Dallo sport alle carte: ex-atleti che giocano a poker

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In un nostro precedente articolo abbiamo parlato di alcuni campioni dello sport che amano cimentarsi anche nel poker. In quella occasione ci siamo concentrati soprattutto sul mondo del calcio, in particolare quello italiano:  adesso è tempo di ampliare i confini nazionali e soprattutto quelli delle discipline sportive.

Cominciamo dal basket. Qui ci sono due stelle del firmamento NBA che hanno trovato nel poker una valida alternativa agonistica. La prima è quella di Paul Pierce, un giocatore che per gli appassionati di pallacanestro a stelle e strisce ha bisogno di poche presentazioni. Storica ala piccola (è alto 2.01) dei Boston Celtics e poi dei Brooklyn Nets, dei Washington Wizards e infine dei Los Angeles Clippers con i quali ha chiuso la carriera nel 2017, Pierce nei 18 anni da professionista ha realizzato una media di 20 punti a partita e più di 20mila totali con la maglietta verde dei Celtics, l’unico ad esserci riuscito oltre a Larry Bird. Per quanto riguarda il poker, The Truth ama sedersi ai tavoli di poker di Las Vegas e a quelli della PCA alle Bahamas, per qualche buon torneo di Texas Hold’em o di Pot Limit Omaha. I suoi risultati migliori alle WSOP sono due “semi-deep run”: una nel PLO Championship del 2013 e una nel Main Event del 2014, entrambe senza payout ma comunque degne di essere ricordate per un non-pro del poker.

Il secondo cestista amante del poker è Shawn Marion, altra leggenda NBA. Ala piccola anche lui (2.01 cm) ma dotata di uno stacco da terra e soprattutto di una sospensione in aria impressionante, tanto da  meritare il soprannome di The Matrix, Marion ha giocato soprattutto per Phoenix Suns e i Dallas Mavericks, con i quali ha forse disputato le stagioni migliori della sua carriera nel basket pro. In quella pokeristica, invece, l’unico risultato documentato è un 5° posto da 5mila dollari ottenuto nel 2016 in un modesto circuito USA, le River Poker Series. Ma il suo cuore batte soprattutto per il cash game. Nel 2016 ha infatti dichiarato che il poker avrebbe potuto essere il suo futuro dopo il basket (non sappiamo se sia andata così: Marion ha smesso di giocare nel 2015), soprattutto se si tratta di partite cash: “I tornei sono impegnativi. Sono un tipo da cash game. (Nei tornei) Devi essere paziente, aspettare le carte giuste, e quando l’attesa si fa troppo lunga, rischi di diventare ansioso”.

Restiamo nel mondo dello sport USA, ma passiamo al gioco dove “lanci la palla, colpisci la palla, raccogli la palla”. Orel Hershisher è stato uno dei più forti lanciatori di baseball tra gli anni ’80 e la fine degli anni ’90. Tre volte giocatore dell’All-Star Game, con la casacca dei Dodgers di Los Angeles nel 1988 ha stabilito il record di innings consecutivi senza punti concessi agli avversari, ben 59. Al termine della carriera, Hershisher è stato per un breve periodo ambassador di una pokeroom online. Nel 2008 ha messo a segno il suo migliore “strike out” con le carte: un 5° posto all’NBC National per un premio di 75.000 dollari. Le sue vincite totali in eventi live ammontano oggi a circa 100mila dollari.

Sull’altra sponda dell’oceano (e in molti Paesi del Commonwealth) non si gioca a baseball ma a cricket. Cambiano le regole, ma il senso del gioco rimane lo stesso. E pure la passione per il poker. E’ il caso di Shane Warne, una vera e propria leggenda di questo sport. Considerato uno dei più forti lanciatori nella storia del cricket, dopo il suo ritiro avvenuto nel 2007, l’australiano si è dedicato al poker da torneo. E con buoni risultati, per un giocatore amatoriale. Ad oggi Warne vanta poco più di 155.000 dollari vinti in eventi dal vivo, con un picco da 36K realizzato a Melbourne nel 2010. Al Main Event WSOP del 2015 si è fatto strada fino alla zona ITM, togliendosi anche la soddisfazione di eliminare il fortissimo high-roller tedesco Ole Schemion.

Cambiamo genere di sport e passiamo a quelli di maggiore contatto fisico. A rappresentare la boxe c’è il peso supermassimo britannico Audley Harrison. Medaglia d’oro ai Giochi del Commonwealth nel 1998 e alle Olimpiadi di Sydney (2000), Harrison è stato un ottimo pugile professionista che decisamente non ha sfigurato con carte e chip in mano. Dal suo esordio al tavolo avvenuto nel 2006 ad oggi, l’inglese ha messo da parte 250.430 dollari attraverso i tornei di poker. Il suo miglior risultato è rappresentato da $90.298 ottenuti con un terzo posto al $2.100 Venetian Deep Stack Extravaganza III (2010). Harrison è stato anche protagonista di un ben noto “incontro di boxe” tra il pro di poker Antonio Esfandiari e l’attore comico Kevin Hart. In quella occasione, Harrison è stato il coach di Esfandiari che, manco a dirlo, ha battuto il suo avversario.

