Andrea Ricci

Andrea Ricci: “C’è ancora scetticismo sul poker. Per cambiare serve il contributo dei giocatori”

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Le WSOP 2021 hanno ufficialmente preso il via e l’Italia del poker festeggia già il primo tavolo finale, quello raggiunto da Mustapha Kanit nel $25K NLH 8-Handed.

Ma c’è un altro grande risultato “azzurro” che merita di essere ricordato. Il 15 settembre scorso, a Rozvadov, Andrea Ricci ha regalato agli appassionati italiani di poker l’anello più importante del WSOP Circuit, quello del Main Event.

Certo, non è un high-roller e non fa parte dei campionati del mondo di poker, anche se la competizione appartiene allo stesso brand. Eppure, vincere un torneo di quel tipo è un’impresa: non solo per le dimensioni del field (quasi mille giocatori), ma anche per la qualità dei partecipanti.

Contrariamente a quanto di possa immaginare, al Circuito WSOP prendono parte moltissimi giocatori che fanno del poker una professione. Andrea Ricci è uno di questi: dal 2017 ad oggi, Ricci ha messo a segno 33 in the money nei tornei live, per un totale di $847.737. La vittoria ottenuta a Rozvadov (€246.839) è il suo miglior risultato, seguito dal primo posto nel Premiere Million 2018 di Nova Gorica (€230.000) e dal successo nell’IPO disputato a San Marino nel luglio di quest’anno (€125.535).

Andrea Ricci mostra l’anello del ME WSOP Circuit (credits King’s Rozvadov)

Ciao Andrea, e grazie per il tempo che ci dedichi. Ci racconti un po’ chi sei?

Grazie a voi e un saluto a tutti gli amici di PokerStarsnews.it! Sono di Pesaro, ho 30 anni e da una decina gioco a poker in maniera professionale. Mi dedico sia al poker live sia a quello online, l’importante è che si tratti di Texas Hold’em! Non gioco le altre varianti perché ritengo di avere una edge sufficiente in questa specialità per guadagnarci, nonostante oggi il field sia molto più competitivo, perché tutti ormai conoscono il TH.

Come e quando è nata la tua passione per il poker?

Più o meno nel fase in cui il TH è esploso in Italia, diciamo nel 2007. Non avevo ancora 18 anni, ma giocavo in famiglia (mio papà è un appassionato) e con gli amici. Tutti mi dicevano che ero portato. Così mi sono messo a leggere le riviste di poker, a cercare informazioni su Internet, insomma tutto quello che poteva aiutarmi ad imparare. Una volta diventato maggiorenne mi sono registrato su una piattaforma e ho iniziato con il poker online. Ho anche partecipato subito a un torneo dal vivo, al casinò Perla di Nova Gorica, ma senza risultato.

Quali aspetti del poker ti hanno catturato?

In realtà mi ha catturato soprattutto il sogno che il poker mi faceva intravedere, quello di poter vivere giocando e viaggiando per il mondo. E sono riuscito a trasformarlo in realtà.

Giochi sia live che online: quale modalità preferisci?

Mi piacciono tutti e due, anche se li considero due tipologie di gioco diverse. In entrambi i casi, però, mi cimento sia nei tornei che nel cash game, anche se online preferisco gli heads-up.

Andrea Ricci (credits WSOP)

Parliamo di poker live e in modo particolare del WSOP Circuit: che tipo di field hai trovato a Rozvadov?

Ho trovato dei buoni giocatori, italiani e non. Di sicuro è un field impegnativo, con giocatori “che non la mandano a dire”: aggressivi senza essere spreconi. Un field sicuramente più difficile rispetto a quello che si trova nei tornei frequentati quasi esclusivamente da italiani.

Com’è stato il tuo Main Event?

Ho chiuso abbastanza bene il Day1. Nel Day2 ho mantenuto uno stack discreto, che mi ha permesso di non essere short al Day3. Nell’ultima giornata c’è stata l’apoteosi: ho avuto un’ottima run iniziale, poi ho gestito e sono arrivato all’heads-up finale.

Contro un altro italiano. Conoscevi già Simone Lombardo?

Ci avevo giocato online. Live mai, quindi non posso dire che avevo informazioni particolari si di lui. Però non ero spaventato, anche perché considero gli HU il mio main game.

Al WSOP Circuit di Rozvadoz hai vinto un anello, centrato un secondo posto e altri tre ITM. In mezzo a tutto questo hai trovato il tempo anche per fare un salto in Liechtenstein per giocare l’IPO. Non male…

Decisamente, anche se speravo di fare meglio in Liechtenstein. Anche perché fino a 15 left ero stato chipleader, dopo un Day1 in sordina con solo 18bb imbustati. Sono arrivato al final table non ufficiale e lì mi sono fermato (nono posto). Ho qualche rimpianto soprattutto perché il field, composto da una netta maggioranza di italiani, era abbordabile, nettamente più morbido rispetto a Rozvadov.

Adesso cos’hai in programma?

E’ un periodo che devo sfruttare perché sono in good run e sto giocando bene. Fisico permettendo, vorrei partecipare all’Euro Poker Million e ai Master Classics di Amsterdam, e poi alle WSOP Europe a Rozvadov.

All’inizio dell’intervista ci hai parlato del sogno che ti ha fatto innamorare del poker. Che cosa invece non ti piace? Che cosa cambieresti di questo settore?

C’è ancora molto scetticismo sul poker, l’immagine non è del tutto in chiaro, soprattutto a livello mediatico. Purtroppo ci sono ancora persone che, con il loro atteggiamento in sala o al tavolo, non aiutano a migliorare la situazione. Non so come si possa fare, ma secondo me serve un po’ più di selezione.

Non dico che il poker sia esattamente uno sport, ma è senza dubbio un gioco dove l’abilità è determinante. Con un po’ di sforzo in più si potrebbe passare un messaggio in grado di avvicinare più persone. I giocatori e gli organizzatori devono capire questo punto, in fondo è per il bene del movimento stesso.

Foto di testa: Andrea Ricci (photo by Katerina Lukina/PokerNews)

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