comparso nell’articolo che abbiamo pubblicato lo stesso giorno e che aveva come protagonista il giocatore norvegese Thor Hansen,  deceduto invece nel 2018. I due, infatti, avevano in comune la passione per il poker e in particolare per il Seven-Card Stud.

La vita di Larry Flynt è stata oggetto di tanti articoli (in rete se ne trovano a bizzeffe) e anche di un film piuttosto interessante, Oltre lo scandalo (titolo originale The People vs. Larry Flynt), diretto da Milos Forman nel 1996 e interpretato da un grande Woody Harrelson. Nella pellicola viene raccontata la storia di un personaggio sempre ai limiti, soprattutto quello della legalità, in bilico tra libertà di espressione e rispetto delle “pubbliche virtù”. Un film che ci sentiamo di consigliare a tutti coloro che non lo hanno visto, anche se di poker c’è ben poco in Oltre lo scandalo.

Eppure il poker ha avuto un ruolo non indifferente nella vita di Flynt ed è proprio questo aspetto del famoso editore che vogliamo raccontare.

Per parlare di poker e di Larry Flynt contemporaneamente bisogna tornare all’inizio degli anni ’70, quando il futuro proprietario di Hustler inizia a stakare (cioè finanziare per le partite di poker) Danny Robison, considerato ancora oggi uno dei migliori giocatori di sempre di stud poker. Flint in quel periodo sta già incassando bene con i locali di striptease in Ohio, dei quali Robison è assiduo frequentatore. Addirittura uno dei migliori clienti, stando a quanto lo stesso Flynt disse in merito al furto di 50mila dollari perpetrato ai suoi danni dal giocatore: “Non c’è problema. Senza Danny, forse non sarei mai arrivato dove sono oggi”. Robison contagia Flynt con la passione per le carte, anche se il magnate del porno conosceva già il poker dai tempi del servizio militare. Dal quel momento, però, il gioco diventa qualcosa di più per Larry Flynt.

Dopo aver tentato la corsa alle presidenziali nel 1984 tra le fila dei Repubblicani, negli anni ’90 Larry Flynt inizia ad ospitare a Los Angeles alcune fra le partite di stud poker più ricche degli Stati Uniti. Ad organizzarle ci pensa l’Hall of Famer Eric Drache che fa sedere al tavolo di Flynt giocatori di primo piano. Tra questi ci sono Stu Ungar e il già citato Thor Hansen. D’altra parte, le tasche dell’editore sono già belle gonfie dei soldi fatti con il primo magazine pornografico a “stelle e strisce” e lui non è di certo un giocatore particolarmente abile. E’ la classica “cash cow” o “mucca da mungere”, che ama competere contro chiunque e può permettersi di farlo.

Nel 2000 Flint apre l’Hustler Casino di Gardena in California, che in breve diventa una delle sue attività più redditizie. La sala da gioco è tuttora attiva e nel luglio del 2019 ha ospitato il Larry Flynt’s Grand Slam of Poker, un festival di tornei con in palio più di $600.000 di montepremi garantiti.

Secondo Max Votolato, autore del documentario Freeway City sulla diffusione del gioco in California, grazie all’Hustler Casino la città di Gardena diventa in quel periodo “la capitale mondiale del poker”. Una conclusione forse un po’ azzardata ma non c’è dubbio che molti giocatori statunitensi, spinti anche dal boom del poker online e televisivo, si riversano nella pokeroom dell’Hustler per partecipare ai “big game” organizzati da Flynt. Il più spettacolare è senza dubbio il tavolo di Seven-Card Stud cash game: limiti $2.000/$4.000, ante $1.000 e buy-in minimo di $200.000. Ci giocano Ted ForrestJohn HenniganDavid BenyamineBarry Greenstein Phil Ivey, giusto per citare i più famosi. E c’è anche Eli Ezra che così descrive il Larry Flynt poker player: “Larry è un bravo ragazzo, ma gioca troppe mani. Per questo tutti vogliono sedersi al tavolo con lui. E’ vero, qualche volta è arrivato a vincere perfino un milione di dollari, ma alla fine dei conti ha sempre perso quello che ci si aspetta da un giocatore come lui”.

Ciononostante, il Larry Flynt giocatore qualche soddisfazione con le carte è riuscito a togliersela.

Secondo il sito TheHendonMob.com, Flynt ha vinto $240.255 nei tornei live. La quasi totalità della somma (230mila dollari) è frutto del secondo posto ottenuto nella Larry Flynt’s Poker Challenge Cup da $125.000 di buy-in giocata nel 2003. Un torneo di Seven-Card Stud ristretto a 8 partecipanti. Flint si è arreso solo a Barry Greenstein, vincitore per $770.000.

L’altra soddisfazione pokeristica Flynt se l’è tolta alle WSOP del 2000, con un 8° posto nel $5.000 7 Card Stud, il tutto per $10.100 di payout. Spiccioli per uno come lui, ma poco importa se al tavolo ci sono giocatori come Greenstein, Jack McClelland, Scotty Nguyen e David Chiu.

C’è infine una storia singolare nel rapporto tra il milionario e le World Series Of Poker. A raccontarla è Jim McManus, che nel suo libro Positively Fifth Street fa riferimento a una scommessa tra Flynt e Doyle Brunson. L’anno è il 1988 e Flynt scommette 1 milione di dollari contro 10.000 (queste le cifre secondo T.J. Cloutier) di poter vincere il Main Event. Per assicurarsi qualche chance, però, Flynt inizia a corrompere i giocatori affinché facciano chip-dumping a suo favore (ovvero gli facciano vincere facilmente dei pot importanti). La cosa sembra funzionare per un po’, fino a quando Jack Binion se ne accorge, esclude Flynt dal torneo e lo banna a vita dalle WSOP. Sarà la sorella di Jack, Becky, a riabilitare Flynt agli occhi dell’organizzazione e a riammetterlo nuovamente alle WSOP.

Alla fine dei conti, la figura di Larry Flynt rimane controversa anche quando si parla di poker, ma non c’è dubbio che per molto tempo la sua presenza sia stata fondamentale, soprattutto per la diffusione del Seven-Card Stud. Anche se oggi quel tipo di poker ha perso molto terreno in termini di popolarità, siamo certi che il lascito di Larry Flynt nei confronti del gambling sia destinato a resistere all’usura del tempo.

 

Fonte: Pokernews.com

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