Un altro pugile inglese che dopo aver appeso i guantoni al chiodo ha preso in mano le carte è David Haye: di lui vi abbiamo parlato in un articolo di qualche tempo fa, recuperabile qui. Altro tipo di ring, ma stessa passione pokeristica per Martin Kampmann. Il lottatore di MMA (Mixed Martial Arts) è forse l’unico tra i professionisti della UFC ad aver ottenuti dei risultati tangibili nel poker. Per il danese c’è infatti un primo posto da 52.740 dollari centrato a Reno nel 2014 al Nevada Poker Challenge da $1.000 di buy-in, e un secondo posto (decisamente più modesto) da 1.800 dollari, sempre a Reno. Gli altri atleti della UFC con la passione per il poker sono: Randy Couture, Chuck Liddell, Tito Ortiz, Forrest Griffen e anche il famoso speaker della federazione, Bruce Buffer. In ogni caso, tutti giocatori con i quali è meglio non litigare al tavolo.

Un capitolo a parte tra gli sportivi che sono approdati al poker merita la storia di Fatima Moreira de Melo. Non ci dilungheremo troppo, tanta è la strada da lei percorsa in questo ambito. Ci limitiamo a dire che la giocatrice olandese (ma con padre portoghese) di hockey su prato è l’unica ad essere diventata una professionista di poker a tempo pieno. Dopo aver vinto con la nazionale “orange” i Mondiali del 2006, il Champions Trophy del 2007 e tre medaglie olimpiche (bronzo nel 2000 a Sydney, argento nel 2004 ad Atene e oro nel 2008 a Pechino), Fatima Moreira de Melo si è subito fatto notare per le sue abilità nel Texas Hold’em. Il suo miglior piazzamento ad oggi è il 2° posto da $95.750 ottenuto nel Main Event dello UKIPT Isle Of Man (2013), ma il suo curriculum di giocatrice indica altri 50 in the money, per un totale di $577.274. Nel 2009 Fatima Moreira de Melo è stata notata da una importante pokeroom, che ne ha fatto una dei propri ambassador fino al febbraio di quest’anno.

Nell’elenco degli sportivi che hanno in qualche forma avvicinato le due carte, ci sono anche Michael Phelps, Roberto Luongo e Kyran Bracker. Per quanto riguarda il 18 volte campione olimpico di nuoto, il poker è sempre stata una passione, che si trattasse di una partita tra amici/compagni di allenamenti o veri e propri tornei. In quest’ultimo ambito Phelps si è cimentato sia negli Stati Uniti (Las Vegas soprattutto) che in alcune tappe dello European Poker Tour. I risultati, però, sono stati ben lontani da quelli ottenuti in piscina: solo 9.800 dollari arrivati dai tornei di poker per il più grande nuotatore di tutti i tempi.

Di questa lunga lista di sportivi, Roberto Luongo forse è il meno conosciuto in Italia, nonostante nome e cognome indichino chiare origini nel Belpaese. Portiere della nazionale canadese di hockey su ghiaccio, nonché di svariati team della NHL, è stato convocato quattro volte all’All Star Game. Dischetto a parte, Luongo se la cava bene anche con le carte: nel 2016 è andato ITM al Main Event delle WSOP, per un ritorno economico di $19.227.

Chiudiamo con il rugby. A rappresentare la palla ovale nel mondo del poker c’è Kyran Bracken. Oltre ad una coppa del mondo alzata al cielo nel 2003, Bracken ha giocato 51 partite con la nazionale inglese di cui è stato capitano in tre occasioni. La passione per il poker l’ha ereditata dalla madre, che lui stesso ha definito un’abile “bluffer”. Secondo Bracken il poker ha molto somiglianze con il rugby: “La postura da macho quando si bluffa è qualcosa che si vede spesso anche sul campo da rugby. Equivale a dire: accetto la tua sfida e ho intenzione di batterti. E’ lo stesso tipo di mentalità. E’ una battaglia dove bisogna dire ‘sono il più forte’, un po’ come facevano i gladiatori!” Il poker per Bracken è stato un divertimento condiviso con i compagni di nazionale o dei Saracens durante le trasferte, ma anche vissuto davanti alle telecamere del poker-show Shark Cage.

A proposito di palla ovale: non abbiamo parlato di football americano. Dalla NFL, infatti, sono arrivati tanti ex-pro con la passione per il poker, Richard Seymour su tutti, e per questo il football americano merita un capitolo a parte.

Foto di testa: Shane Warne (credits PokerNews)

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